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SHADOWSIDE – Riflessi nell’oscurità

Sei anni di silenzio discografico, quattro anni di assenza dai palchi europei, una formazione ballerina, ma questi problemi sono bilanciati dalla determinação della cantante e leader degli Shadowside che con i suoi compagni è riuscita a creare della musica che ci è piaciuta molto (potete trovare qui la nostra recensione) fin dal primo ascolto. La nostra chiacchierata inizia analizzando le ragioni di un silenzio discografico così lungo.
“(Dani Nolden) Abbiamo suonato il nostro ultimo concerto qui in Brasile nel 2014 e i piani prevedevano che iniziassimo immediatamente a scrivere il materiale per il nuovo album, ma ci siamo trovati tutti a dover affrontare varie questioni di natura personale e io ho avuto una profonda crisi depressiva che mi ha impedito per lungo tempo di dedicarmi alla musica. Tutto è iniziato poco prima dell’ultimo concerto con la band un periodo durante il quale mi sentivo insensibile davanti alle cose che mi succedevano. Non provavo tristezza, ma ero semplicemente priva di ogni tipo di emozione o sensazione. L’ultimo concerto a Belo Horizonte è stato fantastico e il pubblico ci ha dato una spinta incredibile, ma mi sono resa conto che era come se fossi scollegata. A fine concerto per me era come se non fosse accaduto nulla e quello è stato il segnale definitivo che c’era qualcosa che si era rotto dentro di me. Mi sono fatta aiutare e con il tempo le cose hanno iniziato a migliorare. Per fortuna gli altri ragazzi nella band hanno continuato a lavorare e così quando ho iniziato a sentirmi nuovamente in equilibrio, circa un anno dopo, c’erano già delle idee da portare avanti. Un altro evento che ha dato un importante sviluppo al songwriting si è verificato in concomitanza con il ricovero di una mia parente in ospedale. Durante quei venti giorni ho vegliato su di lei e nelle lunghe notti il mio laptop è stato il principale compagno, così sono nate tante idee sui testi di ‘Shades Of Humanity’. Quello è stato il vero momento in cui ho iniziato a sentire che le idee fluivano nuovamente e ho capito che la mia depressione se ne stava andando. A fine 2015 i brani erano pronti, ma abbiamo dovuto attendere che si liberasse Fredrik Nordström, il produttore con cui avevamo lavorato anche in occasione dell’album precedente. Alla fine ci sono voluti altri sei mesi di attesa, ma abbiamo recuperato in studio perché le registrazioni sono terminate dopo soli venti giorni di lavoro. Forse tra due anni ti dirò che c’erano delle cose che avremmo potuto fare in modo diverso, ma adesso credo fermamente che ‘Shades Of Humanity’ sia la perfetta rappresentazione musicale di ciò che sono oggi gli Shadowside!”

In quale misura la tua malattia ha influito sulla creazione dei brani del vostro album?
“Non c’è stato un particolare impatto a livello musicale, anche perché i miei brani sono stati scritti in un periodo successivo a quello da te indicato e quindi non riflettono lo stato mentale in cui mi trovato. Invece i testi nascono proprio nel bel mezzo della mia crisi, quando mi trovavo in uno stato di profonda confusione, c’erano molte ombre nella mia mente, anche se a volte intravedevo la luce alla fine del tunnel. Così i testi sono cupi e oscuri, ma possono improvvisamente diventare solari e pieni di speranza. I temi di ‘Shades Of Humanity’ possono essere interpretati come un diario personale che evidenzia le tappe del mio stato mentale in quel periodo e la visione pessimistica che avevo del mondo attorno a me. Ma è stato proprio in quei momenti difficili che mi sono resa conto che anche la parte oscura ha un lato positivo. Nel mondo accadono cose terribili, ma c’è anche tanta bellezza in ciò che ci circonda. Ho cercato di sviluppare temi collegati a questa dualità e alla fine c’è un’importante componente di positività, perché il messaggio principale è che si può trovare qualcosa di buono anche nella peggiore parte di noi stessi.”

