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SABATON – Il segreto del successo

Perché proprio loro? Ecco la domanda cui molti di noi non riescono a dare risposta. Sono pochi quelli che affermano ai quattro venti di impazzire per i Sabaton, ma quando si va a un loro concerto si trova il locale sempre gremito, i loro dischi vendono alla grande, la loro posizione nei festival sale sempre di più (il ruolo da headliner allo Sweden Rock Festival 2016 ne è la conferma). Se questi ragazzi della misconosciuta Falun si sono tramutati in uno dei principali act metal svedesi di esportazione ci dovrà pur essere una ragione, anche perché il mondo premia solo chi vale! D’altro canto la saggezza deriva dall’esperienza e una ‘vecchia’ band australiana anni fa ci ricordava che la strada per il successo è lunga per chi ama il rock’n’roll. Chissà in quale punto del loro percorso si trovano i Sabaton.
“(Pär Sundström) Credo che pur essendo sulle scene da prima della fine del secondo millennio, la nostra posizione è ancora piuttosto lontana dal ‘top’ cui facevano riferimento gli AC-DC. Penso che il divertimento, quello vero, stIa per cominciare perché dopo 17 anni e migliaia di concerti stiamo finalmente raggiungendo quella popolarità che ci permette di fare gli show esattamente come vogliamo noi, senza che ciò abbia un impatto negativo sulle nostre vite. Non siamo più obbligati a dormire sul pavimento, come ai nostri inizi, possiamo mangiare quando ne sentiamo il bisogno ma per tanti anni questi aspetti banali non erano facilmente raggiungibili durante i tour. Non era facile curare i nostri affetti famigliari perché all’epoca quando eravamo in tour per tanti mesi non potevamo permetterci di raggiungere la fidanzata o la moglie durante i day off e ciò non contribuiva a rinforzare la relazione ah ah ah. Oggi possiamo pernottare negli alberghi e questo è un aspetto che rende la vita più semplice. Quando siamo in tour possiamo avere il miglior gruppo di tecnici disponibile e tutto lo show ne risente positivamente, dal punto di vista del suono, delle luci e della nostra tranquillità on stage. Proprio per queste ragioni credo che i nostri concerti siano oggi molto migliori rispetto a quelli di inizio o metà carriera. Oggi siamo dei professionisti e ciò presenta vantaggi e svantaggi. Fermo restando che ci riteniamo fortunati perché facciamo una cosa che ci piace, vogliamo avvicinarci il più possibile al ‘top’ e ciò richiede sacrificio, allenamento, più in generale un atteggiamento professionale che i nostri fan apprezzano.”

Ma quanto è lontano questo ‘top’?
“È ancora molto lontano! È innegabile che in Svezia abbiamo raggiunto una posizione estremamente importante perché siamo considerati come il gruppo principale della scena rock per vendite di album, partecipazioni a festival e altri parametri. Nel 1999 ho partecipato per la prima volta come spettatore allo Sweden Rock Festival e cercavo di consegnare al numero maggiore di persone il primo demo dei Sabaton. Guardando il palco principale mi domandavo quali sensazioni avrei provato a salirci sopra come headliner. Pochi mesi fa ho avuto la risposta ed è stato in assoluto il momento più emozionante di tutta mia carriera di artista, ma la lunga strada per arrivare al ‘top’ non è ancora terminata.”

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Qual è la strada giusta da seguire per incrementare la vostra fama anche in altri paesi?
“Continuare a fare esattamente ciò che stiamo facendo! Anche se la Nuclear Blast è la casa discografica più famosa ed efficiente in campo Hevay Metal non è sicuramente una major, per cui non possiamo ambire a quella esposizione video e radio che solo le principali case discografiche a livello mondiale possono assicurare. Se siamo diventati famosi è perché suoniamo per la gente! I fan assistono ai nostri show e se ne sono soddisfatti restano fedeli nel tempo. Non scopriamo nulla di nuovo perché si tratta del metodo tradizionale per crearsi un seguito, e noi lo abbiamo sempre fatto. Non abbiamo un management perché sono io a curarmi in prima persona della gestione della band, ma ciò ci permette di seguire sempre la strada che crediamo più giusta per i Sabaton. Quindi non ci resta che seguire anche al di fuori della Svezia la stessa strategia adottata nel nostro paese. Richiederà parecchio tempo raggiungere i posti più reconditi di tutte le nazioni, come facciamo in Svezia. Pensa che in occasione del nostro ultimo tour non abbiamo neanche suonato a Stoccolma e Goteborg perché volevamo raggiungere i posti più sperduti. Un altro aspetto che cerchiamo sempre di seguire consiste nel non accettare date dove sia imposta un’età minima per poter partecipare allo show. Ciò ha causato una perdita economica, perché abbiamo spesso suonato in locali dove non era possibile vendere alcol, ma abbiamo suonato per quelli che 10 anni fa erano dei bambini e oggi sono i nostri fan più fedeli perché siamo stati la prima metal band che hanno visto dal vivo nella loro vita. Questa è l’impostazione che cerchiamo di dare a tutte le serate dei nostri tour negli altri paesi.”

