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SOUL SECRET – ‘Babel’

Tornano i partenopei Soul Secret, band progressive che non è certo alle prime armi. I Nostri vantano collaborazioni importanti con Mark Basile e Marco Sfogli, non certo gli ultimi arrivati in campo prog-metal internazionale. Poi il dramma: leggo che si parla di un concept album. Nooooooo! Intendiamoci, non che non li apprezzi, ma spesso questa cosa va ad appesantire una proposta già intrinsecamente elitaria, “non facile”. Vero anche, che quando il concept è interessante, non scontato, aiuta a proseguire nell’ascolto/viaggio in modo fluido. Ci sono riusciti i Soul Secret? In parte. Si parla di una coppia di astronauti, che viaggiano alla ricerca di Dio. Bellissima idea, siamo sinceri. Toccante e poetica. Profonda. Cosa non funziona? Prima di tutto, (lo so, chi vi scrive è un criticone) il sottoscritto aprirebbe un referendum per l’abolizione di intro e prologhi vari. Ammettiamolo, dopo la prima volta sarà una traccia skippata senza pietà. Dite che non è vero? Bugiardi. Mentite sapendo di mentire. Il primo vero brano è forse la traccia dove il jazz è più sfrontato e dove il singer Lino Di Pietrantonio mostra subito la sua arma migliore. Un falsetto, un cantato delicato e soffuso che mette in vetrina il suo bel timbro femmineo e in bilico tra il pop e il jazz più elitario. Assolo superbo per un magistrale Antonio Vittozzi, che tra riff che ricordano i Leprous e assoli “holdsworthiani” grazierà tutto questo interessante ‘Babel’. Qual’è il limite? Un influenza del Teatro Del Sogno che a volte è troppo pesante, così come la voce del sopracitato Lino, che quando spinta verso le più alti vette, perde potenza, bellezza del timbro, andando a somigliare troppo alla versione più sguaiata di LaBrie. Molto bella ‘LogOS’, un pezzo davvero da pelle d’oca, in bilico tra il POP e il prog rock inglese di più aulica settantiana memoria. Si torna ai Leprous con la bella ‘Awakened By The Light’, un pezzo dalle vocalità quasi “nere” prima che il buon singer non torni a spingersi sempre oltre (non oltre le proprie capacità, ma oltre l’originalità, oltre il gusto di un arrangiamento che stupisca, che trascenda gli stilemi del genere). Insomma, se i Soul Secret avessero puntato su quello che sanno fare meglio, ovvero la poesia in musica, forse staremmo parlando di un (quasi) capolavoro. Belle le parti di tastiera, mai opulenti o eccessive. E jazz, tanto jazz anche nei giri di basso di un ottimo Claudio Casaburi. Un bel disco comunque, che associa rocciosi riff a elementi “spaziali” ed eterei, sconfinando spesso in territori cari ai siderali Pink Floyd. Bellissima la coda strumentale che conclude Newton’s Law. Pronti per gli oltre 14 minuti finali? Maledetti progster. La tappa conclusiva di questo viaggio, intitolata ‘In The Hardest Times’ è la summa di quanto ascoltato sino ad ora. Batteria algebrica, basso fantasioso, una chitarra scintillante e una tastiera che fa sempre la cosa giusta al momento giusto, senza orpelli o infiorettature inutili. Personalmente ho apprezzato molto l’utilizzo dei suoni in questo CD da parte di Luca Di Gennaro. Da applausi. Lino, il singer, da il meglio di se nella parte centrale di questa suite, dimostrando tutto il suo potenziale e palesando ancora quello che dovrebbe fare. Un disco non scevro di difetti, che a volte ci fanno davvero arrabbiare, ma che a partire da un idea ottima e un artwork eccezionale, dimostra la professionalità di un gruppo pronto a gareggiare con le blasonate band internazionali, che spesso campano di rendita di quanto fatto in passato. I Soul Secret guardano al futuro, cercando Dio nello spazio.

Tracklist:
01. Prologue
02. What Were All About
03. A Shadow On The Surface
04. Will They
05. LogOS
06. Awakened By The Light
07. Entering The City Of Gods
08. The Cuckoos nest
09. Newton’s Law
10. In The Hardest Times

Line-up:
Lino Di Pietrantonio – voce
Antonio Vittozzi – chitarra
Claudio Casaburi – basso
Luca Di Gennaro – tastiere
Antonio Mocerino – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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