sp - cristiano albano

Ci sono stati dei cambiamenti significativi nelle procedure di songwriting rispetto agli album precedenti?
“Nel passato arrivavamo in studio con i brani già pronti, per cui non c’era la necessità di operare sulle versioni che avevamo composto. Questo processo è cambiato già durante le registrazioni di ‘Inner Monster Out’ perché volevamo essere sicuri che tutti i membri della band fossero totalmente soddisfatti delle versioni che andavamo a registrare, in modo da sviluppare il lavoro di gruppo. La stessa metodologia è stata seguita in modo ancora più spontaneo per ‘Shades Of Humanity’ perché ogni membro della band ha iniziato a lavorare sulle proprie idee fin dall’inizio. La prima canzone scritta per l’album è stata ‘Drifter’ che è nata da un’idea di Fabio Buitvidas e tutti gli altri hanno dato il contributo per arrivare alla stesura finale dell’album. Magnus ha scritto ‘Unreality’ e ‘Haunted’ (la bonus track per il mercato giapponese / nda) mentre gli altri brani li abbiamo composti Raphael ed io, ma mi piace descriverlo come un album formato da canzoni create e condivise da quattro persone.’

Volevate centrare uno specifico obiettivo stilistico quando avete iniziato a lavorare ai brani?
“No, la musica è fluita in modo molto spontaneo, anche perché le responsabilità erano condivise tra tutti, per cui non ci poteva essere una linea predominante. Non volevamo neppure creare una seconda parte di ‘Inner Monster Out’, per cui il risultato finale è in linea con tutto quanto è stato fatto dagli Shadowside nel passato.”

È innegabile che la caratteristica principale dell’album sia proprio questa continua alternanza tra parti molto pesanti e melodie efficaci che però si integrano alla perfezione nella canzone.
“La principale raccomandazione di Fredrik Nordström riguardava proprio una maggiore attenzione alle melodie nei cori. Abbiamo voluto seguire le sue indicazioni senza snaturare il nostro sound e pensiamo di esserci riusciti perché abbiamo lasciato invariata la struttura musicale, con un suono molto pesante delle chitarre, ma abbiamo inserito delle melodie che permettessero ai brani di essere ricordati con maggiore facilità. Tutti noi abbiamo delle influenze molto diverse che variano tra Pantera, Slayer, Hard Rock e Power Metal. Crediamo che chiunque ami i gruppi e i generi appena citati apprezzerà ‘Shades Of Humanity’, perché le melodie non solo riescono a legare le varie sezioni tra di loro, ma danno forza e intensità ai brani. Credo che la capacità di legare generi diversi all’interno di un unico album sia sempre un aspetto che rende unica la nostra musica.”

Non sono solo le basi ritmiche quelle che si modificano nel passaggio tra una sezione e l’altra all’interno dei vari brani, ma è anche la tua voce che cambia spesso, passando da tonalità molto aggressive ad altre estremamente accattivanti e melodiche. Questa dualità è anche un riflesso di lati diversi della tua personalità al di fuori del mondo musicale?
“Ah ah ah, è vero! A volte sono veramente molto ruvida nelle mie reazioni, mentre a volte riesco a essere più gentile e accondiscendente. Non dipende dall’umore della giornata, ma dal mio coinvolgimento in una determinata situazione, per cui penso si tratti veramente di un lato della mia personalità. A dire il vero non ci ho mai pensato in modo approfondito, ma credo proprio che dentro di me ci sia questo forte sentimento di dualità. So perfettamente che posso arrabbiarmi quando cerco di proteggere qualcosa che per me è molto importante o quando si tratta di argomenti in cui credo veramente.”

