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RHAPSODY OF FIRE – Venti di cambiamento [Esclusiva Loudandproud.it]

– English Version Below –

Il cambiamento: beneficio o maledizione? È arduo dare una risposta al quesito, anche se la ‘dipartita’ di chi è stato per venti anni il frontman della band potrebbe essere difficile da digerire per chi ama i Rhapsody Of Fire. Questo momento non è stato preso sotto gamba dal gruppo triestino che ha voluto ricreare al proprio interno un’armonia che negli ultimi tempi era andata perduta. Sarebbe stato facile inserire un mostro sacro del metal, per zittire ogni tipo di perplessità. Invece Alex Staropoli ha deciso di privilegiare la qualità alla fama, consegnando il microfono della band a un cantante che con la sua incredibile estensione vocale riesce a rinchiudere venti anni di carriera all’interno di una sacra teca che diffonde l’enorme rispetto per il passato e la stimolante sfida per il futuro. L’ordine cronologico ci impone di affrontare questa chiacchierata con una valutazione di ‘Into The Legend’ a poco meno di un anno dalla sua pubblicazione.

“(Alex Staropoli) Sono molto soddisfatto del risultato perché era proprio l’album che avevo in mente di comporre dopo ‘Dark Wings Of Steel’. Volevo scrivere un album pieno di quegli elementi che hanno caratterizzato la musica dei Rhapsody Of Fire sin dagli esordi, ma con sonorità moderne e con una produzione che desse giustizia alle sonorità del baroque ensemble e dell’orchestra. Nel passato non c’era mai stata la possibilità di esprimere sonorità così complesse con questa qualità, per cui sono fiero di aver scritto il materiale di ‘Into The Legend’. Se ci fosse la possibilità di tornare indietro e cambiare qualcosa, forse cercherei di ridurre le complicazioni sorte in fase di mix a causa della massa di frequenze, riducendo il peso degli strumenti che hanno lavorato sulle frequenze basse. Il sound originale di batteria, basso e chitarre era spettacolare, ma per inserire tutte le sonorità orchestrali abbiamo dovuto penalizzare la potenza degli strumenti principali e scendere a compromessi. Ciò non significa che per il futuro daremo meno importanza alle sezioni strumentali, ma sicuramente comporremo in un modo da privilegiare strumenti dal suono acuto piuttosto che strumenti dal suono grave, per dare maggior spazio al suono tipicamente metal.”
“(Roby De Micheli) Non siamo rimasti stupiti per il fatto che la maggioranza della critica musicale si sia trovata d’accordo nel definire ‘Into The Legend’ come un album che presentava l’essenza dei Rhapsody Of Fire, ma con un suono nuovo e più moderno.”

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Photo credit: www.massimogoina.com

Ci sono senza dubbio tanti lati positivi, su cui non posso che concordare, ma c’è anche un lato negativo condiviso tra tutti i vostri fan che non riescono a capire per quale ragione non abbiate organizzato un tour nel 2016 per promuovere ‘Into The Legend’.
“(Roby De Micheli) In realtà avevamo pianificato un tour per il mese di aprile di quest’anno. Una serie di ragioni ci hanno poi suggerito di dare più tempo ai nostri fan di digerire meglio l’album per cui si è deciso di rinviare il tour a un secondo momento.”

Quali sono state queste ragioni?
“(Roby De Micheli) Abbiamo pensato che fosse inutile riproporre ai fan uno spettacolo a poche settimane di distanza dalla fine del tour di Luca Turilli che è parzialmente basato su molti brani della nostra set list. I fan non sono necessariamente gli stessi, ma crediamo che una parte importante possa essere interessata a entrambe le band, per cui non volevamo che ci fosse una sovraesposizione dei nostri brani più rappresentativi. Così è stato deciso di rinviare il tour a novembre e di concentrarci su una serie di eventi estivi. Non è stato possibile suonare così spesso neanche durante l’estate, perché non tutti i membri della band si sono dichiarati disponibili a partecipare ai festival in cui la nostra agenzia ci aveva inseriti. I fatti accaduti alcune settimane fa hanno impedito definitivamente la realizzazione del tour di novembre, proprio quando le prevendite erano già iniziate.”

