Loud Reports

ROSS THE BOSS – Il report del concerto @ Circolo Colony, Brescia – 24.03.2017

Tripletta italiana per l’ex chitarrista dei Manowar e la sua band nuova di zecca. C’è molta curiosità attorno a queste tre date, concentrata in particolare sul nuovo cantante. Se Rhino e Mike LePond sono nomi conosciuti e dal punto di vista tecnico più che una certezza, Marc Lopes è sconosciuto ai più, ed i fortunati che hanno avuto la possibilità di assistere alle date di Ross The Boss nel 2016 si chiedono come farà Lopes a reggere il confronto con Mike Cotoia, altrettanto sconosciuto inizialmente, ma incredibilmente convincente dal punto di vista vocale. Ma andiamo per gradi, concentrandoci sulla data di Brescia, che ha aperto la porzione italiana del ‘The Discipline Of Steel’ tour.
Il Colony è ancora abbastanza vuoto quando iniziano i toscani Athrox. Arrivano da Grosseto, alle mie orecchie sono assolutamente ignoti, e probabilmente mi sono perso qualcosa. Il loro suono mescola metal classico e thrash, la loro presenza sul palco è interessante, e soprattutto il loro materiale appare valido. Ben concepito, ben suonato e ben cantato da un vocalist che si rivela anche ottimo frontman. La mezzora a loro disposizione fila via molto veloce, lasciando un impressione più che positiva. Gli Ancillotti hanno accompagnato Ross The Boss per una buona porzione del tour, e questa sera tocca ancora a loro. Sono sempre stati un’ottima live band, ma l’esperienza di questo tour li carica se possibile ancor di più. Compatti e potenti, sfruttano al meglio il capiente palco del Colony per offrire al pubblico una piccola grande lezione di classico heavy metal. Spinti dal possente drumming di Brian e dal basso pulsante di Bid, con un Ciano in serata di grazia alla chitarra ed il solito mastodontico Bud al centro della scena, ci regalano una manciata di pezzi tratti dai loro due album, con il picco nelle conclusive ‘Legacy Of Rock’ (“un legame inscindibile ci unisce”, le sentite parole del Bud quando la presenta) e ‘Bang Your Head’. Non serve stasera per scoprirlo, ma gli Ancillotti sono una delle migliori live band in circolazione oggi. Il locale bresciano si affolla quando sale sul palco Ross The Boss e la sua band. Prima curiosità, Marc Lopes con il suo ciuffo bianco ricorda molto Alex Skolnick dal punto di vista fisico… Si parte con ‘Blood Of The Kings’ e l’emozione è subito forte. Ross è concentrato sulle sue corde, Rhino è potente come un tempo dietro le pelli, Mike LePond appare rilassato ma sempre tecnicamente sul pezzo. La prima sorpresa arriva con l’antica ‘Death Tone’ seguita dalla splendida ‘The Oath’. Lopes è più sporco di Cotoia, ha una presenza sul palco infinitamente superiore, ma non arriva alla perfezione vocale del suo predecessore. Ma ci sta dentro, come si suol dire, e si fa onore su una scaletta costruita per soddisfare i desideri di tutti. Gli hit dei primi sei album dei Manowar arrivano tutti o quasi, Ross The Boss è sempre ispirato e risentire pezzi come ‘Thor (The Powerhead)’ è sempre una grande emozione. ‘Each Dawn I Die’ e ‘Gloves of Metal’ rappresentano forse il momento più squisitamente epico del concerto, con le loro sonorità cupe e rallentate. Rhino si concede un interessante drum solo prima di ‘Fighting The World’, forse l’unico brano realmente inutile della serata – i Manowar hanno scritto molto di meglio, non credo di essere l’unico a pensarlo… ‘Metal Daze’ e ‘Battle Hymn’ rimettono a posto le cose prima di una breve pausa e della conclusiva ‘Hail And Kill’, introdotta da un lungo fraseggio chitarristico di Ross. E si chiude un concerto intenso e ricco di emozioni, un riuscito salto nel passato di una band che purtroppo ha lasciato da tempo queste coordinate sonore. Ross ha il diritto di ricrearle e questa sera ci è riuscito appieno. Volevamo emozioni, sono arrivate emozioni. La grande musica è soprattutto questo.

Foto di Luca Bernasconi

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

Post precedente

WINDSWEPT – ' The Great Cold Steppe’

Post successivo

SEVEN STEPS OF HORROR - Festival con ALEPH a Bellinzago Lombardo (Mi)