Loud Reports

SABATON + ACCEPT – Il report del concerto @ Live Club, Trezzo Sull’Adda (Mi) – 25.01.2017

Offre davvero un bel colpo d’occhio il Live Club di Trezzo questa sera. L’occasione è ghiotta, per tutti i gusti. Di scena i Sabaton, forse la band che meglio ha saputo sfruttare l’appeal che l’heavy metal continua ad avere sulle nuove generazioni. Assieme a loro, in rappresentanza di una generazione che non ha intenzione di abdicare, gli Accept, ovvero la band che un certo tipo di heavy metal l’ha creato, e che da trent’anni più o meno ininterrotti lo porta in scena. Dell’ordine di apparizione delle due band si è parlato molto, dimenticando forse che è il mercato che detta i suoi equilibri, e che non per forza suonare prima significa rinunciare al proprio ruolo e alle proprie prerogative…

Ma tant’è, gli ingredienti per una bella serata di metallo ci sono tutti. E come cominciare nel modo migliore se non con un gustoso antipasto? Che prende la forma dei Twilight Force, alfieri di un autoproclamato “adventure metal”. I sei svedesi portano all’estremo gli elementi fantastici e favolistici dell’heavy metal, con un look a metà tra l’elfico e l’extratterrestre. Confinati in una porzione di palco davvero misera, cercano di scaldare il pubblico con la loro musica immediata quanto scontata, ma comunque capace di coinvolgere un pubblico che li segue con simpatia. Non si prendono sul serio e si vede, la loro offerta musicale sfora spesso e volentieri nel pacchiano, ma i ragazzi delle prime file mostrano di apprezzare e la prima mezzora va piacevolmente in archivio.
Con gli Accept va in scena uno spettacolo ben diverso, in cui la sostanza predomina decisamente sulla forma. E di che sostanza si tratti, bastano le prime note di ‘Stampede’ a dimostrarlo. In questo ruolo, i panzer tedeschi hanno meno tempo del solito a disposizione e intendono sfruttarlo fino in fondo: l’interazione viene ridotta al minimo – non che Tornillo di solito sia un chiacchierone – in favore di un’ora secca di puro e quadrato metallo teutonico. Al centro della scena come sempre Wolf Hoffmann e Peter Baltes, padroni assoluti di una band che è garanzia di sicurezza. E non per forza di nostalgia, se consideriamo che il materiale nuovo trova il suo spazio tra i classici del passato – che Mark Tornillo interpreta con l’irruenza di un giovane Udo, anche se non sempre in modo impeccabile. Convince Christopher Williams alla batteria, mentre Uwe Lulis alla seconda chitarra appare ancor più sacrificato rispetto a quanto capitava ad Herman Frank. La setlist è inattaccabile, arrivano solo highlight dal presente e dal passato, ed anche il solo di Wolf Hoffmann si fa ascoltare, con la sua ripresa di temi classici. Temi classici che sono alla base di ‘Metal Heart’, con la melodia di ‘Per Elisa’ cantata a gran voce da tutto il Live. E lo stesso accade con le conclusive ‘Teutonic Terror’ e ‘Balls To The Wall’, presente e passato della band racchiusi in dieci minuti di climax metallico assoluto. Esibizione intensa e potente, ma non c’era da attendersi altro.
Come dai Sabaton non ci si può attenderte nulla che non sia uno show spettacolare e sopra le righe. E tutto comincia dallo stage, occupato militarmente – è il caso di dirlo – da casse di munizioni con un carro armato centrale, su cui viene montata la batteria di Hannes Van Dahl. Con ‘In The Army Now’ – Bolland, poi Status Quo – anche l’intro è in tema… Da ‘Ghost Division’ in avanti è tutto uno scoppio di energia, tra effetti speciali e tanto sudore, profuso in quantità da un Joakim Broden padrone assoluto della scena. La loro musica è trascinante, immediata, ideale per essere riproposta dal vivo, ed il pubblico si scalda immediatamente, per nulla disturbato dalla grande quantità di campionamenti. ‘The Battle Of Bannockburn’ viene accompagnata dal battito delle mani di tutto il Live, ed è forse l’esempio perfetto della ricetta musicale della band svedese: un pezzo elementare, ritmato, che proposto nel modo giusto diventa irresistibile. Non mancano i siparietti tra i membri della band, che mostrano di saper scherzare oltre che di poter intrattenere con cognizione di causa un pubblico tanto caldo quanto rumoroso. ‘The Last Stand’ e ‘The Lost Battalion’ ci portano al nuovo album, inframmezzate da due piccoli classici come ‘Carolus Rex’ e ‘Lion From The North’. Una pausa arriva con la versione acustica di ‘The Final Solution’, che vede Joakim cimentarsi alle tastiere citando anche la vanhaleniana ‘Jump’ – in un intermezzo quasi cabarettistico con il chitarrista Tommy Johansson. Ma è solo una pausa, perché le ostilità riprendono con ‘Resist And Bite’. Davangi al palco c’è una piccola marea umana: è un pubblico praticamente in delirio ad accogliere la fine della parte regolare dello show con il consueto scetticismo. Giustificato, perché bastano pochi minuti perché la band riappaia per ‘Primo Victoria’, ‘Shyroiama’ e la conclusiva ‘To Hell And Back’. Tutto a scaldare ancor più un pubblico già vicino all’ebollizione. Discutibili musicalmente quanto si vuole, ma i Sabaton questa sera hanno impartito una nuova – l’ennesima – lezione di spettacolarità metallica – e si sa che nell’heavy metal lo spettacolo non può e non deve mancare. Serata intensa e piacevole, dal primo all’ultimo minuto – chi ha deciso di passarla al Live Club non se n’è pentito di certo.

Foto di Luca Bernasconi

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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