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SECRET SPHERE – La natura del coraggio

‘The Nature Of Time’ (qui, la nostra recensione) è uno di quegli album che sembrano fatti apposta per far discutere. Se fosse un giocatore di calcio sarebbe il classico argomento mattutino da bar, assieme al cornetto e al ‘capo in b’ come si dice a Trieste. Invece è un album di una metal band, un album che spiazza salvo poi riprendere quota, quando riesci ad apprezzarlo in tutte le sue infinite sfumature. Durante l’intervista Aldo Lonobile non si è mai nascosto dietro al classico dito, rispondendo in modo trasparente anche alle domande più pepate, a partire da quale sia il peso specifico di soddisfazioni, incazzature e delusioni in questi primi venti anni dei Secret Sphere.
“(Aldo Lo Nobile) Alla fine le soddisfazioni sono quelle che pesano di più, perché quando ti imbarchi in un’avventura in cui credi fortemente, renderti conto che è passato tutto questo tempo ti lascia una bella sensazione. Non è sempre facile e ci sono momenti difficili che portano a scontri, situazioni che vanno risolte, però sulla bilancia alla fine pesa di più la soddisfazione perché abbiamo la possibilità di esprimerci artisticamente come crediamo e ci troviamo in un processo dinamico di crescita, gradino dopo gradino. Le incazzature fanno parte del gioco, ma per i Secret Sphere le soddisfazioni pesano sicuramente di più.”

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Te li ricordi ancora i momenti in cui formasti la band?
“Eravamo dei ragazzini! Pensa che il biondo andava ancora a scuola, ma nessuno di noi raggiungeva i vent’anni. La band è nata una sera, quando ci siamo trovati in un giardino, con le biciclette perché non avevamo ancora la macchina. Non volevamo suonare cover e ci eravamo ripromessi di rimandare l’attività dal vivo solo dopo la pubblicazione di un album. Un progetto ambizioso, effettivamente, ma è andata proprio così! Abbiamo fatto un demo, abbiamo firmato un contratto, abbiamo pubblicato il primo album e solo a quel punto abbiamo fatto il primo concerto. Già quella volta avevamo le idee abbastanza chiare.”

E se facessimo un salto temporale di venti anni per rispondere al quesito che tanti si saranno posti a proposito della natura del tempo?
“È una bella domanda perché si può interpretare da vari punti di vista. Il nuovo disco si basa su un avvenimento che mi ha toccato direttamente negli ultimi due anni. Le prospettive non erano per nulla positive, ma c’è stato un risvolto positivo del tutto inaspettato che ci ha spinti a fare una serie di considerazioni e insieme a Michele abbiamo deciso di lanciare questo messaggio e di lasciar interpretare i brani a chi ha il piacere di vivere l’esperienza musicale di ‘The Nature Of Time’. Tornando alla tua domanda, la risposta potrebbe essere che, esaminando il problema da un punto vista più spirituale legato alla quantistica, il concetto del tempo non esiste. Pertanto è possibile fermare il corso degli eventi per analizzarli e prendere una strada particolare anche in base al modo in cui si reagisce a ciò che la vita ci riserva.”

Un album che a livello di testi ha già fatto discutere e credo si tratti già di un primo risultato importante.
“Effettivamente si è parlato tanto di quest’album e ho letto parecchie discussioni in rete che fanno sostanzialmente emergere due opinioni dominanti. La prima è che i Secret Sphere hanno voltato pagina da un punto di vista stilistico e la seconda, percepita anche da chi non si è soffermato nei dettagli dei testi, è che dietro a questo disco ci sono dei concetti molto profondi. Per quanto riguarda i testi devo fare un grande ringraziamento a Michele che ha fatto propria l’idea dietro al concept e l’ha rielaborata facendo emergere un messaggio comprensibile proveniente da circostanze molto complesse come l’amore incondizionato o le paure che dominano le nostre vite, senza dimenticare le difficoltà che tanti di noi incontrano nel portare avanti dei progetti. Se queste difficoltà non fossero così comuni, molto più di quanto possiamo immaginare, la qualità della vita sarebbe altissima! Ma il messaggio non è negativo perché non si vuole porre l’accento sulla scarsità di persone dotate di una forte resilienza, bensì sul fatto che per tanti di noi le paure sono più grandi della capacità di affrontarle. Queste paure le abbiamo vissute sulla nostra pelle e ci sono dei momenti in cui ti impediscono di ragionare in modo corretto, esponendoti a errori importanti. Questo è uno dei messaggi dell’album, ma non è l’unico perché ‘The New Beginning’ spiega come i cambiamenti anche a livello inconscio, si possono percepire solo con il passare del tempo e raramente si notano nell’immediato. Il messaggio dietro a ‘The Nature Of Time’ può essere semplificato con il suggerimento che nella vita è sempre meglio cercare di riflettere in profondità su ogni cosa che facciamo. È un disco che da un punto di vista lirico merita di essere interpretato in profondità.”

