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RINGS OF SATURN – ‘Ultu Ulla’

Chi vi scrive vaga continuamente tra siti musicali e (sotto mentite spoglie) per forum e discussioni. Compro riviste cartacee, italiane e straniere, parlo di musica con gli amici. Sono metallicamente compulsivo ossessivo. Esiste un “ma”. Ma (eccolo!) grazie a questa “malattia”, riesco a tenermi al passo con i tempi, capire cosa piace e perché. Il mio incubo è interpretare il ruolo che fu di quelle persone che, decenni or sono, provenendo da Deep Purple e Led Zeppelin, non comprendeva il mio amore per Deicide e Morbid Angel. Da quello che ho capito dei Rings Of Saturn, band che non ho mai seguito, l’opinione delle persone si spacca nettamente in due: chi li adora, e chi li prende in giro additandoli come i Dragonforce del death. Ecco, anche qui, specifichiamo. I Rings Of Saturn non fanno death tecnico. Così. Volevo Ricordarvelo. Suonano un deathcore che più deathcore non si può, il tutto farcito da scale musicali sparate alla velocità della luce da chitarre così processate da sembrare un Commodore 64. I Nostri, date le tematiche trattate da sempre, battezzano il loro nuovo genere con il nome di “aliencore” (vi prego uccidetemi). Ammettiamo che non sono malaccio, insomma se non fosse per i loro suoni “a 8 bit” e la sindrome del Lego (la possibilità di smontare e rimontare riff e assoli, scambiandoli tra i brani senza notare la minima differenza nell’economia del brano), alcune idee sarebbero davvero da premiare. Il finale in tonalità “maggiore” del primo brano ad esempio, ci coglie impreparati, ci stupisce in modo positivo. Un brano come ‘Relic’ non è così male, con melodie quasi assimilabili e vocalità bestiali che ci sconquassano per bene. L’inizio di ‘Margidda’ è al fulmicotone, davvero alieno e digitalmente freddo. Ecco, uno dei difetti potrebbe essere l’eccessiva freddezza della band… se non fosse fortemente voluta. Quindi anche li, dobbiamo rimangiarci tutto. Insomma è dura farsi un opinione su di loro. ‘Margidda’ prosegue con ottime idee, e riff in “pedal point” ai limiti del metal più classicamente estremo, il tutto condito in salsa “core” e quindi stop and go a profusione e tutto l’allegro carrozzone al seguito. Non che sia una male (devo ricordarmi di coloro che sfottevano i Deicide! Dannazione). Si parlava di carrozzone? Un musica circense introduce ‘Harvest’ e i soliti effetti da videogame che però, qui portati all’esasperazione, iniziano davvero a spaccare le gonadi. ‘The Macrocosm’ mostra finalmente un po di umanità e calore: un incipit acustica assolutamente piacevole, apre le porte per melodie eseguite dalle chitarre elettriche, qui meno frenetiche e tese, meno artificiali ed extraterrestri. Il brano è una stupenda traccia strumentale, dove finalmente i Nostri (forse non concentrati sull’annichilimento dei terrestri) riescono a rilassarsi e suonare, pur senza snaturarsi, in modo più fluido e “metal”. Inutile dire che con il pezzo successivo (per la legge della compensazione) tutte le loro caratteristiche vengono esasperate. Insomma, forse è questa la parola chiave: esasperazione. La band porta tutto, sempre, all’esasperazione, distruggendo la longevità di questo disco e la pazienza di chi li ascolta e non li capisce. Ora, signori miei, qui dovrò sbilanciarmi e rischiare di essere odiato da una delle due fazioni, perché di mettermi codardamente nel mezzo non ci penso proprio. Insomma, come dire… questo ‘Ultu Ulla’ non mi piace. Ho provato a farmelo piacere, vi ho anche elencato qualche pregio, ma davvero non riesco ad assorbirlo, ad assimilarlo. L’ho ascoltato decine di volte e nelle più disparate occasioni: in doccia, in auto, in cuffia, al lavoro, mentre corro a piedi. Nulla. L’impressione è sempre quella di un gruppo di ragazzini che chiusi nella loro stanza, tra un porno ed una canna, si mettono a fare musica con loro ZX Spectrum. Un disco che dopo questa recensione cercherò in ogni modo di dimenticare. Odiatemi.

Tracklist:
01. Servant Of This Sentience
02. Parallel Shift
03. Unhallowed
04. Immemorial Essence
05. The Relic
06. Margidda
07. Harvest
08. The Macrocosm
09. Prognosis Confirmed
10. Inadequate

Line-up:
Ian Bearer – voce
Lucas Mann – chitarra
Miles Dimitri Baker – chitarra
Aaron Stechauner – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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