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RHAPSODY OF FIRE – Il Ritorno del passato

Non è mai facile affrontare il momento in cui una band perde i 2/5 della formazione. Quando poi il cambio riguarda il cantante, le cose si fanno ancora più difficili. Alex Staropoli e Roby De Micheli non si sono persi d’animo e dopo aver ricomposto la formazione con i pregevoli inserimenti di Giacomo Voli alla voce e Manu Lotter alla batteria, hanno deciso di presentarli ai fan riregistrando i classici del periodo 1997 – 2002.
“(Alex Staropoli) Ho pensato di rispolverare vecchi titoli, non necessariamente i più importanti, per dare loro una veste sonora nuova e moderna. Riascoltando quei pezzi a distanza di vent’anni dalla loro produzione, mi sono reso conto del peso dell’uso smodato di riverberi e di una certa tecnica di mixaggio ormai obsoleta. Sono scelte che in quel momento andavano fatte, ma che oggi possono essere notevolmente rivalutate attraverso un mix molto più preciso e definito, con batteria e chitarre più presenti per dare ai brani una sonorità più moderna. Sebastian “Seeb” Levermann, il nostro ingegnere del suono, ha fatto un lavoro incredibile sui suoni al punto che la definizione è talmente elevata da poter spiazzare certi fan al primo ascolto, ma quando ci si abitua, si può vedere quanto sia più facile capire la pronuncia, quanto più nitido sia il suono.”

Le versioni registrate non si discostano molto dagli originali.
“(AS) E questo era proprio l’obiettivo che volevo raggiungere, perché i brani sono stati rispettati in tutto e per tutto nel senso che è stata riprodotta ogni singola nota, rispettando le melodie, gli arrangiamenti originali eccetera. La fase di pre produzione è stata in sostanza interminabile per me perché ha richiesto il recupero e ricostruzione di tutti i midi file originali e si è trattato di un lavoro molto complesso. È ovvio che le nuove sonorità, un nuovo cantante e un nuovo batterista aggiungono un elemento di curiosità che rende l’album ancora più interessante.”

‘Legendary Years’ presenta un suono più heavy rispetto alle versioni originali. Si tratta di un obiettivo che volevate raggiungere o è una conseguenza delle nuove tecniche di produzione?
“(AS) Si lega a quanto detto in precedenza, perché il fatto di avere un mix più chiaro ha dato possibilità di lavorare su volumi più alti e di aggiungere potenza a batteria e chitarra.”
“(Roby De Micheli) Ci siamo concentrati per dare la possibilità a canzoni che hanno 15 o 20 anni di essere valutate con i suoni di adesso. Se queste canzoni hanno avuto un grande impatto quando furono registrate, è giusto che abbiano la possibilità di essere riascoltate, riscoperte e se serve rivalutate con la tecnologia che abbiamo oggi a nostra disposizione. Il desiderio di fare in modo che tutto sia più definito e più heavy in alcuni passaggi nasce dalla volontà di dare a questi brani la carica che si meritano, anticipando una svolta stilistica che riguarderà la continuazione della nostra attività. Siamo motivati a fare in modo che il nome ROF rimanga sempre importante nel mondo del metal, quindi il desiderio è di essere al passo con le sonorità e dare la possibilità alla band di crescere sotto un profilo della sonorità stessa.”

Un altro degli aspetti su cui mi è parso di sentire delle differenze riguarda la gestione dei cori, che sono molto più potenti rispetto al passato.
“(AS) Abbiamo sette persone che cantano i cori epici per cui l’impatto corale è veramente incredibile. Si tratta di cantanti professionisti e la qualità è assicurata. Per i cori operistici ho collaborato con un basso, due tenori e due soprano. Oggi fortunatamente il tempo a nostra disposizione è molto di più, per cui abbiamo potuto ricercare la perfezione.”

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Sappiamo che ci sono stati degli importanti cambiamenti a livello di line-up e vorrei quindi chiedervi qual è stato il valore aggiunto portato dai nuovi membri durante le registrazioni.
“(AS) La prima volta che ho visto suonare il nostro batterista Manu Lotter sono rimasto veramente colpito! Il suo modo di suonare è potente ed elegante allo stesso momento e si tratta di grandi qualità se pensi che ha solo 28 anni e ha quindi un margine di crescita incredibile. Si è preparato molto bene alle registrazioni, studiando molte ore al giorno, per cui la sua giovane età non ne riduce in alcun modo la concretezza e la motivazione. Per quanto riguarda Giacomo vorrei raccontarti un aneddoto. Quando la band stava ancora muovendo i primi passi il nostro ideale di cantante metal avrebbe dovuto avere con una voce pulita, alta e potente, tanto per capirci meglio come Michael Kiske o Midnight. Il nostro primo cantante Cristiano Adacher si muoveva proprio su quelle coordinate ma proprio sul più bello ha deciso di lasciare la musica e così ci siamo ritrovati senza cantante poco prima di iniziare le registrazioni del nostro primo album. Ci siamo imbattuti in Fabio, ma in realtà volevamo un cantante con un approccio più metal e un po’ meno lirico. Poi alla fine siamo contenti di tutto quello che ci è successo in questi 20 anni, ma è divertente considerare che il modo in cui sono cantati i brani di questo ‘best of’ è esattamente come pensavamo avrebbero dovuto essere cantati all’epoca! A distanza di 20 anni abbiamo ritrovato quello che era stato il nostro ideale di cantante agli esordi e scopriamo come avrebbero potuto essere quei brani se a cantarli fosse stato un cantante con una voce più metal e più in linea con il nostro gusto dell’epoca.”

In quale misura Giacomo è stato libero di sperimentare?
“(AS) Riregistrare un brano apre una serie di considerazioni che non siamo stati gli unici a fare prima di iniziare le registrazioni. Si potrebbero in teoria aggiungere degli arrangiamenti, fare qualche modifica, ma ho optato per rifare i brani in modo speculare con totale rispetto degli arrangiamenti e delle melodie originali. Con questo in mente abbiamo affrontato le registrazioni vocali per cui non c’era la possibilità di dare molto spazio all’innovazione.”

Trovo che la voce di Giacomo sia molto versatile, nel senso che in certi brani suona più pulito e in altri risulta molto più cattivo, come nella parte centrale di ‘Flames Of Revenge’.
“(AS) Giacomo in studio è stato molto propositivo e in alcuni casi ha voluto lasciare un proprio tocco particolare ai brani. Si tratta comunque di sfumature, approcci vocali molto diversi che sintetizzano alla perfezione anche la differenza stilistica tra i brani scritti negli anni dai Rhapsody Of Fire.”
“(RDM) Ci siamo resi conto della sua capacità di sporcare la voce quando abbiamo iniziato le registrazioni di ