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SORCERER – The Kings Of Fire Are Back!

Tra le numerose uscite di grande qualità che stanno segnando la scena doom in questo 2017 da favola, un posto particolare merita ‘The Crowning Of The Fire King’ dei SORCERER. Non solo la band svedese ha ripetuto il successo del disco che li aveva riportati in circolazione, ‘In The Shadow Of The Inverted Cross’, ma se possibile ha caricato ulteriormente gli elementi che la distinguono. Dopo aver recensito in maniera lusinghiera il disco qui, siamo andati ad approfondire in compagnia del vocalist Anders Engberg e del chitarrista Kristian Niemann.

Sorcerer_bandCominciamo dal titolo, che suona abbastanza particolare…
“(Anders) Quando scriviamo canzoni, partiamo dalla musica. E l’atmosfera della musica che esce è fondamentale per trovare un tema di cui parlare. Man mano che le melodie si sviluppano, iniziamo a buttare giù parole e frasi, senza particolare contesto, che si abbinano a quello che stiamo ascoltando. Poi si decide un titolo, e da quello partiamo per il testo, cercando di dare un senso logico ai frammenti che abbiamo scritto. Non si parte mai dal testo, in questo senso.”

E nel caso particolare della title-track? C’è un qualche tema ricorrente sul disco?
“(Anders) Nulla di particolare, il pezzo parla di una forza oscura che sta per prevalere e della lotta contro questa forza oscura. Classica epica doom di ispirazione fantastica… E nel disco nel suo complesso non c’è nessun tema ricorrente, ogni pezzo sta in piedi per conto suo.”

Dal punto di vista musicale, possiamo considerate ‘The Crowning Of The Fire King’ l’evoluzione naturale di ‘In The Shadow Of The Inverted Cross’?
“(Kristian) Certo, come tutto nella vita è una progressione naturale di quello che c’era prima. Nessuno è la stessa persona rispetto a un anno prima, nemmeno alla settimana prima. Si ascolta nuova musica, si incontrano nuove persone, si vedono nuovi film e si fanno nuove esperienze… Ogni cosa porta i suoi effetti a livello emotivo, e quindi – sperabilmente – anche nella forma di arte in cui si è deciso di esprimersi. Che nel nostro caso è la musica. Per noi vale questa cosa, siamo nel mezzo di una continua progressione, e per il prossimo disco varrà la stessa cosa.”

Avete lavorato in modo differente sui nuovi pezzi? Come sono nati?
“(Kristian) Scriviamo la musica che ci viene, non ci sono dietro grossi piani o ragionamenti. Cerchiamo di scrivere le migliori canzoni possibili e tra quelle che ci vengono cerchiamo di scegliere le migliori e di metterle su disco. Della musica ci siamo occupati io, Johnny e Peter, mentre ai testi hanno lavorato Anders e Conny, che si è anche occupato di produrre la voce. E’ stato un vero lavoro di squadra. Nella sostanza noi tre mandavamo file mp3 a Conny e Anders, in modo che potessero iniziare a sviluppare melodie e testi. Quello che succede di solito è che loro mettono insieme il tutto, riarrangiandolo con le loro idee vocali, noi ascoltiamo il tutto, suggeriamo altre modifiche e glielo rimandiamo. E così via, finché tutti non sono pienamente soddisfatti di quello che abbiamo scritto. Questa è una cosa fondamentale per tutti. Non c’è nulla sul disco su cui non siamo stati tutti d’accordo. Se a qualcuno un pezzo non piace, questo sparisce e non torna più fuori, almeno nella sua forma. Non vogliamo trovarci nella situazione di odiare alcune canzoni tra qualche anno. Vogliamo essere soddisfatti al cento per cento di quello che facciamo, e allo stesso modo vogliamo che lo sia chi spende i suoi soldi per la nostra musica.”

Il successo, forse inaspettato nei termini, di ‘In The Shadow Of The Inverted Cross’ avuto qualche influenza sul nuovo disco?
“(Kristian) Per nulla. Come ti dicevo prima, scriviamo quello che ci viene di scrivere. Quello che esce, finisce sul disco. Non possiamo programmare nulla, e nemmeno decidere qualcosa sulla base di quello che abbiamo fatto in precedenza, buono o cattivo che sia. Se ci provassimo, falliremmo comunque. E’ meglio semplicemente seguire il proprio istinto e far andare le cose in modo naturale. Se mai, forse siamo andati nella direzione opposta. ‘In The Shadow…’ era stato apprezzato anche per il suo suono molto pulito, con una batteria molto presente e chitarre davvero precise, tanto che potevi ascoltarlo al massimo volume e tutto restava assolutamente chiaro. Stavolta abbiamo cercato di ottenere un suono più crudo, con chitarre più “grosse” e ritmiche più dirette e moderne. E il merito qui va tutto al nostro mixing engineer Ronnie Björnström. Ha fatto sia questo disco che quello precedente, e in entrambi i casi quello che è riuscito a fare con i file che gli abbiamo mandato è stato sorprendente. Anche nella nostra versione le cose suonavano bene, ma dopo il suo lavoro hanno davvero cambiato faccia. Per quanto riguarda il mix, è davvero uno dei migliori al mondo oggi.”

Volendo definire la vostra musica si parla di epic doom metal. Vi ci ritrovate?
“(Kristian) Non lo so, non seguo la scena in modo così attento da poter essere credibile. Mi piacciono molto i nostri compagni di etichetta Below, per dirne una. Mi piacciono anche gli Avatarium, altra ottima band. Me per me, il doom metal è Leif Edling. Lui è il Re Mida del metal, tutto quello che tocca diventa oro. Senza dubbio alcuno, è il miglior compositore metal mai uscito dalla Svezia, che sia per Candlemass, Krux, Avatarium, Abstract Algebra, o uno qualsiasi dei suoi tanti progetti. Lui non sbaglia.”

