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SONS OF APOLLO – In the name of Rock And Roll God

Dopo un album tanto atteso da fans e critica come ‘Psychotic Symphony’ (qui la nostra recensione), non potevamo che andare a fare due chiacchiere con Derek Sherinian, tastierista dei Sons Of Apollo e storico nome del progressive metal per la sua militanza nei Dream Theater. Naturalmente le nostre curiosità erano molte ed il tempo a disposizione poco, dato il ritmo forsennato di interviste che sta rilasciando Derek, sempre gentilissimo ma anche stanco e provato, tanto che quando scopre che lo chiamo dall’Italia ed in particolar modo da Roma, si lascia andare ad un sospirone nostalgico e mi chiede come si sta e cosa sto facendo. Credo di non averlo aiutato descrivendogli la dolcezza della serata di un ottobre romano particolarmente tiepido e limpido, insieme al profumo della cena sui fornelli. Ma di musica e non di pasta si deve parlare, quindi ecco per voi la nostra chiacchierata epurata da sospiri e ricette, buona lettura!
Ciao Derek! ‘Psychotic Symphony’ finalmente è arrivato, accompagnato da grandissime aspettative… partiamo dall’inizio, dal nome della band che richiama Apollo, dio della musica e della poesia. So che la scelta di questo nome è soprattutto merito tuo, è vero che hai una lista di nomi papabili per una band, sul tuo telefono?
(Derek Sherinian) Ahah… sì è vero, tengo sempre una lista di parole o nomi che mi colpiscono, ma lo fa anche Mike (Portnoy; ndF), perché potrebbe sempre essere utile per trovare il nome di una band! Negli anni ne ho segnati diversi e il nome Apollo era sempre in cima alla lista, perché credo che sia forte nel significato ma anche efficace nel suono! Ci piaceva tutto quello che racchiude, esprime subito quello che puoi trovare in questa band, la musica, l’arte in generale, tutte cose che noi adoriamo e vorremmo dimostrare quanta devozione c’è in tutto questo.

sons of apollo

L’avventura con Mike e Billy in realtà è iniziata già nel 2010, con il tour della vostra band solo strumentale. I semi per la nascita dei Sons Of Apollo sono stati gettati in quell’occasione?
“Sì, anche se in realtà abbiamo io e Mike iniziato a parlarne seriamente più tardi, nel 2012. Billy è sempre stata la sola ed unica scelta al basso, perché non c’è nessuno come lui. Siamo arrivati al 2017 finalmente, io ho scritto davvero moltissimo in questo lasso di tempo, ho registrato in studio, ho mandato tante demo a Mike e pensa che una delle prima cose che gli ho fatto ascoltare è stata ‘God Of The Sun’! Tutta questa attività mi ha davvero spinto a dare sempre di più e l’entusiasmo ha contagiato anche Mike. Quindi quando siamo entrati in studio a marzo, avevamo davvero molto materiale scritto da me e molti riff che aveva ideato Ron (“Bumblefoot” Thal, ndF), abbiamo lavorato tanto su tutte le idee! Non avevo mai lavorato in studio con Bumblefoot ed è un artista eccezionale, si è creato un clima di grande professionalità, ma anche molto libero e creativo. Devo dirti che nella mia carriera non avevo mai registrato un disco in questo modo e credo che in ‘Psychotic Symphony’ tutto questo si senta chiaramente. Mi sento così fortunato ad aver avuto questa occasione, ritrovarmi con dei musicisti di questo livello dopo tanti anni di carriera, con lo stesso entusiasmo e gli stessi obiettivi.”

Hai nominato ‘God Of The Sun’, un pezzo così intenso e pieno di emozioni molto diverse, spalmate in undici minuti, che per una opener è una scelta coraggiosa. Questo pezzo ha un posto speciale perché ti rappresenta molto?
“Assolutamente sì, Come ti dicevo, ‘God Of The Sun’ è il primo pezzo che ho fatto sentire a Mike perché parla di tante tribolazioni, di anni difficili, pieni di incertezza. Dentro ci sono molte emozioni è vero, si arriva fino alla rabbia perché ho passato dei brutti momenti pieni di quel sentimento. Penso sia una delle cose migliori che io abbia mai scritto e ci sono molto legato, quindi sì, credo sia per questo che abbiamo deciso di metterla in una posizione così importante.”

Un aspetto che mi ha colpita moltissimo di ‘Psychotic Symphony’ è un continuo giocare tra virtuosismi e semplicità, e sappiamo che non è facile amalgamare la vostra anima più progressive con una vena più rock and roll. Come siete arrivati a questo risultato, oltre che con l’armonia in studio di cui mi parlavi un attimo fa?
“La combinazione che volevamo è esattamente questa che hai detto e penso che io e Mike, che siamo anche i produttori, avevamo in testa la stessa idea sin dall’inizio. La cosa fondamentale è che i Sons Of Apollo sono una rock and roll band, poi naturalmente ognuno ha cercato di metterci le proprie doti tecniche, ma volevamo che il risultato fosse semplice. Pensa ai grandi gruppi del passato, avevano tutti questi due aspetti e li portavano in parallelo alla grande. Ci tengo molto a sottolineare il fatto che siamo una rock band, perché ci tiene anche lontani dall’etichetta di metal band, semplicemente non lo siamo. Non volevamo fare un gruppo progressive metal, per quanto tutti noi siamo quel che si dice virtuosi dello strumento ed abbiamo uno stile molto personale e facilmente riconoscibile. Ma l’insieme questa volta doveva suonare diverso e penso che ci siamo riusciti.”

