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SKILTRON – ‘Legacy of Blood’

Li ho visti in azione da poco (qui il report del loro show al Druso di Bergamo), ma li seguo da molto tempo ormai. Gli Skiltron arrivano dall’Argentina ma hanno un suono assolutamente atipico rispetto alla loro provenienza. Si definiscono folk metal, ma rispetto a una band come gli Skylark i punti di contatto sono abbastanza pochi. Meno che meno con formazioni nordiche come Korpiklaani e compagni. Piuttosto, nei loro momenti più heavy possono ricordare i Grave Digger del periodo ‘Rebellion’, altre volte i Blind Guardian più folkeggianti,  ma in generale suonano come una classic metal band che fa uso regolare di cornamuse – e qualche volta di flauti – nei suoi pezzi. Dal punto di vista dei testi, è la Scozia a giocare da sempre il ruolo principale, ed il nuovo ‘Legacy of Blood’ non fa di certo eccezione. Nel quinto full-length della loro carriera, gli Skiltron appaiono più puliti e al tempo stesso più corali rispetto al passato, complice una produzione certo più nitida rispetto al passato. Al centro del loro sound, la chitarra del leader Emilio, ma ancor di più la cornamusa di Pereg, che spesso e volentieri occupa un ruolo predominante – tanto da far passare in secondo piano il cantante Martin, adeguato ma certo non un fuoriclasse. I brani scorrono via piacevoli, spesso caratterizzati da refrain immediati ed eroici – l’opener ‘Highland Blood’, la classicissima ‘The Taste Of Victory’, l’anthemica ‘Rise From Any Grave’ – e costruiti generalmente su mid tempo poderosi, ma a volte statici. Difficile accostarli a qualcuno, gli Skiltron mostrano buona personalità anche se gli spazi per migliorare non mancano – e rispetto agli Alestorm ci muoviamo su un livello infinitamente superiore… Piacevoli e fuori dagli schemi, non sono per forza qualità da poco…

 

Tracklist:
1. Highland Blood (4:04)
2. Hate Of My Life (4:27)
3. Committed To The Call (4:33)
4. Sailing Under False Flags (5:14)
5. The Taste Of Victory (5:26)
6. Rise From Any Grave (3:43)
7. Sawney Bean Clan (6:29)
8. All Men Die (4:08)
9. I’m Coming Home (Bonus) (4:46)

Line-up:
Martin McManus – voce
Emilio Souto – chitarra
Pereg Ar Bagol – cornamusa
Ignacio Lopez – basso
Matias Pena – batteria

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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