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ROCK GODDESS – ‘It’s More Than Rock’n’Roll’ EP

Londra, 1983. Dopo l’obbligatoria gavetta, le Rock Goddess arrivano al debutto ufficiale. Un EP e due album, nel corso degli stessi dodici mesi. Altri tempi, ma intorno a loro c’è grande curiosità. Oltre a un certo alone di culto, spiegabile solo in parte con il fatto di essere una all-girl band. Ci sono anche le Girlschool, ma Jody Turner e le sue compagne, con la loro aria da lolite, catalizzano l’attenzione dei media. Senza per nulla trascurare la musica, tanto che ancora oggi a ‘Rock Goddess’ e ‘Hell Hath No Fury’ gli estimatori di certo non mancano. Dal 2013, le Rock Goddess sono di nuovo in attività, peraltro in formazione originale – oltre a Jody troviamo la sorella Julie alla batteria e Tracey Lamb al basso. E dopo una manciata di esibizioni dal vivo, ecco la prima release ufficiale post-reunion. ‘It’s More Than Rock’n’Roll’ è EP a tre pezzi, praticamente autoprodotto, pensato principalmente a scopo promozionale – limitato a 500 copie fisiche oltre al download. Certo, tre brani dopo trent’anni sono solo un assaggio, ma permettono comunque di riassaporare l’energia di una band che da questo punto di vista non si è mai fatta mancare nulla. La title-track (per cui la band ha realizzato anche un video) è un classico e sfrontato hard rock anthem alla Joan Jett, ‘Back Off’ è un brano quadrato impreziosito da un guitar solo davvero efficace, mentre la conclusiva ‘We’re All Metal’ fa onore al suo nome, strizzando l’occhio ai Twisted Sister – e citando svariate band storiche del passato… L’impressione che lasciano questi tredici minuti è certamente gradevole, anche se appunto, di un semplice assaggio si tratta. Di certo, non è una delusione, ma aspettiamo le Rock Goddess in azione su tempi più lunghi…

Tracklist:
01. It’s More Than Rock And Roll
02. Back Off
03. We’re All Metal

Line-up:
Jody Turner – voce, chitarra
Tracey Lamb – basso
Julie Turner – batteria

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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