Loud Reports

RICHIE KOTZEN – Il report del concerto @ Circolo Magnolia, Segrate (Mi) – 04.09.2017

Se qualcuno di voi ha avuto la fortuna ed il piacere di assistere a qualche lezione di giornalismo, si ricorderà che quando si parla di un report è bene utilizzare la prima persona, questo proprio per enfatizzare la reale partecipazione all’evento, la impressioni colte sul posto, in diretta. Parlando di Richie Kotzen, il sottoscritto non solo parlerà in prima persona, ma vi scriverà con un tono da vero invasato, da fan(atico) della prima ora, da chitarrista da sempre ispirato dall’ex Poison ed ex Mr. Big. Insomma chi vi scrive ritiene che il musicista di Reading (classe 1970) sia uno degli artisti rock più talentati degli ultimi 50 anni. Se non siete d’accordo è semplicemente perché non eravate con me al Circolo Magnolia la sera del 4 settembre. Ma facciamo un passo indietro. Ad aprire per l’ex ragazzo prodigio (iniziò a suonare il pianoforte a 5 anni, prima di scoprire la chitarra elettrica 2 anni dopo) c’è finalmente un gruppo scelto ad hoc. Intendiamoci, non che le band che hanno avuto l’onore e l’onere di aprire per Kotzen negli anni scorsi non siano state all’altezza, ma spesso erano fuori luogo, proponendo generi sicuramente distanti dal mood della serata. Stasera si entra subito in risonanza con le giuste note, grazie agli ottimi The Konincks, band svizzera che pedala a “succhia ruota” nella scia dei Blues Pills, con una cantante davvero posseduta dallo spirito di Janis Joplin. Julia Herzog, questo il nome della sciamanica singer che attirerà su di se l’attenzione di tutti, sembra davvero respirare ciò che canta, ben supportata da una band che a partire dagli strumenti fino a terminare con il look, sembra giunta a noi dagli anni 70. Funky, soul, blues e tonnellate di rock hendrixiano ci scalderanno a dovere prima dell’arrivo di Richie Kotzen (che immaginiamo con un sorriso sornione, mentre si sorseggia il suo amato vino rosso, ascoltare con piacere l’ottimo gruppo che lo precede). Questi ragazzi stasera lasciano il palco da vincitori, sicuri di aver conquistato nuovi fan. Io sono sicuramente tra questi. Noto con piacere rispetto ai tour degli anni precedenti (mi riferisco alle date meneghine) che questa sera il pubblico è decisamente più numeroso, forse (mi suggerisce un amico) anche grazie alla visibilità mainstream che Richie gode grazie ai conosciuti Winery Dogs. Sale sul palco imbracciando la sua splendida telecaster, e nonostante non abbia più (da tempo) i suoi lunghissimi capelli neri e sembra che si vesta gettandosi in un cassonetto dell’immondizia cosparso di colla, riemergendo con quello che gli è rimasto attaccato, non possiamo non notare lo sguardo innamorato di molte donne (e anche di parecchi uomini, me compreso!). Che Richie abbia le sue fasi musicali questo è noto a tutti, ecco che allora se qualche hanno fa sembrò ripudiare gli assoli e le improvvisazioni, puntando moltissimo sulla sua voce e su un approccio POP, ecco che poi abbandona il plettro, re-imparando a suonare la chitarra con un umiltà, una curiosità ed un talento unici. Stasera in quale “fase” troviamo il nostro Richie? In una fase ancora inedita, in cui ride continuamente, balla, saltella, abbandona la chitarra per suonare il pianoforte e lascia (meritatamente) moltissimo spazio al fantastico bassista Dylan Wilson, co-protagonista della serata. Spazio anche per il bravissimo Mike Bennet, che ci delizia addirittura con un assolo di cajon che eclissa gran parte degli assoli di batteria che siamo soliti ascoltare (e spesso subire). Richie suona alla grande, improvvisa tantissimo dandoci l’impressione di divertirsi, alzando la mano per comunicare ai suoi compari quando è ora di terminare il brano. Una serata musicalmente introspettiva con i pezzi più caldi e soul che la splendida voce di Richie può farci sentire, saltando a piè pari due attesissimi brani come la nota ‘Stand’ (che stasera, grazie al feeling creato con il pubblico, avrebbe reso in modo particolare) e ‘Shine’. Poco male, ci accontentiamo di cantare la splendida ‘High’ e ballare sulle note di brani come ‘Bad Situation’, qui suonata con un arrangiamento differente. Mi sono diverto? Direi che è palese. La gente si è divertita? A giudicare dalle facce sorridenti e dai sederi ballerini direi di si. Ora parlate con una persona qualunque che era presente al concerto, e convincetela che Richie Kotzen non è uno dei talenti più fulgidi degli ultimi 50 anni. Buona fortuna illusi.

Foto gentilmente concesse da Elena Anzani


 

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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