Loud Reports

ROTTING CHRIST – Il report del concerto @ Traffic live, Roma – 10.03.2017

Una line up serratissima per questo colpo di coda del tour europeo dei Rotting Christ “Thy mighty Italian Rituals”: cinque bands in poco più di 5 ore, con una puntualità quasi nordica che pochi si sarebbero aspettati. Mezz’ora di tempo concessa ai baresi Nomura e il loro hardcore spennellato di Black per presentare i brani del loro debutto e poi si passa agli Scuorn. Nonostante sia abbastanza presto, già alle 21:00 il Traffic è quasi pieno e il pubblico pronto a lasciarsi coinvolgere dalle atmosfere del progetto Parthenopean Epic Black Metal del mastermind Giulian. Apprezzabile la volontà di non fare i finti norvegesi e invece creare un qualcosa legato alla propria terra… forti della lezione di Inchiuvatu (e di un pubblico portato da casa) gli Scuorn fanno muovere il culo quasi a tutti con gli strumenti e le melodie proprie della tradizione. Arriva il momento degli Shadowthrone, nuova band di Steph, già chitarrista dei Theatres des Vampires. Precisi, discreti, senza mai strafare incantano il pubblico con la loro capacità esecutiva, sempre ben dosata e mai invadente. La loro attitudine misurata potrebbe essere interpretata come un limite, ma la vedere musicisti capaci sul palco, consci delle proprie abilità e possibilità espressive è sempre un bello spettacolo. Il black metal dalle sfumature thrash degli Shadowthrone lascia il posto al black death dei Dewfall, preceduti sul palco solo dall’imponente asta del microfono che a più riprese fungerà da timone e da nascondiglio per il frontman Vittorio. La band barese propone quel po’ di “nordicità” che quando si parla di questo genere aleggia sempre come un avvoltoio e se mal dosata può rendere anche ridicole determinate esibizioni, non è questo il caso fortunatamente. Le rune Dagaz e Fehu campeggiano nel logo alle loro spalle, come pure sui polsini dei musicisti che sempre in movimento, coinvolgenti e precisi regalano alla platea del Traffic un’esibizione impeccabile, impreziosita dalla cover dei Celtic Frost (si pronuncia keltIk fɹɒst, con la K, per chi ancora si ostina a pronunciare selticfrost) ‘Circle of the Tyrants’. Il pubblico partecipa e si lascia andare del tutto al riffing del quintetto levantino, la cui performance è, come sempre, emozionante e coinvolgente. È mezzanotte e, quasi in perfetto orario, entrano in scena i Rotting Christ che per questo ‘Thy Mighty Italian Rituals 2017’ rispolverano l’album di debutto ‘Thy Mighty Contract’ impreziosendolo con ‘Non Serviam’ dall’omonimo album del 1994 (immancabile in ogni live) ‘In yumen xibalba’ , ‘Grandis Spriritus Diavolos’ e Χ Ξ Σ ( proposta tra i bis) tratte da Κατά Τον Δαίμονα Εαυτού (Kata Ton Daimona Eaytoy)” del 2013 e alcuni brani dall’ultimo disco ‘Rituals’ per non parlare della chicca di ‘Societas Satanas’ del progetto ‘Thou Art Lord’ . Se con i vecchi pezzi si scatena il putiferio è con i brani più moderni che il pogo si fa di un’ignoranza indicibile, fomentato dalle energiche urla di Sakis e dalle braccione di Vagelis che fa segno di darci dentro. Molte le donne sotto al palco ad elemosinare l’attenzione dell’acheo scimmiesco che le guarda tutte e non ne accontenta nessuna. Sakis tiene sempre alta l’attenzione del pubblico per tutti i settanta minuti della performance con i suoi sorrisi da bravo ragazzo, le incitazioni in italiano (“Uno, due, tre e quattro…”) qualche bestemmia qua e là e le sue grida lancinanti. Nonostante la stanchezza, le orecchie malandate e i piedi doloranti, le tipe urlanti, i Rotting Christ riescono a far sentire il loro calore fino alle ultime file, lasciando a intendere che anche se si è satanisti e si parla di determinati argomenti non si mangiano i bambini, non si fanno sacrifici di sangue e non necessariamente bisogna essere idioti. Anzi, danno prova in sede live come sugli album che, per parlare di certe cose, non serve il trucco sul viso, provenire da terre gelide e aride, né essere cafoni, misantropi e odiare tutti. Si può parlare di occulto, credere in qualcosa di diverso dalle convenzioni religiose con il sorriso sulle labbra, gli occhi e i capelli neri di chi vive al sole e ama la vita, si può cercare il contatto con le persone e rimanere fedeli a se stessi senza impersonare qualcuno che non si è. Con ‘Non Serviam’ il pubblico esplode, canta, poga sentendo per un attimo tutta la potenza della frase pronunciata dal Lucifero miltoniano che, in un attimo di superbia, si rifiuta di servire il suo creatore: e tutti noi siamo qui per questo, perché non vogliamo servire, perché ci sentiamo speciali e fuori dal comune, perché non abbiamo padroni. È questo che la band dei fratelli Tolis ci fa sentire: ci fa assaporare il gusto dolce della ribellione, il piacere della disobbedienza. E cosa significa amare il metal se non tentare di disobbedire?

Nota di merito per il Traffic, che negli ultimi dieci anni ha portato a Roma il meglio della scena estrema.

Testo e foto di Mara Cappelletto


Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

Post precedente

THUNDER AND LIGHTNING - 'The Ages Will Turn'

Post successivo

INCHIUVATU - Il nuovo EP 'Via Lucis' in arrivo