Sembra che fino ad ora la band non abbia mai sbagliato un colpo: qual è il segreto?
“Il nostro processo di crescita è stato costante, ma basato sulla politica dei piccoli passi perché crediamo che la fretta sia una cattiva consigliera. Quando cresci troppo velocemente puoi crollare ancora più rapidamente! Ho pianificato questo andamento per tutta la mia vita e ora non ci sono motivi per raggiungere il top neppure un giorno prima del previsto, se mai ci arriveremo. Abbiamo pubblicato otto album in studio e sono tutti solidi e potenti! Se sfortunatamente il prossimo non dovesse raggiungere le aspettative, questa non sarebbe la fine dei Sabaton, perché i fan sono leali e consapevoli di tutto quello che abbiamo fatto nel passato perché ormai è radicato in loro e perché sono loro stessi i principali promotori della nostra fama.”

Spostiamoci verso territori più prettamente musicali. Sei d’accordo con chi inserisce i Sabaton all’interno del filone power metal?
“Ci consideravamo una power metal band all’inizio della nostra carriera e molti continuano a definirci in questo modo, ma sinceramente non riconosco i Sabaton in questa descrizione per due ragioni: le due caratteristiche principali delle band che fanno parte del filone power sono le linee vocali altissime e i testi con forti richiami al fantasy. Non credo che queste due caratteristiche si avvicinino al nostro stile! Preferisco senza dubbio che si dica che suoniamo heavy metal anche perché ci sono talmente tante influenze diverse nelle nostre canzoni che è complicato trovare una descrizione precisa.”

Indipendentemente dal filone, si può dire che i fan non siano particolarmente attratti da cambiamenti stilistici significativi. Credi che l’aver mantenuto un’identità musicale per tanto tempo possa essere uno degli aspetti che hanno permesso ai Sabaton di raggiungere questa popolarità?
“Non saprei. La verità è che noi ci sentiamo veramente vicini a tutto quello che succede attorno alla band, perché gestiamo in prima persona i rapporti con l’esterno, ovvero il sito internet e tutti i social. Negli ultimi diciassette anni ho risposto personalmente a tutte le email scritte dai nostri fan. Ciò ci permette di conoscere nei dettagli la reazione dei fan a quello che facciamo e per noi è un indicatore molto importante dell’efficacia delle soluzioni intraprese. I Sabaton ascoltano i loro fan e si comportano di conseguenza.”

La vostra crescita è confermata da tutta una serie di eventi che portano il brand Sabaton, come la vostra crociera, il vostro festival, addirittura la vostra radio. Quale sarà il prossimo?
“Ah ah ah, ho veramente tante idee, ma è importante portare avanti un progetto alla volta. Se vogliamo restare una volta di più in campo militare, il primo obiettivo era conquistare l’Europa perché era il nostro continente ed era sicuramente la missione meno dispendiosa, da ogni punto di vista. Una volta raggiunto l’obiettivo abbiamo iniziato a pensare all’America e direi che abbiamo consolidato la nostra posizione. Il passo successivo riguarda l’Asia e ci stiamo lavorando. Nel passato abbiamo rifiutato tante offerte per andare a suonare in Giappone, ma non ci sentivamo pronti, non avevamo ancora i muscoli perché è necessario costituire una base fedele nei territori in cui andiamo a suonare. L’anno scorso abbiamo fatto il nostro primo tour giapponese e volevamo lasciare un ricordo indelebile nei nostri fan per cui abbiamo organizzato una scenografia spettacolare!”

Pär, sembra quasi di sentir parlare un generale, uno stratega militare. Tutto è pianificato nei minimi dettagli.
“Sono il manager della band. Ho avuto una visione su come portare avanti la band e l’ho sempre seguita, a volte senza curarmi troppo delle opinioni altrui, come quando ci consigliavano di evitare l’America perché ritenevano che la nostra musica non fosse adatta a quei mercati. Abbiamo seguito la nostra strada e direi che i risultati parlano da soli.”