Esiste un’interazione tra i testi e la struttura musicale dei brani?
“Penso che l’idea che sta alla base del concept abbia giocato un ruolo fondamentale anche a livello stilistico. Tra ‘Portrait Of A Dying Heart’, il primo album composto con Michele, e ‘The Nature Of Time’ sono passati cinque anni durante i quali sono accadute parecchie cose. I primi due anni li abbiamo dedicati a promuovere l’album e a suonare dal vivo (quasi sessanta concerti in due anni / nda), perché quell’album ci ha riportati sotto i riflettori. Fortunatamente è rinata una certa passione, sia in Italia sia all’estero, Giappone compreso. A un certo punto mi sono reso conto che il lavoro di songwriting per il nuovo album non stava procedendo come avrebbe dovuto, forse perché non ero più in grado di scrivere un album di power metal sinfonico fatto veramente bene, come ‘A Time Never Come’. Sentivo di aver raggiunto il mio picco qualitativo come songwriter e non riuscivo a scrivere più nulla di interessante. A quel punto, senza voler dimenticare le radici power che sono comunque presenti su ‘The Nature Of Time’, ho voluto dare più spazio all’altra parte della mia ispirazione, quella più vicina al class rock piuttosto che al progressive o alla musica pop che era rimasta per lungo tempo in secondo piano. Questa fase di stallo si è aggiunta all’assenza di Michele che ha avuto l’opportunità della vita quando è stato chiamato a suonare nei Whitesnake. In questo periodo si sono anche verificati gli eventi che, di fatto, hanno portato alla nascita del concept, per cui ho iniziato a scrivere del nuovo materiale seguendo delle coordinate nuove rispetto al passato. L’album parte in modo drammatico e si conclude con un’atmosfera solare, per cui posso riassumere il concetto dicendo che ‘The Nature Of Time’ è un album che musicalmente segue molto da vicino il contenuto dei testi.”

Se aveste trattato di argomenti più frivoli credi che il cambiamento stilistico cui hai accennato in precedenza avrebbe comunque avuto luogo?
“Probabilmente no, ma non so che tipo di risultato ne sarebbe potuto venire fuori.”

Però c’è anche l’altro lato della medaglia, perché se le sorprese sono sempre sinonimo di cambiamento, i cambiamenti possono piacere, ma anche lasciare perplessi. La paura di stupire troppo i vostri fan non sembra però averti frenato in fase compositiva.
“Se devo essere sincero non mi sono interessato troppo a questo aspetto! Nel passato c’è stato un momento in cui abbiamo scritto un album che ha spiazzato i tanti fan che avevano apprezzato ‘A Time Never Come’ a tal punto da considerarlo come l’apice compositivo della nostra carriera e mi riferisco a ‘Scent Of Human Desire’. In quell’occasione io stesso non ero sicurissimo che la strada seguita fosse quella più giusta perché i contatti stilistici con l’album precedente erano praticamente inesistenti.  Questa volta non c’è stato un solo momento in cui mi sia sorto il dubbio su quale fosse la strada giusta da seguire perché quello che veniva fuori era talmente genuino da far passare in secondo piano ogni possibile critica o perplessità futura. Non ho mai avuto problemi nell’accettare le critiche e non ho problemi ad ammettere che alcune persone sono rimaste perplesse ascoltando questo album, ma in parecchi casi i loro dubbi si sono dissolti dopo pochi ascolti e il numero di nuovi fan che siamo riusciti a raggruppare nel segno di ‘The Nature Of Time’ mi sembra veramente significativo.”

