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ROADHOG – ‘The Oppressors’

C’erano una volta gli anni Ottanta. E’ una cosa che si sente dire spesso, e sono tante le band che in un modo o nell’altro si ispirano a quella fantastica decade che ha di fatto forgiato l’heavy metal come lo conosciamo oggi. C’è stata la NWOBHM che ha dato il via a tutto il movimento, c’è stata una ricchissima scena negli States che non ha mai spesso di produrre talenti, ma ogni Paese ha dato il suo contributo, grande o piccolo che fosse. E non per forza riconosciuto da subito, almeno a livello commerciale. Preambolo abbastanza general-generalista per parlare dei polacchi Roadhog e del loro secondo lavoro ‘The Oppressors’, pubblicato come il primo dalla Stormspell americana. Che è un’etichetta di culto e quindi ha preso sotto contratto una band che ha tutto per essere di culto. Assolutamente ottantiani, i quattro di Cracovia trovano oggi (in passato avevano addirittura coverizzato i Salem’s Wych) le loro principali fonti di ispirazione da questa parte dell’Oceano, in particolare in Germania. Ma attenzione, tra le note del disco sentirete richiami solo vaghi ai grandi del genere – i primi Running Wild verrebbe da dire… Le band che escono in modo prepotente dall’ascolto di ‘The Oppressors’ sono quelle minori, che ai tempi gli stessi tedeschi trattarono con una certa sufficienza. Faccio qualche nome: Veto, Gravestone, Tyrant, Noisehunter… Band sconosciute ai più, avvolte da un alone di culto per chi invece le conosce ed apprezza. L’heavy metal dei Roadhog è quadrato e lineare, semplice nelle sue strutture, e immediato senza per forza essere scontato. ‘Fall From Grace’ e ‘Fight It Back’ scorrono via spedite, mentre ‘Suffer in Silence’ e la title-track esplorano il mondo del mid-tempo, e sono le più vetero-teutoniche del lotto. Spicca la melodica ‘Children Of The Dark’, con tanto di coro di bambini in sottofondo, ma l’impressione complessiva che ‘The Oppressors’ lascia è decisamente positiva. E l’approccio dei Roadhog, per nulla innovativo, li rende comunque diversi dalla gran parte delle band in circolazione oggi, anche quelle che si autodefiniscono “traditional metal”. Qui siamo più che tradizionali, siamo per certi versi antichi. Ma le cose funzionano, ed il disco non è per nulla male, anzi. Merita un ascolto.

Tracklist:
01. Fall From Grace
02. The Fear
03. Suffer in Silence
04. Black Moon
05. The Oppressors
06. Children of the Dark
07. Fight it Back
08. Set the World on Fire
09. Shadowmaker
10. (Don’t) Follow Them
11. All Hell’s Breaking Loose

Line-up:
Krzysztof “Lawless” Tabor – voce, basso
Przemek “Pemo” Murzyn – chitarra
Maciej “Ogór” Szupik – chitarra
Michał Kozioł – batteria

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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