Loud Reports

ROCKLAND METAL FEST 3 – Il report del festival @ Dagda Live Club, Borgo Priolo (Pv) – 12 + 13.05.2017

Il Rockland Metal Fest giunge quest’anno alla sua terza edizione e, grazie all’infinita passione e all’impegno costante dell’organizzazione e dello staff del Dagda, potrà contare in questo 2017 su due nomi di assoluto peso e fama mondiale come Rage e Moonspell. Le due band pluriacclamate saranno precedute da una buona compagine di band nostrane (e una svedese), scelta questa che non fa altro che evidenziare quanto sia sempre importante dare spazio ai musicisti italiani e alle loro proposte spesso intriganti e di alto livello. Da favola la location scelta per questa due giorni di birra e metallo, quel Dagda Live Club incastonato tra le colline ed i vigneti dell’Oltrepò pavese e circondato da ampi spazi verdi ideali per fare due passi prima di varcare le porte del locale. Non dimentichiamoci dello staff, sempre disponibile e amichevole con tutti e pronto a soddisfare ogni richiesta ed a inondarci di ottima birra artigianale a oltranza. Bravi!

Venerdì 12 maggio (Foto di Sandro Buti)

L’arduo compito di dare il là alla kermesse spetta ai veneti Sinphobia, validissima band dedita ad un death-groove metal di grande impatto e presenza on stage. Purtroppo molti problemi tecnici funestano la già di per sé breve esibizione del combo veronese. Riusciamo ad ascoltare per intero solamente due o tre brani, dato che i continui problemi all’amplificatore ed al microfono non hanno reso possibile un più fruibile svolgimento dello show. Peccato… Tocca ora agli Hour Of Penance, ormai dei veterani all’interno del panorama death italiano e vere e proprie macchine tritatutto on stage. Per una quarantina di minuti le mura del Dagda hanno tremato sotto gli incessanti colpi mortali di Giulio Moschini e soci, forti del nuovo entusiasmante ‘Cast The First Stone’. La prima band straniera di questa due giorni musicale sono i bathoryani Ereb Altor, quattro cupi vichingoni svedesi totalmente asserviti al culto della creatura metallica di Mr. Quorthon. Il loro viking-epic metal crea delle atmosfere gelide e nordiche che calano come tenebre senza fine sul locale, luogo di culto in cui la band sta celebrando stasera il suo rituale. La presenza di più voci crea un tappeto sonoro veramente solido e sognante, che riporta alla mente le oscure lande scandinave popolate da chissà quali creature maligne. Purtroppo l’incantesimo viene spezzato a pochi minuti dalla fine: per non meglio specificati ritardi accumulati durante la giornata agli Ereb Altor viene tolta la corrente nel bel mezzo dell’ultimo brano, lasciando il gruppo basito sul palco e un po’ più incazzato nei minuti successivi. Nonostante questo piccolo contrattempo i nostri si sono fatti, grazie al loro stile così evocativo, degni portatori di miti antichi e misteriose leggende nel tempo a loro concesso. Speriamo di rivederli presto dalle nostre parti. Con una mezz’ora di ritardo ecco che gli headliner di questa prima (già memorabile) giornata di festival prendono posto sul palco. I Rage stanno vivendo una nuova età dell’oro, grazie anche a due innesti mica male come il chitarrista Marcos e il tellurico batterista greco Vassilios, musicisti di grande spessore tecnico e sempre portatori di un contagioso entusiasmo on stage. Ovviamente le danze non possono cominciare senza il buon Peavy ed il suo fido basso compagno di così tante battaglie. L’esibizione di questa sera è pura adrenalina, litri di sudore versato come sei i trent’anni e passa sul groppone del mastodontico singer non si siano mai fatti sentire. Una scaletta incredibile che ha pescato praticamente da tutti i lavori della band teutonica (i brani del nuovo ‘The Devil Strikes Again’ spaccano veramente il chiulo) e ha riesumato classici come ‘The Pit And The Pendulum’ e l’inno ‘Don’t Fear The Winter’, ciliegina sulla torta del loro ennesimo show italiano. Passano spesso dalle nostre parti, ma la carica che riescono a trasmettere ogni volta che mettono piede su un qualsiasi palco tricolore aumenta ogni volta di più, riuscendo ad ipnotizzarci e a farci entrare nella loro dimensione musicale, farci sentire 100% parte dello show. Aspettiamo ora con ansia il nuovo album previsto per il prossimo luglio, dimostrazione del fatto che l’ispirazione e la voglia di andare avanti non manchino affatto a questi tre leoni germanici.