Non ti nascondo che faccio parte di quel gruppo di fan che almeno all’inizio ha fatto un po’ di fatica a recepire la mutazione stilistica dei Secret Sphere. La mia perplessità derivava dall’uso a mio vedere esagerato di parti melodiche quasi poppeggianti come su ‘Kindness’. Ascolto dopo ascolto mi sono reso conto che non si tratta di un album ruffiano, per cui vorrei capire come siete stati in grado di passare da una musica canonica nell’ambito power sinfonico, a un album così ricco di particolari e sfumature così diverse tra loro.
“Ciò che dici testimonia che tutto il tempo che abbiamo dedicato a lavorare sui dettagli dell’album ha avuto una sua ragione. Di base, ci siamo liberati di canoni non scritti, ma in un certo senso considerati come immutabili. Per ovvie ragioni nel nostro bacino d’utenza si tende a sintetizzare il progressive come progressive metal. In realtà il progressive metal è derivativo di band come Marillion o Genesis e chi conosce queste band non avrà difficoltà a trovare importanti punti di contatto in tanti dei brani presenti su ‘The Nature Of Time’. Noi abbiamo cercato esplorare nuove sonorità che in passato avevamo preferito mettere da parte per seguire degli schemi predefiniti. Questa ricerca ha portato via parecchio tempo perché bisognava essere credibili, ma non abbiamo neppure fatto tutta questa gran fatica perché la direzione stilistica era piuttosto chiara nella nostra mente.”

In tanti brani c’è una notevole differenza tra la struttura musicale e le melodie vocali. Posso citare l’esempio di ‘Honesty’ in cui ci sono potentissimi riff à la Megadeth inframmezzati da melodie vocali molto morbide. Come siete arrivati a questo equilibrio instabile?

“Nel caso specifico di ‘Honesty’ la domanda dovresti farla a Michele perché il brano è completamente suo. Negli altri brani tutte le melodie sono di Michele mentre le basi musicali le ho composte io con il supporto di Antonio Agate che se vogliamo fare un paragone magniloquente è il Paul O’ Neill dei Secret Sphere, nel senso che pur non facendo più parte della band è come se fosse un membro aggiunto e abbiamo acquisito una grande affinità nel corso degli anni.”

Quindi questa dicotomia tra l’anima metal, Aldo Lonobile, e l’anima melodica, Michele Luppi, sembra essere reale.
“Da come la dici sembra quasi che si tratti di un’assegnazione di compiti, ma in realtà il processo è molto più spontaneo anche se l’idea di un connubio di diverse personalità ben miscelate è forse il modo più corretto per esprimere il concetto.”

Ho l’impressione che in alcuni brani la voce di Michele sia nettamente predominate sul resto degli strumenti, caratteristica tipica della musica pop.
“Ci sono delle parti in cui abbiamo optato per questa scelta, ma dipende dalla tipologia della canzone. Nei brani più lenti c’è un bel lavoro di seconde voci e cori per cui Michele emerge in modo predominante, in una visione più pop, dove la voce ha uno spazio rilevante rispetto agli strumenti. Poi ci sono i brani un po’ più strutturati che invece sono stati trattati in modo più consono alle sonorità progressive metal e power.”

Restando nell’ambito delle curiosità, non credi che la presenza di tre ballad (‘Love’, ‘Kindness’ e ‘A New Beginning’) in un album di musica metal sia una specie di record?
“A dire il vero anche nell’album precedente ce n’erano tre, ma in questo caso la scelta dipende strettamente dal contenuto lirico dell’album, perché affrontano tre parti del concept che potevano essere espresse solo con una ballad. Si tratta comunque di tre ballad che hanno strutture totalmente diverse. ‘Love’ potrebbe essere considerato un pezzo AOR mentre ‘Kindness’ ha molte reminiscenze pop e chitarre U2. Per chiudere, non mi stupirei se qualcuno trovasse dei punti di contatto tra ‘A New Beginning’ e i Dream Theater.”

‘The Nature Of Time esce a poca distanza dal vostro primo album dal vivo. Quali sono oggi le tue opinioni su quell’album?
“Non sono troppo diverse rispetto a quanto avevo detto in fase di pubblicazione. Il nostro primo live è stato casuale, nel senso che quando abbiamo fatto il secondo tour in Giappone, il nostro promoter locale ci aveva suggerito di registrare il concerto di Tokyo perché le prevendite stavano andando molto bene. La nostra casa discografica ha accolto l’idea con entusiasmo e così, con una pianificazione di solo un mese, siamo partiti. Credo che la versione audio sia veramente ottima da un punto di vista del suono, mentre ho qualche perplessità in merito al DVD perché a mio parere le riprese sono un po’ sotto tono, probabilmente perché non c’è stata una preproduzione adeguata. È comunque una testimonianza fedele di quello che è successo quella sera. Lo considero un live un po’ selvaggio, ma ha avuto ottimi riscontri, per cui non posso che esserne soddisfatto.”