Quali sono queste cose per cui vale la pena combattere?
“Mi sento profondamente animalista! Con questo non voglio dire che il mondo deve essere composto da vegani, anche perché io stessa non lo sono, ma non accetto che gli animali vengano fatti soffrire in modo non necessario! Un’altra cosa in cui credo moltissimo è la mia band. Specialmente agli inizi della carriera siamo stati attaccati in modo del tutto immotivato, anche da componenti di altri gruppi cui non piaceva vedere dei giovani ragazzi iniziare a ritagliarsi un po’di spazio nella scena brasiliana. Accetto che la nostra musica non piaccia, ma non ammetto che la band sia attaccata solo perché altri temono di perdere un po’ della visibilità raggiunta. Oggi le cose per gli Shadowside sono diverse perché ormai abbiamo fatto vedere a tutti ciò di cui siamo capaci, ma ci sono tante giovani band che stanno vivendo le stesse nostre esperienze e io cerco di dare loro il massimo supporto. Bisogna essere capaci di rispettare e apprezzare il successo altrui.”

Sono rimasto piacevolmente colpito dal modo in cu interpreti il personaggio principale nel video clip di ‘Alive’. Vuoi forse diventare un’attrice e spostarti a Hollywood?
“Ah ah ah, assolutamente no! Al contrario, ho promesso a me stessa che non reciterò mai più in un video degli ‘Shadowside’ perché si tratta di una coca che odio fare! L’avevo detto al regista, ma lui ha risposto che non dovevo preoccuparmi perché mi avrebbe guidata in modo da ottenere il massimo. Ci abbiamo messo tre giorni a girare il video in Florida e alla fine il risultato non è poi così male. Però continuo a credere di essere più brava come cantante che come attrice.” 

C’è un tema comune che lega tra loro i brani di ‘Shades Of Humanity’?
“L’album cerca di descrivere i valori morali dell’umanità, perché da un lato abbiamo una capacità innata di distruggere tutto quello che ci circonda, ma dall’altro siamo capaci di realizzare gli atti più nobili cui si possa pensare. Ad esempio un soldato in guerra può ammazzare tanti nemici senza alcuno scrupolo, ma non esita a mettere in rischio la sua stessa vita per mettere in salvo un bambino. Ho cercato di esplorare questi temi in modo approfondito, sottolineando come ci sono sempre diversi punti di vista e spesso differiscono molto gli uni dagli altri. Non si può puntare il dito contro qualcuno senza sapere quali sono le circostanze che l’hanno spinto a compiere una determinata azione. In un certo senso è come se l’umanità fosse sommersa sotto una massa di problemi e difficoltà perché siamo tutti imperfetti, a partire da noi stessi. Ed è proprio per questo motivo che abbiamo messo le nostre facce nella cover. L’album esplora anche il lato più buio dell’umanità, come nella canzone ‘Stream Of Shame’ che tratta del disastro avvenuto qui in Brasile nel 2015, quando a causa del crollo di una diga, tonnellate di fanghi tossici ottenuti dall’estrazione del ferro hanno spazzato via interi villaggi per poi finire nell’Oceano Atlantico. Ci sono state decine di morti, migliaia di senza tetto mentre flora e fauna protetta sono state spazzate via. Per quale ragione? Per avidità e questo è un esempio perfetto della realtà che stiamo vivendo in questo periodo in Brasile a causa di un sistema politico fortemente corrotto. Non ci sarà la messa in stato d’accusa del presidente Michel Temer solo perché non permetteranno che ciò accada, ma dovrebbero farlo e sarebbe il secondo caso in quattro anni! Questa è la gente che abbiamo scelto per governarci ed è vergognoso che si comportino in questo modo. ‘Stream Of Shame’ è un urlo di dolore per il disastro del 2015, ma è anche un’accusa per il periodo che stiamo vivendo.”

Effettivamente la situazione nel continente americano non è tra le più tranquille. Da un lato c’è Donald Trump e dall’altro c’è Nicolás Maduro: cosa sta succedendo?
“L’intera popolazione è divisa perché chi governa sa che è più facile farlo quando ci sono due grosse fette di popolazione che si fronteggiano e questo vale specialmente per la situazione negli Stati Uniti. Ma la stessa strategia è stata utilizzata anche qui in Brasile, perché il tono del confronto oggi è salito a livelli altissimi e si tratta di una strategia perseguita dal governo per rafforzare il proprio potere. La situazione in Venezuela è terribile, perché molta gente soffre la fame e sta cercando riparo in Brasile per fuggire da Maduro. Tutto ciò sta generando enormi polemiche perché c’è chi privilegia l’aspetto umanitario e chi invece lamenta che non ci sono soldi per salvaguardare neppure i brasiliani, per cui è impossibile accogliere anche i venezuelani. E questa non è altro che un’altra ragione di scontro!”