Effettivamente va riconosciuto che nelle ultime settimane il nome dei Rhapsody Of Fire è balzato agli onori della cronaca e per vicende non sempre positive. Mi riferisco ovviamente ai recenti comunicati nei quali Fabio Lione ha ufficializzato la sua uscita dai Rhapsody Of Fire. Volete aiutare i fan a fare chiarezza su cos’è successo?
“(Roby De Micheli) La chiarezza è un aspetto estremamente soggettivo e al di là delle cose che vengono dette, ogni fan è libero di avere la propria opinione sulle ragioni dell’abbandono di Fabio, a meno che non ci siano delle versioni condivise da entrambe le parti. Abbiamo sempre avuto una visione assolutamente propositiva della band. La nostra volontà era proseguire nel cammino di crescita, facendo diventare i Rhapsody Of Fire una band reale, in grado di andare continuamente in tour e pubblicare album di successo grazie alla coesione tra un gruppo di persone in cui ciascuno fosse un ingranaggio insostituibile e unico! Per arrivare a questo obiettivo, ogni membro doveva essere profondamente coinvolto nel progetto e doveva necessariamente vivere questa esperienza in modo appassionato, condividendo in toto l’obiettivo finale. Non c’è solo chi scrive la musica, chi la suona e chi la canta, ma ci deve essere un coinvolgimento generale che porta energia positiva all’interno della band e voglia di fare. In questo momento, semplicemente, questa energia che fluiva naturalmente dai Rhapsody Of Fire non proveniva da tutti i membri con la stessa intensità evidenziando una differenza sostanziale negli obiettivi finali.”
“(Alex Staropoli) Non credo sia sufficiente entrare in studio, registrare le proprie parti e chiudere il capitolo per iniziarne degli altri dal giorno successivo. L’attitudine necessaria riguarda invece la condivisione di obiettivi comuni e deve necessariamente creare fluidità nei comportamenti, guardando al futuro e non solo al presente. Mi occupo di questa band da vent’anni e credo che l’unico modo per portare avanti il progetto sia viverlo in quanto interessati profondamente alla sua realizzazione nel presente e nel futuro.”

Come è stato convivere per tanti anni con una figura dalla personalità forte come Fabio Lione?
“(Alex Staropoli) Non è stato facile, ma le frizioni che si sono create tra Turilli, Staropoli e Lione hanno creato un risultato artistico di enorme spessore. Se fossimo stati pervasi tutti e tre da un sentimento empatico comune, forse quell’energia non sarebbe mai uscita e non sarebbe stato possibile realizzare brani che resteranno per sempre nella storia della band. Fabio ha sempre seguito il suo temperamento focoso ed è stato capace di interpretare in modo esemplare tutto ciò che è stato scritto per i Rhapsody Of Fire.”

Quanto avete descritto in precedenza, può essere esteso anche alla separazione con Alex Holzwarth o nel suo caso ci sono delle realtà diverse?
“(Roby De Micheli) Alex ha scritto molto chiaramente nel suo comunicato che voleva iniziare a fare cose diverse e che non era più in grado di dedicare ai Rhapsody Of Fire il tempo necessario. Adesso Alex sta facendo ciò che lo stimola in altri progetti ed è del tutto comprensibile che a un certo punto della sua carriera un artista decida di esprimersi su coordinate musicali diverse rispetto a quelle che ha seguito negli anni precedenti.”

Non posso nascondere che la notizia di queste due separazioni avvenute in un lasso di tempo così limitato mi ha fatto pensare che dietro ad esse ci fosse un motivo comune, una specie di regia più o meno occulta.
“(Roby De Micheli) Conoscendo la trasparenza delle persone con cui abbiamo lavorato, persone che si sono sempre dimostrate estremamente oneste nei nostri confronti, pensare che ci sia qualche trama particolare dietro a queste due separazioni sarebbe estremamente spiacevole perché rimetterebbe in discussione anni di fiducia incondizionata nei confronti delle persone con cui abbiamo appena concluso un rapporto.”

