Loud Reports

SATYRICON + SUICIDAL ANGELS – Il report del concerto @ Zona Roveri, Bologna – 07.10.2017

Un concerto dei Satyricon porta sempre con sé grandi aspettative e la netta sensazione che, aldilà del giudizio soggettivo sul percorso artistico intrapreso dal gruppo norvegese, le emozioni non mancheranno mai. La formazione torna a trovarci nel capoluogo emiliano a otto anni dall’ultima visita sotto le due torri. L’occasione è quella di promuovere degnamente il nuovissimo album ‘Deep Calleth Upon Deep’, un platter che ha visto Satyr e Frost far flirtare il loro personalissimo black metal con le sonorità del prog rock con risultati eccellenti.La serata musicale dello Zona Roveri è stata battezzata dall’esibizione dei norvegesi Fight The Fight. L’inizio del loro set è di quelli che lasciano sbigottiti. Sembra di tornare indietro nel tempo di venticinque anni, ma non nella Scandinavia dove il black metal si stava sviluppando (per esplodere verso la metà della decade novantiana), ma in America, dove il crossover ed il rap metal erano sulla rampa di lancio. Ovviamente la presenza ed il carisma del vocalist di colore Lars Vegas, che ha queste sonorità nel sangue, non poteva non influenzare un gruppo che pur avendo ben pochi punti di contatto con il sound degli headliner ci ha convinto per entusiasmo, grinta e totale immedesimazione nella propria formula sonora. Vedere una formazione che si sbatte dando il massimo on stage, con ogni membro della band che sembra muoversi all’unisono, cantando insieme ogni chorus e facendo un headbanging sfrenato, fa sempre la sua bella figura. Aggiungiamo un altro elemento, è cioè il fatto che i pezzi presentino sempre qualche spunto interessante, tra le melodie vocali dei chorus ed una serie di riff di matrice groove metal niente male. Sì, lo ammettiamo, abbiamo trovato i Fight The Fight gradevoli, avremmo preferito una band black metal più in linea con il piatto forte della serata ma brani come ‘Fight The Fight’ ci hanno colpito per la loro foga ed indubbia efficacia live aldilà delle loro influenze metalcore e moderniste. Un inizio di serata promettente.

Chi ama poco i cambiamenti e le evoluzioni sonore che guardano al futuro, restando invece ancorato all’old school sono i thrasher ellenici Suicidal Angels. Ricordo benissimo un paio di loro esibizioni da queste parti di sei e sette anni fa. Il talento della formazione greca era molto evidente anche quando il gruppo capitanato dal frontman e chitarrista Nick Melissourgos girava per l’Europa dopo il secondo album di studio ‘Sanctify The Darkness’. Le coordinate sonore del gruppo sono rimaste ancorate ai soliti nomi di Slayer e Kreator. Se il riffing e la sezione ritmica del gruppo sono davvero rimarchevoli va detto che le linee vocali hanno molto da invidiare a quelle di un Mille Petrozza, a causa di una ripetitivà di fondo alquanto stucchevole (vedi ‘Seed Of Evil’). Il tour è ancora quello dell’ultimo album ‘Division Of Blood’, dal quale abbiamo ascoltato l’opener ‘Capital Of War ‘ e ‘Frontgate’. In questo thrash old school l’obiettivo principale pare quello di smuovere l’audience per indurla a scaldarsi in un moshpit sotto il palco. L’intento questa sera riesce solo in sporadici momenti dello show, come sul finale, quando il vocalist richiederà a gran voce la formazione di un “wall of death”. Il problema di questo concerto è lo stesso di chi vuole provare a fare una foto session facendo posare giovani metaller con le espressioni truci. Non c’è niente come la spontaneità, a volte l’impegno non basta. Oggi, brani come ‘Bloodbath’ e ‘Moshing Crew’, ancorché ben eseguiti, non hanno smosso a dovere un pubblico come quello attuale dei Satyricon, che di certo non è più quello che la band norvegese aveva a metà degli anni ’90. Nonostante i nostri piccoli appunti, ci sentiamo di aspettare ancora i Suicidal Angels, convinti che un’ulteriore evoluzione della band, che comunque ha già alle spalle ormai sei album di studio di valore, non sia solo auspicabile ma anche qualcosa in cui credere. Thrash ‘Till Death.