Vista da fuori, la scelta di suonare doom metal potrebbe sembrare limitata, ma in realtà questo genere mostra una varietà di sfumature infinita. Ci sono band che sentite particolarmente vicine a voi, attuali o nel passato?
“(Kristian) E’ vero, può sembrare un mondo chiuso, ma in realtà è un campo apertissimo. Devi solo aprire la mente alle infinite possibilità che ti offre. Pensando ai Sorcerer, credo che siamo solo alla superficie di quello che potremmo fare. Abbiamo già un sacco di belle idee per il prossomo disco, e non vedo l’ora di cominciare a lavorarci su. Per quanto riguarda le influenze, non posso che ripetermi: tutto quello che Leif Edling ha scritto nella sua carriera è talmente spettacolare che devo impegnarmi per non copiare i suoi riff letteralmente. E vorrei farlo, perché sono davvero incredibili. Candlemass e Krux sono l’essenza del doom, sono quello che dovrebbe essere questo genere, e non esiste la possibilità di farlo meglio. Sicuramente puoi sentire la sua influenza, almeno nelle mie canzoni, anche se cerchiamo assolutamente di aggiungere anche altri elementi. Non so se ci riusciamo, ma sicuramente ci proviamo. Pensaci, questo è comunque solo il nostro secondo album, andando avanti magari riusciremo anche a farlo meglio.”

Uno dei trademark dei Sorcerer è certamente il peso che date al guitarwork. Credi che sia un elemento di differenza tra voi e il resto della scena?
“(Kristian) Forse sì. Peter ed io siamo cresciuti musicalmente quando si pensava che suonare la chitarra sempre più forte e veloce fosse la cosa più “cool” da fare. Siamo stati influenzati entrambi da gente come Yngwie Malmsteen (Dio!), Tony MacAlpine, Greg Howe, Paul Gilbert, Vinnie Moore, Jason Becker, Marty Friedman ed altri, così che questo modo di suonare ci viene molto naturale. E con questo non dico che siamo bravi come loro, e nemmeno che ci possiamo paragonare a loro! Anche oggi ci sono dei chitarristi eccellenti in circolazione, come ad esempio Jeff Loomis. Lui è uno dei miei preferiti, il suo solo album ‘Plains Of Oblivion’ è un vero capolavoro, il miglior disco – quasi tutto – strumentale dai tempi di ‘Passion & Warfare’ di Steve Vai! Mi piacciono anche alcuni musicisti di nuova generazione, come Tom Quayle e Jack Gardiner, o Rick Graham, che tecnicamente è di un altro pianeta. Marco Sfogli è un genio, Brandon Ellis degli Arsis e dei Black Dahlia Murder è eccezionale, come il loro ultimo ‘Nightwatchers’ del resto, come anche qui in Svezia gente come Per Nilsson, Rob Marcello e Jimmy Hedlund, sempre per fare qualche nome. I musicisti eccezionali non mancano, e anche “grandi vecchi” come Uli Jon Roth, Michael Schenker e George Lynch sanno ancora come farsi valere. E ancora, tutte le migliori doom band svedesi hanno chitarristi molto forti – i Krux hanno Fredrik Åkesson che è uno migliori chitarristi metal in assoluto ed è ancora straordinariamente sottovalutato, gli Avatarium hanno Marcus Jidell, che è un altro chitarrista fenomenale. Leif Johansson dei Candlemass è un grande, gli Abstrakt Algebra avevano Mike Wead… In un certo senso, c’è una tradizione che nel nostro piccolo cerchiamo di mantenere. Ed è anche divertente per certi versi; se possiamo mettere 125 note dove ce ne stanno 3, proviamo a farlo. In qualche caso, al contrario di quello che dicono in molti, più è meglio, come direbbe anche Yngwie!”

Nella vostra musica ci sono anche melodie molto marcate, con richiami evidenti a metal classico e hard rock…
“(Kristian) Assolutamente sì. Sono le cose con cui siamo cresciuti, che amiamo ancora e vogliamo che si sentano in qualche modo nella nostra musica. Siamo tutti grandi amanti delle melodie e del modo “classico” di comporre, anche nel senso del pop – gli Abba in questo senso sono veri e propri Dei. Per questo è importante che i pezzi che scriviamo siano memorizzabili. Ci piacciono i cori, le melodie immediate, che poi ci permettono di essere magari un po’ più fuori dagli schemi nelle strofe o comunque nel resto della canzone. L’originalità di per sé va bene, ma deve essere abbinata al senso della melodia, o si rischia di restare confinati a un piccolo gruppo di appassionati. E nei Sorcerer cerchiamo di mantenere questo equilibrio, proprio per non suonare troppo elitari o ricercati. La melodia è la chiave di tutto, poche storie.”

Ci sarà la possibilità di vedervi on stage a breve?
“(Kristian) Certo, ci stiamo lavorando sopra proprio in queste settimane. Non posso dirti nulla ancora, se non che quando ci sarà qualcosa di definito, lo pubblicheremo sulla nostra pagina Facebook.”

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Discografia:
In The Shadow Of The Inverted Cross (2015)
The Crowning Of The Fire King (2017)

Line-up:
Anders Engberg – voce
Kristian Niemann – chitarra
Peter Hallgren – chitarra
Johnny Hagel – basso
Richard Evensand – batteria

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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