A questo punto spostiamo il nostro sguardo verso il futuro per cui vorrei sapere da Giacomo quali sono state le sue sensazioni quando gli è stata prospettata la possibilità di entrare a far parte dei Rhapsody Of Fire.
“(Giacomo Voli) Sicuramente non nascondo un certo orgoglio perché apprezzo il genere dei Rhapsody Of Fire da molto tempo prima della mia partecipazione al talent scout. È stato un po’ come vedere in me stesso il protagonista del film ‘Rock Star’. Ho potuto capire che ciò che faccio è una cosa importante e considero questa opportunità molto seriamente. perché mi permette di vivere un’esperienza che tutti i cantanti sognano. La finestra cui sto per affacciarmi è ben diversa da quella cui ero abituato, ma la cosa non mi spaventa.”

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Photo credit: www.massimogoina.com

Il confronto con il passato è più importante perché deve essere superato o perché può aiutare a seguire certe strade?
“(Giacomo Voli) Ho una visione abbastanza positiva di quello che faccio, nel senso che secondo me ciascuno di noi dovrebbe considerare la propria carriera come una crescita continua, senza vedere mai il punto di arrivo. Questo approccio mi permette di mantenere sempre un livello alto, come qualità e come resa dal vivo. Faccio il paragone con Stevie Wonder che, come il buon vino, invecchiando continua sempre a migliorare. La connotazione che do al passato non è necessariamente né positiva né negativa. Il passato è semplicemente importante perché ci permette di avere un buon metro di paragone, ma se uno è privo della capacità di mettersi in discussione e di saper accettare le critiche non serve voltarsi indietro. Quando guardo al passato vedo un obiettivo, perché io sono sempre in sfida con me stesso per continuare a migliorare.”

Quali sono i parametri che hanno fatto cadere la vostra scelta proprio su Giacomo?
“(Alex Staropoli) Non assisto spesso a programmi televisivi e nel caso di Giacomo si è verificato proprio uno di questi eventi rari. Ho visto una puntata del talent cui partecipava e sono rimasto molto colpito dal fatto che un cantante con la sua voce, con la sua estensione e, perché no, con la sua immagine molto metal fosse su RAI 2, un canale che normalmente non ha mai dedicato molto spazio a cover di Led Zeppelin o AC/DC. In pochi minuti è stato in grado di trasmettere non solo le sue capacità canore, ma anche una grande umiltà e simpatia, due qualità che lo descrivono alla perfezione. Abbiamo collaborato in occasione delle registrazioni dei cori di ‘Into The Legend’ e in quella circostanza ho trovato conferma del fatto che tutte le mie sensazioni corrispondevano alla realtà. In quel periodo non immaginavo che potesse diventare il cantante dei Rhapsody Of Fire, ma ho subito pensato a una collaborazione con Giacomo per un mio progetto solista. Poi sappiamo com’è andata a finire…”
“(Roby De Micheli) A volte si crede che dietro ai problemi più complessi le soluzioni debbano necessariamente essere altrettanto complesse. Ma più ci penso, più credo che non sia così! Quando abbiamo deciso di rimandare il tour a Novembre ci siamo messi alla ricerca di due gruppi per accompagnarci. I primi della nostra lista erano gli Almanac di Viktor Smolski che hanno immediatamente accettato l’invito. I secondi sono stati i Teodasia, band nella quale militava proprio Giacomo. In realtà c’è stato un avvicinamento quasi casuale verso i Rhapsody Of Fire da parte di Giacomo e quando il tour è saltato ci siamo resi conto che la soluzione per tutti i problemi era proprio davanti a noi.”