Tante volte, quando sentiamo artisti stranieri parlare del nostro paese, non è facile capire quanto ci sia di sincero e quanto di ruffiano. Quando è Satyr, il celeberrimo frontman dei Satyricon, a decantare le lodi del nostro paese, l’impressione è invece quella di una sincera passione dell’artista norvegese per il nostro “bel paese”. Il vocalist è rimasto tanto affascinato dalla nostra terra al punto di dedicare un nuovissimo brano, ‘The Ghost Of Rome’, all’impareggiabile ‘Caput Mundi’. Il legame di Satyr con l’Italia appare stretto quasi quanto l’affetto che i supporter italiani hanno da sempre per la sua creatura musicale, fondata insieme a quell’altro personaggio particolarissimo che risponde al nome di Frost, il famoso drummer del gruppo. Lo show di Bologna si apre subito con ‘Midnight Serpent’, il brano iniziale del nuovo album ‘Deep Calleth Upon Deep’, che ci riconsegna una formazione che suona in modo eccellente. I Satyricon forse non scriveranno più album ultraveloci con chitarre zanzarose e tematiche influenzate dall’era medievale ma la classe purissima che traspare dalle loro nuove o vecchie composizioni li pone sempre ai vertici della scena estrema. La differenza con i due gruppi visti in apertura è stata netta sia per il livello delle composizioni che per la magnetica stage presence messa in mostra dai norvegesi. Anche la scaletta ci è parsa piuttosto azzeccata, fornendo un excursus piuttosto rappresentativo della carriera del gruppo con brani come ‘Black Crow On A Tombstone’, ‘Walker Upon The Wind’, ‘Repined Bastard Nation’ e la sempre acclamata titletrack di ‘Now, Diabolical’. Quale altro gruppo black potrebbe permettersi di scrivere un brano come la nuovissima ‘To Your Brethren In The Dark’? Il pezzo è un incrocio tra una ballad ipnotica ed una lieve composizione di prog rock, con dei riff melodici dal fascino irresistibile ed una performance vocale teatrale e convincente. Satyr ci ha confessato che non vedeva l’ora di suonare dal vivo in questa data ‘The Ghost Of Rome’, per il fascino che ha sempre provato guardando le rovine della città eterna. A vederlo ora Satyr, assomiglia più ad una versione mora di Josh Homme vestito da Fonzie, con tanto di chiodo e gelatina nei capelli, rispetto alla terrificante icona del black metal del famigerato videoclip di ‘Mother North’. La cosa può fare un po’ sorridere, e c’è giusto un pizzico di make-up nel viso a ricordarci il Satyr che fu, ma questo non ci può assolutamente fuorviare nell’analisi musicale dello show, con il vocalist che è ancora un eccellente esecutore delle sue linee vocali, in possesso di una timbrica affascinante e sempre riconoscibile. Si può discutere finchè si vuole sulle scelte della band ma bisogna essere dei campioni di arrampicata sugli specchi per negare il talento indiscutibile di Satyr e Frost, anche in questo tour accompagnati dal vivo da musicisti straordinari. Ecco, ora stiamo per dirvi qualcosa che vi farà sembrare buona parte di quanto appena detto un controsenso. Vi assicuriamo che non è così. Ci sono momenti nella vita delle persone che sono indimenticabili. Proprio per quello, se provi a replicarli, il ricordo di quei picchi creativi, assolutamente magici, supererà sempre il tentativo di comporre qualcosa di simile, ed allora forse tanto vale cambiare, fare qualcosa di diverso, magari cercando di emozionarsi ed emozionare perché senza quello la vita non avrebbe senso. Ecco, se si ama il black metal, e si ha il privilegio di stare sotto al palco quando Satyr annuncia che nei successivi dieci minuti verrano suonati due brani da ‘Nemesis Divina’, il viaggio musicale a ritroso nel tempo dei Satyricon ci fa raggiungere la tappa più attesa. Satyr imbraccia la chitarra e la band attacca una versione a tre chitarre di ‘Transcendental Requiem Of Slaves’. Sai che la potenza della musica è infinita quando ti sembra che il tuo corpo si levi verso l’alto, non solo vincendo la forza di gravità, ma facendoti viaggiare dove vuoi nello spazio e nel tempo. E non è finita qui. Perchè quello che segue è tanto scontato quanto sempre incredibilmente emozionante. Perché ‘Mother North’ è e resterà sempre una di quelle montagne dove il ghiaccio è sempre perenne, uno degli apici compositivi di un genere musicale che quando azzecca il registro giusto sprigiona una magia unica. Il famoso coro imponente e “spontaneo” che si leva al cielo durante la canzone ci da sempre i brividi. E’ il finale dello show “regolare”, stigmatizzato da una ‘posa’ teatrale del gruppo, con al centro del palco i due leader ed ai loro lati gli altri musicisti, tutti accolti dagli applausi scroscianti del pubblico che ha gremito lo Zona Roveri. C’è ancora il tempo per la doppietta da ‘Now, Diabolical’ formata da ‘The Pentagram Burns’ e dalla conclusiva ‘K.I.N.G.’, intervallata da un ultimo salto a ‘Volcano’ con ‘Fuel For Hatred’. Quando il perenne viaggio musicale dei Satyricon incrocia il nostro cammino il risultato è sempre una notte di emozioni indimenticabili.

Foto di Mara Cappelletto


 

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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