Loud Reports

RHAPSODY REUNION – Il report del concerto @ Alcatraz, Milano – 07.06.2017

E’ sempre un piacere entrare all’Alcatraz e trovarlo bello pieno per un concerto metal. Non che da questa serata ci si dovesse aspettare qualcosa di diverso, visto il calibro delle band coinvolte, ma il colpo d’occhio è davvero gradevole. Serata all’insegna del power/symphonic metal, con la tappa italiana del tour Epica/Rhapsody, con un’aggiunta di peso esclusivamente per questa data. Aggiunta che risponde al nome di Labyrinth. Freschi del nuovo ‘Architecture Of A God’, i nostri non si sono fatti scappare l’occasione di promuoverlo davanti a una platea importate, anche se lo spazio a loro disposizione è fatalmente molto ridotto. Solo mezzora per loro, che la band dedica soprattutto al nuovo album, estraendone ben tre pezzi – la già nota ‘Bullets’, ‘Still Alive’ e la più lunga e variegata title-track. Quasi superfluo constatare che il tempo vola, mentre la band propone i suoi brani con grinta e convinzione, oltre alla consueta ottima tecnica. Sulla conclusiva ‘Moonlight’ il pubblico letteralmente si scatena, supportando in modo ottimale un Roberto Tiranti davvero sopra le righe. Cambiano le sonorità con gli Epica ed il loro melodic metal dalle atmosfere sinfoniche. Certo, si tratta di sonorità meno immediate in sede live. ma a una cantante come Simone Simons non è certo la presenza sul palco a mancare. Anche il resto della band fa il suo lavoro, muovendosi molto sullo spazioso stage dell’Alcatraz, con un pubblico che parte con grande calore e poi si fa via via più freddo. Non che sia colpa della band olandese, ma di certo le sonorità variegate degli Epica questa sera appaiono un po’ fuori posto, pur se sempre impeccabili dal punto di vista formale. Una buona parte della scaletta viene dedicata all’ultimo ‘The Holographic Principle’, anche se non mancano i classici del passato – vedi ‘Fools Of Damnation’. La band si sbatte, come detto, ma la reazione del pubblico rimane sempre molto composta, anche e soprattutto verso la fine dello show. E’ indubbio che la gran parte della gente sia qui per i Rhapsody, oggi in versione Reunion, ovvero forti dell’accoppiata composta da Luca Turilli e Fabio Lione. Smarchiamo subito uno dei pochi elementi negativi della serata: la scelta di fare a meno di un tastierista evidenzia ancora di più il massiccio uso di campionature e parti registrate, peraltro nemmeno relegate a semplice accompagnamento. Ma si tratta di una questione annosa, che i fan della formazione triestina hanno ampiamente affrontato e risolto… Concentriamoci sullo show di questa sera, che è assolutamente speciale, non solo perché incentrato sullo storico debutto ‘Symphony Of Enchanted Lands’. Debutto che viene suonato per intero nella prima parte dello show, prima che vengano aggiunti brani altrettanto importanti della storia della band, che sarebbe stato un peccato accantonare. Padrone assoluto della scena, un Fabio Lione particolarmente ispirato, sia come frontman che come cantante. Dall’inno ‘Emerald Sword’ che apre la setlist, passando per ‘Land Of Immortals’ fino a ‘Dawn Of Victory’, peraltro introdotta da una piccola performance in cui Fabio spinge il pubblico a intonare con lui il ‘Nessun Dorma’ operistico, non c’è un momento in cui il cantante non sembri avere la situazione sotto controllo. Luca Turilli anima il lato sinistro del palco con la sue energia, lasciando peraltro una buona parte dei soli a Dominique Leurquin dall’altro lato. E se Fabrice Guers al basso in fondo fa il comprimario di lusso, lo stesso non si può dire per Alex Holzwarth dietro le pelli, che si conferma elemento di forza di questa formazione, tanto da meritarsi un esteso drum solo. Il pubblico cambia faccia rispetto a chi li ha preceduti, cantando ogni singola nota assieme a Fabio, superandosi poi nella struggente ‘Lamento Eroico’, come un vero e proprio unico coro. Resta un brano, uno degli inni della band, e spetta a ‘Holy Thunderforce’ l’onore e l’onere di chiudere lo show e lasciare i musicisti agli applausi interminabili di una folla che oggi ha avito esattamente quello che voleva. Una massiccia dose di cinematic classic power metal, come solo i Rhapsody sanno offrire, oggi come venti anni fa.

Foto di Luca Bernasconi

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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