Per presentare Giacomo ai fan avete usato un metodo geniale, facendogli cantare un brano dal vostro ultimo album e mettendo in rete la registrazione video. Per quale ragione la scelta è caduta proprio su ‘Distant Sky’?
“(Alex Staropoli) È stata un’idea di Giacomo e quando me l’ha proposto mi sono reso subito conto che era una grande intuizione perché sapevo che la sua voce avrebbe lavorato alla grande su quel brano, come si può sentire… Inoltre faceva parte della discografia recente e non andava a toccare i grandi classici della band. Insomma è il brano perfetto per presentare Giacomo ai fan dei Rhapsody Of Fire.”

Hai interpretato parte della canzone in modo abbastanza aderente alla versione originale, ma non mancano alcune sezioni in cui hai dato libero sfogo alla tua ispirazione, inserendo delle variazioni molto interessanti come ad esempio nella parte finale della canzone. Hai improvvisato o si tratta di cambiamenti studiati in precedenza?
“(Giacomo Voli) È stato abbastanza naturale, anche perché ho gusti diversi nel cantare e credo che il risultato sia molto interessante. In certe zone della voce mi viene assolutamente spontaneo sporcare il mio modo di cantare per cui ho proposto alcuni passaggi un po’ meno puliti. Credo che per un artista sia importante restare fedele al proprio stile e alla propria indole perché questa caratteristica è fondamentale per risultare convincenti.”

Non deve essere facile far breccia nel cuore dei fan dei Rhapsody Of Fire, abituati da venti anni a vedere un altro artista dietro al microfono della band. Con quale sentimento ti presenti al tuo nuovo pubblico?
“(Giacomo Voli) Credo che il confronto sia la cosa più normale del mondo. Per uscire solo un attimo da questa mia nuova grande esperienza con i Rhapsody Of Fire, ti posso dire che ho sempre adorato Freddie Mercury, ma quando ho avuto la possibilità di vedere Paul Rodgers assieme a Brian May e Roger Taylor nella nuova reincarnazione dei Queen l’ho apprezzato tantissimo perché sentivo una personalità molto forte intervenire in un modo originale su pezzi non suoi. Personalmente confido che la capacità di chi ascolta senza farsi trascinare dalla passione e dall’abitudine possa far apprezzare anche un’interpretazione diversa ma ugualmente appassionata. Ad ogni modo, se c’è una regola che funziona sempre è che non si può piacere a tutti per cui non posso e non devo preoccuparmi di qualche parere negativo. Spero di dare soddisfazione a tutti coloro che seguono la band da sempre e conto anche su quelli che inizieranno a seguirci perché mi conoscono già da prima o perché apprezzano ancora di più il modo in cui verranno interpretati i brani.”

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Photo credit: www.massimogoina.com

Immagino che tra poco, dopo aver definitivamente sistemato la line up, inizierete a pensare ai prossimi passi della band. Si può fare qualche anticipazione a tal proposito?
“(Roby De Micheli) In questo momento stiamo recuperando il nostro equilibrio e la nuova amalgama necessaria per ripartire alla massima velocità. Abbiamo tanti progetti in mente e ne stiamo discutendo proprio in questo periodo, prima di renderli pubblici. Ciò che è sicuro è che con questa rinata energia e voglia di comporre nuova musica per noi e per chi ci segue e supporta, il 2017 sarà un anno in cui avremo tanto da dare.”

Ci sarà prima un nuovo album di inediti o un nuovo tour?
“(Alex Staropoli) Riprenderemo sicuramente prima la nostra attività dal vivo perché parlare di un nuovo album di inediti a soli dieci mesi di distanza da ‘Into The Legend’ non rientra nei nostri programmi.”