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Recentemente c’è stato un importante cambiamento a livello di formazione a seguito del quale il bassista svedese Magnus Rosén, conosciuto per la sua militanza negli Hammerfall, è stabilmente entrato negli Shadowside. Non ci sono bravi bassisti in Brasile?
“Lo slot al basso ci ha creato qualche problema negli ultimi anni perché si sono susseguiti parecchi avvicendamenti. La gente crede che entrare a far parte di una metal band comporti solo piaceri, ma ovviamente non è così! Solo quando ci si scontra con la realtà della vita on the road ci si rende conto di quanti sacrifici stiano dietro la carriera del musicista metal. Pensa che alcuni anni fa uno dei nostri bassisti si lamentò del fatto che quando andavamo in tour non disponevamo di un nightliner come quello degli headliner! Ci accusò di essere disorganizzati perché non eravamo riusciti ad avere le stesse condizioni che spettavano all’altra band. Ho cercato di spiegargli che c’era un problema di budget, ma lui continuò a lamentarsi della scarsa comodità del motorhome su cui viaggiavamo. La vita del musicista dal vivo è dura: la realtà è che si riposa poco, si mangia male, non c’è mai tempo per fare nulla al di fuori di tutte quelle cose che dopo un po’ diventano ripetitive. Quando ci siamo separati dal nostro precedente bassista avevamo paura di dover inserire nel gruppo un’altra persona che non fosse a conoscenza di questa realtà. Ci sono parecchi bassisti molto bravi in Brasile, ma non volevamo fare un salto nel buio così decidemmo di usare per le registrazioni un session player. Trovandoci in Svezia, il nome di Magnus fu uno dei primi che ci venne proposto. Con il passare del tempo ci siamo resi conto che c’era grande affinità con Magnus, di natura sia musicale sia personale. Così abbiamo deciso di proporgli di diventare membro permanente della band e siamo molto contenti di aver ricevuto una risposta positiva da parte sua anche perché ama il Sud America e specialmente il Brasile. Per la prima volta gli Shadowside si sentono un gruppo veramente completo in ogni sua parte. Pensa che ha continuato a venire ogni giorno in studio, dopo aver completato le sue parti di basso, solo per la voglia di poter assistere alla genesi dell’album. Un altro aspetto importante consiste nel fatto che Magnus non è solo un ottimo bassista, ma anche un eccellente compositore di canzoni e abbiamo potuto utilizzare molti suoi suggerimenti per chiudere dei brani, senza considerare il fatto che, come ti dicevo prima, due dei brani di ‘Shades Of Humanity’ sono stati scritti proprio da lui.”

Quali sono a questo punto i piani per il futuro?
“Durante il tour a supporto di ‘Inner Monster Out’ abbiamo fatto una sessantina di concerti e ora il mio obiettivo è poter fare almeno altrettanto per ‘Shades Of Humanity’. Abbiamo tre case discografiche che ci stanno supportando in modo importante in diversi mercati e speriamo che grazie al loro aiuto sia possibile realizzare i nostri obiettivi. Non ci sono ancora piani concreti per suonare in Europa, ma ci sono un paio di trattative in piedi e stiamo attualmente negoziando con alcune agenzie. Spero che sia possibile includere anche l’Italia perché conservo ottimi ricordi dei concerti fatti nel vostro paese.”

Discografia:
Theatre Of Shadows (2005)
Dare To Dream (2009)
Inner Monster Out (2011)
Shades Of Humanity (2017)

Line-up:
Dani Nolden – voce
Raphael Mattos – chitarra
Magnus Rosén – basso
Fabio Buitvidas – batteria

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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