Quali sono le tue influenze musicali? Quello che ascoltavi 17 anni fa, ha influenzato il tuo modo di intendere la musica?
“Ho iniziato a suonare quasi per caso. Quando andavo a scuola portavo i capelli lunghi e proprio per questa ragione mi proposero di entrare a far parte di una band. Non sapevo suonare, ma mi dissero che non era importante! In realtà io volevo cantare, perché i miei principali idoli erano cantanti come Sebastian Bach, Dee Snider, Axl Rose. Adoravo l’energia che emanavano, la loro attitudine on stage era impressionante ed è proprio questo il motivo per cui amo l’heavy metal! Questa è la sua essenza: energia e potenza ed è questa attitudine che ha influenzato il mio modo di vedere i Sabaton. Se un giorno non potessi più suonare nei Sabaton e mi venissero offerte due alterative, ovvero suonare un altro genere musicale o andare a lavorare in ufficio, credo seguirei la seconda strada. Per me la cosa importante non è suonare, ma è suonare heavy metal!”

Come fate a trovare sempre nuovi argomenti correlati alla guerra da utilizzare come testi per le vostre canzoni? Immagino che ci siano lunghe ricerche dietro ai temi trattati nei brani.
“Sfortunatamente fin dalla comparsa dell’umanità sulla terra una delle attività preferite dagli uomini sembra essere stata proprio la guerra e sono stati scritti migliaia di libri. Inoltre ogni giorno si riempiono nuove pagine che raccontano di nuovi episodi di guerra. Come vedi il bacino da cui attingere non solo è illimitato, ma continua ad aumentare ogni giorno. La pace universale non è compatibile con il genere umano, quanto meno non credo che potrò mai esserne testimone. La nostra finalità consiste nel trovare il giusto angolo, un punto di vista interessante che ci permetta di descrivere quanto accaduto senza voler assolutamente prendere una posizione. Non conosciamo così bene tutti gli eventi bellici, in special modo quelli avvenuti fuori dalla Svezia o dall’Europa. Inoltre non abbiamo tempo di leggere tanti libri di storia, ma quando viaggiamo ci capita spesso di ricevere libri, DVD che trattano certi argomenti e quando troviamo un tema interessante lo approfondiamo. Inoltre riceviamo una mano anche dai nostri fan che ci scrivono suggerendo temi e particolari eventi.”

Ci troveremo mai davanti a un album dei Sabaton con testi ispirati ad argomenti diversi?
“Potremmo sicuramente utilizzare temi diversi per i nostri testi, ma crediamo che la guerra sia un argomento interessante per noi come per i fans. Di cos’altro potremmo scrivere? Non ci piacciono i temi fantasy e più in generale quelli legati alla finzione. Non vogliamo spiegare a chi ci ascolta quali siano le cose giuste e quelle sbagliate da fare nelle loro vite private. Se ci verranno buone idee potremmo anche introdurre dei cambiamenti importanti, ma fino ad allora credo che l’argomento dei nostri testi resterà vincolato per parecchio tempo.”

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È stato facile scrivere i brani di ‘The Last Stand’? Non sentivate una certa pressione dopo il successo ottenuto con gli album precedenti?
“È ovvio che ci sia un po’ di nervosismo, ma nel momento in cui ci rendiamo conto che abbiamo un’idea vincente tutte le preoccupazioni spariscono e la musica comincia a fluire in modo costante. Diciamo che abbiamo bisogno di un punto solido da cui partire.”

Se tralasciamo il primo periodo della band, da lì in avanti avete pubblicato un album praticamente ogni 18 mesi. È difficile essere così prolifici?
“Joakim è il principale compositore della band. Ha sempre tantissime idee, ma prima di iniziare veramente a lavorarci ci confrontiamo e gli do la mia opinione. A volte si prosegue, mentre in altre circostanze accantoniamo l’idea. La cosa strana, a proposito di Joakim, è che scrive meglio quando è sotto pressione e ti racconto un episodio. Avevamo deciso con un anno e mezzo di anticipo la data di uscita di quest’album e quando Joakim l’ha saputo si è messo a scrivere, ma le idee migliori sono emerse quando mancavano solo due settimane al momento in cui avevo prenotato lo studio di registrazione. Per me la programmazione è un aspetto fondamentale. Potrei già dirti oggi dove suoneremo tra dodici mesi! Questo ci permette di organizzare meglio la nostra vita al di fuori dei Sabaton ed è molto importante quando ci sono delle famiglie. Fino a cinque anni fa ciò non era possibile, perché erano gli altri a comunicarci quando potevamo andare a suonare e dove. Ora la vita è nettamente migliore!”