Questi eventi che avete in mente hanno qualcosa a che fare con la ricorrenza del ventesimo anniversario della pubblicazione di ‘Legendary Tales’?
“(Roby De Micheli) Ciò che hai appena citato è un evento importante che sta effettivamente creando grande attesa sia presso i fan, sia presso gli addetti ai lavori già da mesi, anche perché questi avvenimenti implicano una particolare organizzazione che richiede parecchio tempo. Raggiungere il traguardo dei vent’anni dalla pubblicazione del debut dà una particolare importanza a quanto la band è stata in grado di fare in tutti questi anni. D’altra parte ci è stato proposto più volte nei mesi passati di organizzare una reunion con Luca Turilli o un evento speciale per i vent’anni. Ragionandoci sopra con calma, ci siamo resi conto che tutto sembrava un po’ artificiale e forse troppo ancorato a logiche di natura puramente commerciale. Se partiamo dal presupposto che i Rhapsody Of Fire hanno un rispetto incondizionato per i propri fan, l’idea di una reunion dal vivo, anche se parziale, dopo soli cinque anni dallo split con Luca Turilli dovuto alla scelta comune e condivisa di proseguire su due strade diverse, dal nostro punto di vista non avrebbe gran senso. Questo ragionamento assume una rilevanza ancora superiore in questo momento, dopo l’uscita dai Rhapsody Of Fire del cantante e del batterista, per cui confermiamo che oggi una reunion avrebbe come unica finalità quella di mancare di rispetto a tutti coloro che amano la band. Alcuni mesi fa i nostri fan hanno visto Fabio Lione cantare ‘Emerald Sword’ con i Rhapsody Of Fire, ancora più recentemente Alessandro Conti ha cantato la stessa canzone dal vivo con i Rhapsody di Luca Turilli. Sarebbe sensato ripresentare dal vivo la stessa canzone tra qualche settimana con un’ipotetica formazione ibrida? La nostra integrità morale, come uomini e come artisti, ci impone di mantenere una linea sensata e di far vedere alla gente che crediamo nel prodotto e nella band di cui portiamo il nome. Fermare la nostra attività per organizzare una reunion con Luca Turilli implicherebbe dare maggior rilevanza ad aspetti di natura puramente commerciale e pur non negandone l’importanza, crediamo che i fan della band si attendano da parte nostra qualcosa di diverso.”

 

ENGLISH VERSION

It’s no longer a secret! Everyone now knows that RHAPSODY OF FIRE’s new frontman is Giacomo Voli, the Reggio-Emilia born singer who shot to fame after coming in second during the 2014 edition of the Italian talent show “The Voice of Italy”. Which consequences will this change bring to the band? In this world-wide exclusive interview by ROMAN OWAR, you’ll read how ALEX STAROPOLI, ROBY DE MICHELI and GIACOMO VOLI himself clearly establish which are the imminent objectives of the band, while outlining some important aspects.

Change: a blessing or a curse? A rather challenging question to answer, even if the departure of Rhapsody of Fire’s frontman of 20 years may be hard to digest for the lovers of this band. Rhapsody Of Fire are not taking this particular moment light-heartedly, having attempted to recreate a harmony within the band that has – over time – been lost. It would have been easier to introduce a living legend of metal within the group, so as to silence any perplexities which could have arisen. But Alex Staropoli decided instead to put quality before fame, handing over the band’s microphone to a singer who – with his incredible vocal extension – manages to encase a 20 year career within a sacred shrine from which a profound respect for the past and a stimulating challenge for the future, both emanate.
The chronology of events forces us to start this interview with an evaluation of ‘Into The Legend’ after almost a year since its release.
“(Alex Staropoli) I’m very satisfied with the result because it’s exactly the album I had in mind to compose after ‘Dark Wings Of Steel’. I wanted to write an album full of those elements which have characterized Rhapsody Of Fire’s music right from the beginning but with a modern sonority (sound) and with a production that would do justice to both the baroque ensemble and the orchestral sounds. It just wasn’t possible in the past to express such a complex sonority with this kind of quality, so I’m proud to have written the tracks of ‘Into The Legend’. If it were possible to turn back time and change something, maybe I’d try to reduce the complications encountered during the mixage phase and which were caused by mass frequencies, by reducing the intensity of the instruments working on the low frequencies. The original sound of drums, bass and guitar was spectacular but in order to be able to insert all the orchestral resonances we had to decrease the intensity of the principle instruments and reach a compromise. This doesn’t mean that we will reduce the impact of instrumental arrangements in the future, but we will certainly compose them in such a way as to privilege string instruments rather than instruments with a grave tone, so as to give more room to sounds which are typically metal ones.”
“(Roby De Micheli) We weren’t surprised to learn that almost all the music critics agreed on the fact that ‘Into The Legend’ could be defined as an album that presents the essence of Rhapsody Of Fire, but with a new and more modern musicality.”