Sabato 12 maggio (Foto di Dagda Live Club)

Oggi fa caldo, molto caldo e per combatterlo servirà birra, molta birra. Scherzi a parte, finalmente dopo giorni e giorni di pioggia e giornate grigie il sole torna a fare capolino tra le ridenti colline di Borgo Priolo, riscaldando le membra e i cuori dei poveri metaller reduci da una notte di gelo nell’area campeggio messa a disposizione dall’organizzazione. Come le lucertole ci adagiamo delicatamente su qualche sedia per ricaricarci di luce solare e calore ed ecco che siamo pronti per affrontare la seconda e ultima giornata di festival. Iniziamo con due giovani band liguri, pronte a dimostrare il loro valore e cariche come delle molle. Si parte con il folk metal sinfonico dei Winterage, non una proposta originalissimissima ma veramente catchy dal vivo, con il violino di Gabriele sugli scudi per tutta la durata dello show. Gruppo da supportare e che si muove veramente bene nonostante la giovane età. Prendiamo ora sentieri (eheh) più estremi con i Path Of Sorrow ed il loro death metal melodico tinto di thrash. La loro esibizione è un tornando che arriva e spazza via qualsiasi cosa si trovi sulla sua marcia (a parte le tonnellate di focaccia genovese portata dalla band e che sono sopravvissute fino al famelico assalto notturno…grazie ragazzi), non facendo prigionieri e rivelandoci una delle più solide band su cui l’underground italiano può e potrà contare. Avanti così e vedrete che le soddisfazioni non tarderanno ad arrivare! Spostiamoci ora a Roma con il doom dei Doomraiser, cult band italiana che negli anni ha saputo costruire uno stile personale e ricercato, proposto magistralmente questa sera sul palco del Dagda. L’aria si fa subito pesante ed opprimente, la voce disperata di Cynar si accompagna al suo disturbante synth e va così a creare uno scenario musicale unico, che ci rapisce con le sue spire mortali e infernali e ci sbatte senza pietà nelle più dannate profondità delle nostre anime. Solidi e unici come sempre. In una parola Doomraiser. Rimaniamo nella capitale con i The Foreshadowing, già visti qualche mese fa al live di Trezzo sempre in compagnia dei Moonspell. Sia a ottobre che questa sera non siamo riusciti ad apprezzarli appieno, ma stiamo parlando di meri e puri gusti personali. La qualità non si discute e sono tanti i fan della band capitolina accalcati sotto lo stage per godere di ogni singola nota sprigionata dagli ampli dei sei musicisti. L’ora è giunta, un Dagda stra pieno è pronto ad accogliere una delle band più iconiche della storia del metal, veterani del gothic metal e tra le più espressive su disco e sul palco: signore e signori i Moonspell! Fernando ed i suoi fidi compagni di numerose battaglie ci regaleranno questa sera una setlist magica, unica nel suo genere e irripetibile. Un mix letale di brani estratti dai capolavori ‘Wolfheart’ e ‘Irreligious’ ci verrà scagliato addosso senza nessuna pietà. Non si può rimanere indifferenti davanti a classici del genere come ‘Opium’, ‘Awake’, ‘Mephisto’ e ‘Alma Mater’ (cantata da TUTTI i presenti), classici che trovano il proprio contraltare nei pezzi proposti durante il succoso bis che ha visto i Moonspell ripescare brani dell’ultimo ‘Extinct’ e la sempre killer ‘Night Eternal’. Il sigillo ‘Full Moon Madness’, una delle canzoni più belle mai composte da una band metal, mette la parola fine a questo dono che i Moonspell hanno confezionato apposta per noi. La band lusitana si prenderà un periodo di pausa estivo per dedicarsi alla stesura del prossimo lavoro dedicato al terremoto che sconvolse Lisbona nel 1755 e per passare un po’ di (meritato) tempo con famiglie e parenti. Ci hanno lasciato come temporaneo testamento questo show ai limiti dell’umano, come sempre orchestrato alla perfezione e ricchissimo di pathos. Se sono e saranno sempre i Moonspell un motivo c’è…

Un’altra edizione del RockLand Metal fest va in archivio. Porteremo con noi solamente buoni ricordi di questi due giorni passati tra vecchi e nuovi amici e trascorsi godendo sotto un’incessante pioggia di note e birra. Ancora una volta applaudiamo il Dagda e tutto lo staff e tutte le band che si sono alternate tra venerdì e sabato. Il metal (soprattutto quello tricolore) non è morto, è qui ed è più vivo ed affamato che mai. Ciao!

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

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