Loud Reports

SERIOUS BLACK – Il report del concerto @ Legend Club, Milano – 19.09.2017

Serata per appassionati, quella che va in scena al Legend Club milanese un gradevolissimo martedì di metà settembre. Le band che suoneranno sono senza dubbio valide, ma probabilmente di poco significato per il grande pubblico. E non è una sorpresa che la serata registri un’affluenza decisamente modesta, anche se il pubblico presente si è rivelato caldo e attento, pronto a supportare l’esibizione delle diverse formazioni presenti. Ma si sa, se si esce dal solito giro di nomi grossi e/o di culto, il riscontro in termini di presenze è quello che è.

Perdiamo purtroppo l’esibizione della band di apertura, i sardi Even Flow, rafforzati per l’occasione dalla presenza di Marco Pastorino (Temperance ed altri) alla voce. La nostra serata si apre con i My Own Ghost, formazione lussemburghese che ha accompagnato fin qui il tour e che dopo questa data tornerà a casa per lasciare spazio agli Stormhammer tedeschi. Musicalmente c’entrano poco o niente con le band che seguiranno: non lontani dai nostri Lacuna Coil, offrono atmosfere più progressive ed al tempo stesso moderne, in particolare con un guitarwork molto personale. L’attitudine sul palco è buona, Julie Rodesch si rivela una vocalist apprezzabile, e qualche meritato applauso riescono anche a strapparlo. Le cose si fanno decisamente più serie quando sale sul palco Herman Frank. Il chitarrista di Hannover ha mille battaglie alle spalle (Accept e Victory le più note) ma non ha perso la voglia di lottare, come dimostra la carica con cui affronta la prova live. La band che lo accompagna non è da meno, a cominciare da un Rick Altzi decisamente più a suo agio su queste sonorità quadrate che con i più melodici Masterplan. La setlist è azzeccata, la band compatta, e pezzi come ‘Right In Your Guts’, ‘Welcome To The Show’ (dei Moon’Doc) e la conclusiva ‘Can’t Take It’ scaldano a dovere un pubblico che si è fatto un poco più fitto. Sulla ballad ‘Falling To Pieces’ salgono anche i ragazzi dei My Own Ghost ad occuparsi dei cori, quasi come ringraziamento per il supporto finora ottenuto. Niente fronzoli, heavy metal quadrato e potente di scuola germanica con un pizzico di hard rock: il credo di Herman Frank e dei suoi compagni oggi convince alla grande. Che i Serious Black prendano sul serio l’aspetto live è cosa immediatamente evidente, a cominciare dal minimo di scenografia che il palco consente – Urban Breed gioca il ruolo del mago non solo con la voce, ma anche nell’outfit, e pure il chitarrista Dominik Sebastian si presenta armato di cilindro. Niente tastiere quest’oggi, ma una seconda chitarra suonata dal neo-entrato Christian Muenzner, già negli Obscura e in una fila di band lunga così. Alla batteria, un’altra certezza chiamata Alex Holzwarth, che nel corso della serata avrà anche la possibilità di dedicarsi un drum solo. Se su disco la band è piacevole (tre dischi in tre anni, peraltro), ma certo non fondamentale, dal vivo i cinque mostrano di avere una marcia in più, dovuta alle eccellenti performance dei singoli, ma anche alla scelta di privilegiare l’aspetto più diretto del loro songwriting. Urban Breed è un vocalist spettacolare e si sapeva, ma si rivela anche ottimo intrattenitore, in questo ottimamente sostenuto dai commenti in italiano (!) del bassista Mario Lochert. Le nuove ‘Mr. Nightmist’ e ‘I Can Do Magic’ sono ottimi esempi di power metal melodico ed immediato, con il tiro giusto ed arricchiti dall’ottimo lavoro dei due chitarristi, virtuosi entrambi ma dotati di grande personalità. Ma anche brani più datati come ‘The Life That You Want’, ‘This Machine Is Broken’ e la conclusiva ‘High And Low’ si fanno decisamente apprezzare. L’impegno sul palco non si discute, come pure la professionalità, ed il calore del pubblico presente è la risposta, assolutamente apprezzata dalla band, come da quelle che l’hanno preceduta.

La serata si chiude con le band in giro per il locale, tra selfie, autografi e strette di mano. A testimonianza che quando l’attitudine è quella giusta, tutto il resto passa in secondo piano. Bella serata all’insegna della buona musica, e come si dice in questi casi, chi c’era si è sicuramente divertito. Gli altri… beh, oggi si sono persi qualcosa.

Foto di Luca Bernasconi

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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