There are certainly many positive aspects, on which I can’t but agree, but there’s also a negative aspect shared by your fans who can’t understand why you haven’t organized a tour in 2016 to promote ‘Into The Legend’.
“(Roby De Micheli) Actually we did plan a tour in April this year but for a number of reasons we decided to give our fans more time to get acquainted with the album, ultimately deciding to postpone the tour to another moment.”

Which were these reasons?
“(Roby De Micheli) We thought it useless to propose a show only a few weeks after Luca Turilli’s tour ended and which was partially based on lot of the songs from our set list. The fans aren’t necessarily the same ones but we think that a good number of them may be interested in both bands so we didn’t want to create an overexposure of our most representative songs. We decided to postpone the tour to November and concentrate our efforts on a series of summer events. It wasn’t possible to play so often even during the summer because not all the band members were available to participate in the festivals in which our agency booked us. What happened a few weeks ago put a definite stop to any intention of undertaking a tour in November, right when the presale had already started.”

Indeed we have to admit that in the past weeks the name of Rhapsody Of Fire has hit the headlines and not always for positive reasons. I’m obviously referring to the public statement in which Fabio Lione has made his decision to leave Rhapsody Of Fire official . Do you want to clarify what happened for your fans?
“(Roby De Micheli) Clarity is an extremely subjective aspect no matter what is actually said and each fan is free to have his/her own opinion on the reasons for Fabio’s leaving, unless there are versions shared by both parties. We’ve always had an absolutely proactive vision of the band. Our will was to continue growing, making Rhapsody Of Fire a real band, able to tour continuously and to publish successful albums thanks to the cohesiveness between a group of people in which each one was an irreplaceable and unique piece. To reach that kind of goal, each member had to be so profoundly involved in the project that he couldn’t but live this experience with passion, sharing in toto the final aim. There’s not only who writes the music, who plays and who sings but there needs to be a general participation that brings positive energy into the band and ultimately the desire to do things. Right now, the matter is simply that the energy that naturally emanated from Rhapsody Of Fire just didn’t come from all the band members in the same way, making it clear that our common goals were no longer common.”
“(Alex Staropoli) I don’t think it’s enough to go into a recording studio, play your piece and then just get on with something else the next day. The necessary attitude is about having common objectives which in turn must create a fluid behavioral pattern which doesn’t keep you anchored to the present but allows you to look to the future. I’ve been taking care of this band for 20 years and I think that the only way to bring your project forward is to live it because you deeply want to make it happen, now and in the future too.”

What was it like coexisting for so long with someone with such a strong personality like Fabio Lione?
“(Alex Staropoli) It certainly wasn’t easy but the conflicts that arose between Turilli, Staropoli e Lione ultimately created an artistic result of a certain caliber. If all three of us had been instilled by a common empathy, maybe that energy would never have been released and we wouldn’t have been able to release those tracks that will remain forever in the history of the band. Fabio has always remained faithful to his fiery temperament and this allowed him to interpret all the tracks written for Rhapsody Of Fire in an exemplary manner. “

Can we extend this reasoning also to the separation with Alex Holzwarth or were things different in that case?
“(Roby De Micheli) In his declaration Alex clearly wrote that he wanted to start doing different things and that he couldn’t dedicate enough time to Rhapsody Of Fire anymore. Now Alex is doing what he likes best with other projects and it’s perfectly understandable that at a certain point in his career, an artist decides to express himself on a totally different musical level compared to one he followed in the past.”

I have to admit that hearing about these two separations occurring in such a brief period of time, made me wonder if behind it all there was a hidden agenda, a sort of orchestrated attack so to speak.
“(Roby De Micheli) Knowing the transparency of the people with whom we’ve worked, people who have always been totally honest with us, just contemplating that there could be a plot of some sort behind the two departures would be something extremely unpleasant because it would mean that we’ve wasted years of unconditional faith and trust in the people with whom we’ve just concluded a relationship.”

