Loud Reports

SKILTRON – Il report del concerto @ Druso, Ranica (BG) – 13.09.2016

Volere è potere. Devono essere fermamente convinti gli argentini Skiltron, che hanno messo in piedi un tour europeo di cinquanta date (!) in vista dell’imminente pubblicazione del loro quinto album ‘Legacy Of Blood’. Tre le date italiane, peraltro abbastanza vicine tra loro – Pavia, Bergamo, Milano – e non è una sorpresa che l’affluenza questa sera non sia eccezionale. Una cinquantina i presenti al Druso, bel locale live nelle immediate vicinanze di Bergamo, non sono poi nemmeno male, considerando pure che si tratta di un martedì.

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Aprono i milanesi Atlas Pain, a me finora completamente sconosciuti. Sono giovani, ma musicalmente interessanti e molto a loro agio sul palco. Il loro è un heavy metal che mescola power e folk, senza disdegnare influenze estreme, avvertibili soprattutto a livello di ritmica e voce. Si lasciano ascoltare e mostrano un’ottima carica on stage, presentando praticamente in toto il loro EP d’esordio, ‘Behind The Front Page’, più una manciata di altre canzoni. Come detto, grande carica e buona presenza per loro, caratteristiche che certo li aiuteranno a farsi notare in giro…

Sono gli Skiltron stessi a definirsi folk metal, ma la definizione va certo contestualizzata, Più che agli Skyclad, gli argentini guardano a un classico power metal di scuola teutonica – Grave Digger, Running Wild – e lo innervano di inflessioni folk, con la presenza costante di cornamuse o tin whistle, suonate dal bravissimo Pereg Ar Bagol. L’immagine conta, e i cinque si presentano in kilt, ma la musica non passa assolutamente in secondo piano: Emilio Souto si conferma chitarrista solido e preparato, Martin McManus si rivela frontman all’altezza, capace di coinvolgere i presenti e di guidare con sicurezza le danze. Dall’opener ‘Highland Blood’ in avanti, gli Skiltron ci offrono quasi novanta minuti di musica coinvolgente, compatta e ben suonata, peraltro con un ottimo sound. Dal nuovo ‘Legacy Of Blood’ – che peraltro deve ancora uscire – arrivano quattro tracce: il grosso della setlist arriva logicamente dal passato della band, tra melodie immediate e trascinanti e una presenza davvero notevole – Martin, Emilio e Pereg si scambiano continuamente il centro della scena. I ragazzi si permettono una citazione dei Dropkick Murphys con ‘I’m Shipping Up To Boston’, mentre con ‘Bagpipes Of War’ e ‘Skiltron’ piazzano un paio di veri e propri inni. Dopo una breve pausa, lo show si conclude con la cover ipervitaminizzata di ‘It’s A Long Way To The Top’ degli AC/DC, nel corso della quale i musicisti scendono dal palco per mescolarsi ai fan rimasti. Pochi ma buoni verrebbe da dire, visto che la reazione del pubblico è stata costantemente buona, pur nei limiti dell’affluenza citata in precedenza. La serata in sé è stata comunque buona, l’impressione lasciata dagli Skiltron on stage altrettanto positiva. La sostanza non manca, insomma.

Testo e foto: Sandro Buti

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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