Loud Albums

SERENITY – ‘Lionheart’

Per molte band, il momento in cui la line up raggiunge la stabilità, dopo un lungo e febbrile vorticare delle porte girevoli, può coincidere con l’apice creativo. Questo ragionamento vale solo in parte per i Serenity, band austriaca che fino ad ora aveva saputo elargire ad ampie dosi la propria classe sopraffina in modo sempre più brillante lungo tutti gli album della propria discografia. L’ambizioso ‘Lionheart’, concept che narra le vicende di Riccardo I d’Inghilterra, noto anche con il nome di Riccardo Cuor di Leone, non rappresenta necessariamente un passo indietro, ma cercando di riassumerne il contenuto stilistico, punta a raggiungere la vetta passando per la strada più facile. ‘Lionheart’ è figlio impareggiabile della musica dei nostri giorni: un album perfettamente suonato e prodotto, privato delle contaminazioni sinfoniche che avevano fatto sbandare la band austriaca ai tempi di ‘War Of Ages’ che però risulta prevedibile a causa di una netta sterzata verso sonorità melodiche solo parzialmente diluite da arrangiamenti barocchi, da evocative orchestrazioni, da un eccellente uso della sei corde da parte di Christian Hermsdörfer e dalla voce di un cantante che rientra a pieno titolo nella mia personalissima top five come Georg Neuhauser. L’opener ‘United’ è perfetta quanto innaturale, così avvolta nella sua melodia vincente supportata dalla doppia cassa. Se nel precedente ‘Codex Atlanticus’ l’ascoltatore veniva frullato da un tumultuoso succedersi di emozioni diverse, suscitate da potenza, atmosfere dinamiche e drammatiche, ricchi arrangiamenti e cori orecchiabili, qui le cose si fanno dannatamente più semplici perché nel contenitore, alla fine, sembra che si trovi spazio solo per melodie efficaci e ben strutturate. Un album che punta quindi ad aprirsi verso un orizzonte più ampio di estimatori, ma che perde in modo evidente la potenza quasi primordiale di episodi riuscitissimi come ‘Sprouts Of Terror’ e ‘ Reason’, tratte dal precedente album. La melodia è sempre stata uno degli ingredienti portanti della musica dei Serenity, ma l’abbandono di ritmiche più aggressive arriva in alcuni tratti ad avvicinare la musica dei Serenity a quello che anni fa veniva definito Happy Metal (‘Stand And Fight’ e ‘Empire’). Fortunatamente gli azzeccati arrangiamenti, la cura nei dettagli oltre al gusto melodico nettamente al di sopra della media permettono a ‘Lionheart’ di raggiungere abbondantemente la sufficienza e forse avremmo potuto essere di manica più larga per la dolcissima ballad ‘Heaven’ e per ‘My Fantasy’, indubbiamente il brano più coraggioso dell’album che propone una personalissima versione di hard rock moderno. ‘Lionheart’ allargherà in modo significativo la visibilità dei Serenity ma lascia l’amaro in bocca a chi si sarebbe aspettato un album con un po’ di pepe in più.

Tracklist:
01. Deus Lo Vault
02. United
03. Lionheart
04. Hero
05. Rising High
06. Heaven
07. King’s Landing
08. Eternal Victory
09. Stand and Fight
10. The Fortress (Of Blood And Sand)
11. Empire
12. My Fantasy
13. The Final Crusade

Line-up:
Georg Neuhauser – voce
Chris Hermsdörfer – chitarra
Fabio D’Amore – basso
Andreas Schipflinger – Batteria

Editor's Rating

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

Post precedente

ATROCITY - I dettagli del nuovo EP 'Masters Of Darkness'

Post successivo

BLACK SABBATH - Guarda il live video di 'N.I.B.'