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SHADOWSIDE – ‘Shades Of Humanity’

La sterzata stilistica verso sonorità più aggressive compiuta dagli Shadowside in occasione del precedente album ‘Inner Monster Out’ del 2011 non mi aveva pienamente convinto. Le prime note dell’opener ‘The Fall’ sembrano ripercorrere la stessa strada a causa di un riff pesante e dell’uso claustrofobico della voce da parte di Dani Nolden che non va a collocarsi a troppa distanza dalle sonorità più recenti degli Huntress. In realtà il quarto album della band di Santos basa tutta la forza della sua proposta musicale su una continua dicotomia stilistica tra sezioni moderne, potenti e aggressive (‘What If’) che in taluni casi debordano addirittura verso l’alternative metal, e azzeccate aperture melodiche in concomitanza dei cori centrali (‘Insidious Man’). Questa alternanza riguarda anche la voce della cantante, suadente e solare nelle parti melodiche (‘Drifter’), violenta e molto più roca nelle fasi iniziali dei vari brani. L’aspetto vincente dell’album deriva dalla capacità degli Shadowside di non far percepire in modo netto il sobbalzo tra le due diverse visioni della loro musica, riuscendo a far fluire la melodia nelle parti più violente e viceversa, come se si utilizzassero degli enormi giunti elastici per diluire l’impatto del salto stilistico. Un album che a dispetto della preferenza di accordature ribassate è molto più simile al metal europeo (chi ha nominato i Brainstorm?) che a quello americano. Se il talento musicale del guitar hero Raphael Mattos emerge in modo dirompente durante gli assoli di pregevole fattura che riempiono i brani di ‘Shades Of Humanity’, il centro del palcoscenico è saldamente nelle mani di Dani Nolden che riesce a brillare in tutte le tonalità che le sue corde vocali le permettono di raggiungere. L’interpretazione intensa, energica e a tratti drammatica dona a brani musicalmente validi quel tocco in più che permette a un album tutto sommato di facile lettura di avere una valutazione finale che è sicuramente superiore alla somma delle sue parti. Un lavoro brillante, camaleontico, in continuo divenire che sicuramente trae beneficio dai consigli impartiti dal guru Fredrik Nordström che si è anche occupato di mixaggio e produzione. Album da non perdere, per nessuna ragione al mondo!

Track List:
01. The Fall
02. Beast Inside
03. What If
04. Make My Fate
05. Insidious Me
06. The Crossing
07. Stream of Shame
08. Parade the Sacrifice
09. Drifter
10. Unreality
11. Alive

Line-up:
Dani Nolden – voce
Raphael Mattos – chitarra
Magnus Rosén – basso
Fabio Buitvidas – batteria

Editor's Rating

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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