A questo proposito, molte persone erano curiose di sentire come un background come il tuo potesse impattare con un cantante sanguigno come Jeff Scott Soto. In pezzi come ‘Coming Home’ o ‘Divine Addiction’ è davvero esplosivo e ricorda un po’ l’hard rock anni Ottanta…
“Io e Jeff condividiamo diverse esperienze insieme in effetti e l’amore per gli anni Ottanta è innegabile! Lui è straordinario in studio ma è soprattutto live che mi ha sempre colpito, è incredibile! Una delle prime cose che ci siamo detti io e Mike è stata che il cantante doveva essere quanto di più cool e rock and roll potessimo trovare! Non volevamo una voce capace di acuti altissimi (e qui Derek inizia a canticchiare in falsetto in un siparietto davvero divertente! ndF), ma volevamo qualcuno che fosse pienamente rock and roll, ma capace di essere allo stesso tempo molto melodico. Ti porto ancora come esempio ‘God Of The Sun’, perché anche in questo è emblematica: è una canzone progressive, sì, ma è difficile da affrontare e da interpretare, perché ha mille sfumature. All’inizio è molto melodica, poi ha una parte più intensa e infine una parte molto rock, la voce deve modularle tutte alla perfezione. Nei pezzi che hai nominato tu, in particolar modo ‘Divine Addiction’ e grazie per averla definitiva esplosiva, bè… lo penso anch’io! Dicevo, in questo pezzo il groove è straordinario, è una canzone così sexy, mi fa pensare ai Deep Purple… penso che fosse davvero fondamentale avere un cantante come Jeff!”

I ‘The Del Fuvio Brothers’ hanno anche prodotto il disco, secondo te che cosa fa veramente la differenza nella produzione? Tu cosa senti per prima cosa e che cosa consiglieresti ai musicisti che devono scegliere in una vera giungla di proposte commerciali per produrre i propri dischi?
“La prima, davvero ragazzi, la prima cosa deve essere un controllo scrupoloso della qualità dei pezzi. Prima ancora di decidere qualsiasi altra cosa, assicuratevi di essere d’accordo su come devono suonare i vostri pezzi, su cosa volete come band quando il suono uscirà dalle casse. Per fortuna io e Mike abbiamo registrato così tanto insieme che sappiamo cosa vogliamo e sempre per fortuna, abbiamo gusti molto simili. Anche fidarsi molto l’uno dell’altro è una cosa fondamentale, perché nel momento in cui sorge un dubbio, bisogna fidarsi della passione e dell’esperienza dell’altro e anche in questo noi siamo molto fortunati. In studio dovete sempre stare attenti alla qualità e provare molte soluzioni prima di decidere a chi affidarvi.”

Il fatto che ci sia già programmato un tour mondiale che copre il 2018, conferma che i Sons Of Apollo non sono un progetto temporaneo, ma ci sono piani per il futuro?
“Oh sì e questo non mi stancherò mai di ripeterlo, voglio che sia chiaro: i Sons Of Apollo sono la priorità per tutti e cinque i membri della band! E tutti noi stiamo mettendo un impegno ed un’energia che non mettevamo da molto tempo in un progetto, pur avendo molti altri impegni davvero validissimi. Abbiamo cercato di ritrovarci anche per come consideriamo i live e il modo di suonare dal vico, siamo tutti visual performers e non vediamo l’ora di partire in tour!”

Quindi cosa possiamo aspettarci dalla setlist che proporrete? Suonerete anche pezzi dalle altre esperienze della vostra carriera?
“A me interessa fare un bel solo da 45 minuti, il tempo che resta decideranno gli altri cosa suonare! Ahaha naturalmente poi metteremo anche un solo di Mike così non rimarrà tempo per molto altro! Scherzo, faremo chiaramente tutto ‘Psychotic Symphony’, qualche assolo ci sarà davvero e credo che suoneremo davvero qualche pezzo dal nostro passato, abbiamo così tante esperienze interessanti che dobbiamo solo scegliere!”

sons of apollo

Siamo arrivati agli sgoccioli del nostro tempo insieme, vuoi dire ancora qualcosa ai nostri lettori?
“Certo, vorrei dire ancora una volta quanto amo il tuo paese, i fans italiani e non vedo l’ora di tornare, perché ci vedremo di sicuro nel 2018! Spero che ascolterete ‘Psychotic Symphony’, spero che vi piacerà e sono stato davvero contento del tempo che avete dedicato ai Sons Of Apollo. Ciao!”

Discografia:
Psychotic Symphony (2017)

Line-up:
Jeff Scott Soto – voce
Ron “Bumblefoot” Thal – chitarra
Derek Sherinian – tastiere
Billy Sheehan – basso
Mike Portnoy – batteria

 

Fabiana Spinelli

Fabiana Spinelli

Classe 1983, iniziata dai Metallica, stregata dagli Helloween ed infettata dai Mercyful Fate. Una passione per tutta la musica rock e metal, dal thrash al death, dal progressive all'AOR, portatrice sana di power metal. Sono cresciuta collezionando le care vecchie riviste musicali, vivo per la musica live, incollata alle transenne dei concerti di mezzo mondo. Ho collaborato per tanti anni con Heavy Worlds, speaker radiofonica per Radiogas.it con la mia trasmissione 'Sick Things', dove unisco l'amore per la musica a quello per la letteratura e il cinema horror.

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