At this point let’s shift our attention to the future and I’d like to ask Giacomo what were his feelings when he realized that joining RoF was going to become a concrete reality.
“(Giacomo Voli) For sure I can’t deny a certain pride in being asked to become part of the band because I loved the genre of Rhapsody Of Fire long before participating in the talent show. It was a bit like seeing myself in the leading role of the film ‘Rock Star’. I came to realize that what I do is actually something important and I take this opportunity very seriously because it allows me to experience something that all singers dream of experiencing. I’m about to look out of a totally different window now but it doesn’t scare me.”

Is the comparison with the past more important because you have to overcome it or because it can help in finding the right path to follow?
“(Giacomo Voli) I have a fairly positive vision of what I do, in the sense that each one of us should consider his career in continuous growth, without setting a limit or an end. This approach allows me to always maintain a high standard, both in quality and as far as live performances are concerned. Take Stevie Wonder for example, like a good bottle of wine, the older he gets, the better he becomes. I don’t necessarily consider the past either negative or positive. The past is simply important because it allows you to have a good basis for comparison, but if you’re unwilling to put yourself at stake or you’re unable to accept criticism, it’s no use looking back. When I look at the past I see a goal because I’m always challenging myself so I can improve.

Which criteria did you use in deciding to choose Giacomo?
“(Alex Staropoli) I don’t usually watch any television shows but in Giacomo’s case, it was one of those rare times that I did. I saw an episode of the talent show in which he was participating and I was impressed by the fact that a singer with his kind of voice, with his vocal extension and, why not, with his very metal look, was on a show broadcast by RAI2, a channel that notoriously doesn’t dedicate much space to Led Zeppelin or AC/DC covers. In just a handful of minutes he managed to demonstrate not only his singing capacity but he also came across as a really nice and humble guy, which is exactly what he is in real life. We worked together on the recordings of the ‘Into The Legend’ choruses and in that occasion I knew for sure that my initial sensations about him were correct. At that time I would never have imagined that he would become the front man of Rhapsody Of Fire, but I had immediately considered Giacomo for a collaboration on a solo project of mine. And then things just developed from there.…”
“(Roby De Micheli) Sometimes one thinks that complex problems require equally complex solutions. But the more I think of it, the more I believe that this isn’t true! When we decided to postpone the tour to November, we started looking for two bands to support us. The first on our list was Viktor Smolski’s Almanac, who immediately accepted our invitation. The second one was Teodasia, a band in which our Giacomo was already a member. Actually, Giacomo’s approach to Rhapsody Of Fire was almost a casual one and when the November tour was put on hold, we realized that the solution to our problems was right in front of us!”

You used a brilliant way to introduce Giacomo to your fans, making him sing a track from your latest album and uploading the relative video on your web site. What made you choose ‘Distant Sky’?
“(Alex Staropoli) It was actually Giacomo’s idea and when he proposed it, I realized straight away that it was in fact an excellent choice because he knew that his voice would be perfect on that song, as you can hear for yourself…furthermore it was part of the most recent recordings so we didn’t need to uproot and interfere with the great classics of the band. In other words, the track was the right one with which to introduce him to the fans of Rhapsody Of Fire.”

Giacomo, your interpretation of some parts of the song is close to the original version but there were also parts in which you unleashed your inspiration, adding some interesting variations, particularly in the last section. Did you improvise or were these changes planned beforehand?
“(Giacomo Voli) It all came rather naturally, also because I like to vary my singing and I think the result is quite interesting. At certain pitches, it felt absolutely normal ‘to make my voice ‘dirtier’ so that’s why I rendered certain parts in a muddier way. I think it’s important for an artist to remain faithful to his own style and nature because these are fundamental characteristics that allow him to be convincing.”