Colgo lo spunto dalla tua affermazione non per chiederti dove suonerete il prossimo anno, ma per commentare il vostro prossimo tour che vedrà gli Accept come special guest. Cosa pensi a proposito del fatto che il vostro gruppo di supporto ha iniziato a suonare 40 anni fa?
“Adoriamo gli Accept che sono per noi una grande fonte di ispirazione! So perfettamente che ci sono parecchie persone che non possono accettare il fatto che una band storica come gli Accept apra per i Sabaton, ma se esamini attentamente la questione ti renderai conto che si tratta di una circostanza vincente per noi ma anche per loro! Gli Accept si troveranno a dover suonare per tantissimi nuovi fan che potrebbero tramutarsi in un nuovo target. I tempi cambiano e se per noi due il gruppo tedesco è una leggenda del metal, non possiamo dimenticare che ci sono tante persone che assistono ai nostri show che sono troppo giovani per conoscere bene gli Accept. Per noi sarà fantastico suonare dopo di loro perché dovremo dare veramente il massimo per essere al loro livello. Ma il vero vincitore è il pubblico che si troverà ad assistere al concerto di due grandissime band.”

È indubbio che uno di momenti più critici della band si sia verificato nel 2012, quando ben quattro membri lasciarono la band. Non voglio andare a risollevare le ragioni alla base di questa separazione, ma vorrei chiederti se in quei giorni hai mai pensato che si potesse trattare della fine della band.
“Assolutamente si! C’era la consapevolezza che qualcosa stava accadendo, c’era qualcosa nell’aria perché c’erano molte lamentele. Io cercavo di prendere tempo, affrontando un problema per volta. Quando stavamo completando i brani di ‘Carolus Rex’ ero certo che quell’album ci avrebbe portato al livello successivo, ma l’obiettivo richiedeva il massimo sforzo da parte di tutti anche per quanto riguardava le date dal vivo per supportare l’album. Non ho sentito la mia stessa convinzione da parte di altri membri, che non volevano impegnarsi in profondità e che quindi decisero di lasciare la band durante le registrazioni. Joakim ed io decidemmo di proseguire con le registrazioni e completammo il lavoro. A quel punto potevamo pubblicarlo dicendo che era l’ultimo album dei Sabaton, oppure riformare la band. Provai a chiamare alcune persone e dopo tre telefonate la band era nuovamente ‘alive and kicking’!”

Te l’avranno già chiesto centinaia di volte, ma come è nato il nome Sabaton? C’è un legame con qualche altra band?
“Il nome è nato in modo spontaneo, perché suonava bene e esprimeva un certo senso di potenza ed energia. Un amico disegnò il logo per noi e ne fummo soddisfatti. So che ci sono state tante persone che hanno fatto dei paragoni con un’importante band inglese, ma ti posso assicurare che non c’è nessuna connessione con i Black Sabbath. Alla fine la cosa importante è che il nome resti in testa e se ciò è avvenuto grazie all’assonanza con i Black Sabbath, la cosa non mi interessa.”

In un certo senso c’è un forte legame tra i Sabaton e l’Italia, perché il vostro primo album ‘Fist For Fight’ venne pubblicato dall’etichetta italiana Underground Symphony nel 2000. Quali sono i tuoi ricordi di quel periodo?
“La cosa divertente è che in quell’occasione Maurizio sottoscrisse un contratto con tre diverse band provenienti dalla nostra città, Falun: Cryonic Temple, Orphan Gypsy e Sabaton. Avevamo mandato il nostro demo a tutte le case discografiche del mondo, ma Maurizio Chiarello fu l’unico che ci rispose. Avremmo dovuto pubblicare con Undergound Symphony anche ‘Metalizer’ ma poi ci furono dei contrattempi e nel 2007 acquistammo i diritti su quell’album. A volte ci capita che qualche fan venga da noi per farsi autografare le copie originali di ‘Fist For Fight’ . So che è una rarità molto ricercata dai collezionisti anche se ne furono stampate alcune migliaia di copie. Il vero oggetto del desiderio sono le copie originali del primo demo, quelle che ho regalato a decine di persone allo Sweden Rock Festival del 1999.”

Siamo alla conclusione Pär, c’è qualcosa che vuoi aggiungere per i nostri lettori?
“Certamente! Voglio dare un appuntamento a tutti i fan per il 25 gennaio 2017 al Live Club di Trezzo. Ci sarà da divertirsi!”

Line up:

Joakim Brodén – voce
Pär Sundström – basso
Chris Rörland – chitarra
Hannes van Dahl – batteria
Tommy Johansson – chitarra

Discografia:

Fist For Fight (2000)
Primo Victoria (2005)
Attero Dominatus (2006)
Metalizer (2007)
The Art of War (2008)
Coat of Arms (2010)
World War Live: Battle of the Baltic Sea (2011)
Carolus Rex (2012)
Swedish Empire Live (2013)
Heroes (2014)
Heroes on Tour (2016)
The Last Stand (2016)

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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