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A proposito di esibizioni dal vivo vorrei chiedere un tuo commento in merito al recente Triumvirate Tour che vi ha visti girare l’Europa con altre tre band italiane, DGM, Trick Or Treat e SkeleToon.
“L’idea di questo tour di band italiane è nata tanto tempo fa, perché c’è un forte rapporto che ci lega. È stato un tour vero e proprio, con il tour bus, il tecnico del suono, il merchandiser, il back liner, insomma abbiamo organizzato tutto nei minimi dettagli e devo dire che il tour è andato veramente al di là delle nostre aspettative. C’era grande attesa per la data italiana di Vercelli e la serata è stata un vero successo, anche alla luce delle reazioni dei fan sui social. Ci piacerebbe che anche altre band italiane prendessero spunto dal Triumvirate tour e portassero un po’ di buon metallo italiano in giro per l’Europa. La formula ha funzionato perché l’unione di tre gruppi ha fatto la forza. C’erano degli stati come Belgio e Olanda dove i DGM sono molto conosciuti e hanno portato i loro fan a conoscere anche le altre band. I Secret Sphere suonano spesso in Spagna, per cui in quel caso abbiamo fatto noi da traino, mentre i Trick Or Treat sono molto conosciuti in Francia grazie alla militanza di Alessandro Conti nei Rhapsody di Luca Turilli. C’è stata sempre la possibilità di suonare davanti a platee affollate grazie al seguito che una delle band aveva nelle varie nazioni dove ci siamo esibiti.”

Avete previsto delle date per supportare ‘The Nature Of Time’?
“Parteciperemo ad alcuni festival estivi come il Giais On The Rock il 28 Luglio, il Matese Rock Fest il 25 agosto, Isola Rock il 19 agosto e poi il Metalitalia.com festival il 9 settembre. Andremo a suonare sicuramente in Giappone e poi organizzeremo qualche concerto in Europa. Ci sono state fatte delle proposte per accompagnare due importanti band in tour, ma credo che le sonorità del nuovo album siano particolari ad un punto tale da rendere necessaria la situazione giusta per presentarle dal vivo. Andare con una band troppo power può esporci a delle figuracce, perché il nuovo materiale potrebbe risultare di difficile assimilazione ai fan di quelle sonorità. Non è così facile trovare un ipotetico slot a supporto di altre band, per cui abbiamo dovuto declinare le due offerte.”

So che non dedichi il tuo tempo solo ai Secret Sphere: cosa puoi dirmi del progetto Shadowspell?
“Siamo in dirittura di arrivo e inizieremo presto le registrazioni. Si tratta di un album di metal melodico senza fronzoli, con molte tastiere e la fantastica voce di Nils K. Rue dei Pagan’s Mind che oltre a essere un grande amico è uno dei cantanti che apprezzo di più. Ci sono dei brani che abbiamo scritto anche molto tempo fa. Sono stati riarrangiati e corretti e pensiamo di aver fatto un buon lavoro. L’album dovrebbe uscire nel 2018.”

Potremmo anche parlare dei Kings Of Broadway o dei Death SS, ma a questo punto non ti sembra di essere coinvolto in troppi progetti?
“Eh, forse si, ah ah ah! Kings Of Broadway è una band che mi sta dando grosse soddisfazioni e voglio proseguire su questa strada perché è un lato musicale inespresso che non riesco a frenare. Dobbiamo essere tutti orgogliosi del ruolo che hanno svolto i Death SS nella loro carriera perché continuano a essere citati come fonte di ispirazione da artisti di punta della scena metal mondiale. Per me è un discorso affettivo, perché ho un grande rapporto con Steve e con altri membri della band. Gli impegni non sono mai particolarmente gravosi e adesso faremo quello che potrebbe essere l’ultimo show in occasione del Metalitalia.com festival a settembre.”

Quante probabilità ci sono che il potrebbe si trasformi in un sarà?
“La scelta finale dipende da Steve. Il discorso che ha fatto alla band è esattamente lo stesso contenuto in una recente intervista per cui non svela completamente il futuro. Sicuramente sarà un concerto da non perdere perché l’impianto scenografico sarà quello più grande mai fatto dai Death SS.”

Line-up:
Aldo Lonobile − Chitarra
Michele Luppi − Voce
Andy Buratto − Basso
Gabriele Ciaccia − Tastiere
Marco Lazzarini − Batteria

Discografia:
Mistress of the Shadowlight (1999)
A Time Never Come (2001)
Scent of Human Desire (2003)
Heart & Anger (2006)
Sweet Blood Theory (2008)
Archetype (2010)
Portrait of a Dying Heart (2012)
A Time Never Come – 2015 edition (2015)
One Night in Tokyo (2016)
The Nature of Time (2017)

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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