It can’t be easy to win the hearts of Rhapsody Of Fire fans, given that for the past 20 years they’ve always seen another singer in the band. With which feelings are you going to face your new audience?
“(Giacomo Voli) I think making a comparison is the most natural thing in the world. If I put aside this great experience with Rhapsody Of Fire just for a moment, I can tell you that I’ve always adored Freddy Mercury, but when I got the chance to see Paul Rodgers with Brian May and Roger Taylor in the new reincarnation of Queen, I thought he was brilliant because his strong personality worked in a really original way on songs that weren’t even his own. Personally, I’m sure that whoever is listening to me won’t be conditioned by what he’s used to hearing but will be able to appreciate a different interpretation – new but equally passionate. In any case, if there’s a great truth, it’s that you just can’t please everyone, so I shouldn’t and I won’t worry if any comparisons are made. I hope to satisfy all those fans who have always been with the band and I also rely on those who will start following us either because they know me from before or because they enjoy the way the tracks will be sung.”

I suppose that soon – once you’ve defined the line-up – you’ll start thinking about the next steps that the band will take. Can you anticipate something in this sense?
“(Roby De Micheli) At the moment we’re re-establishing an equilibrium and a new bond, both necessary to get the ball rolling again. We’ve got lots of projects in mind and we’ve actually started discussing them already, before making them known to the public. For sure, with this newly acquired energy and desire to compose new music for ourselves and for the fans who follow and support us, 2017 will be a year in which we will have a lot to give.”

Will there be an album with new songs first or a new tour?
“(Alex Staropoli) We’ll almost certainly pick up our live performances first, because an album with new songs after only 10 months since the release of ‘Into The Legend’, isn’t amongst our plans.”

Are the events you have in mind connected in any way to the 20th anniversary of the release of ‘Legendary Tales’?
“(Roby De Micheli) What you’ve just mentioned is in fact a very important event that – in the past months – has already built a lot of expectations, in both fans and insiders of the music industry. Also because these events call for a detailed and particular organization, which needs time to be set up. Reaching the 20th year mark since our debut gives a particular importance to what the band has achieved in all these years. After all, we have been asked to organize a reunion with Luca Turilli or a special event to celebrate the 20th anniversary. We thought this over with great care and came to the conclusion that it all sounded a little too artificial and was maybe anchored more to a commercial aspect rather than an emotional one. Given that Rhapsody Of Fire has an unconditional respect for its fans, the idea of a live reunion – although a partial one – after only 5 years from the break up with Luca Turilli, which was due to a mutual agreement to go separate ways, doesn’t make much sense to us. Now, with both singer and drummer having left Rhapsody Of Fire, this reasoning takes on an even more significant meaning, so we can only confirm that today, the only thing we would gain from a reunion is to show a lack of respect for all those who love the band. Some months ago our fans saw Fabio Lione sing ‘Emerald Sword’ with Rhapsody Of Fire, and even more recently, Alessandro Conti sang the same song, live, with Luca Turilli’s Rhapsody. Would it make sense to propose the same song in a few weeks, live and with a hypothetical line-up? Our moral integrity, as both men and artists, forces us to maintain a sensible course of action and to show the people that we believe in the product and in the band whose name we carry. Putting our activity on hold in order to organize a reunion with Luca Turilli would mean considering more important the purely commercial aspects but – while we can’t deny that they do indeed matter – we think our fans expect something more from us.

Line-up:
Alex Staropoli – Tastiere
Roberto De Micheli – Chitarra
Giacomo Voli – Voce
Alessandro Sala – Basso

Discografia:
Legendary Tales (1997)
Symphony of Enchanted Lands (1998)
Dawn of Victory (2000)
Rain of a Thousand Flames (2001)
Power of the Dragonflame (2002)
Symphony of Enchanted Lands II (2004)
Live in Canada 2005 (2006)
Triumph or Agony (2006)
The Frozen Tears of Angels (2010)
The Cold Embrace of Fear (2010)
From Chaos to Eternity (2011)
Live from Chaos to Eternity (2013)
Dark Wings Of Steel (2013)
Into The Legend (2016)

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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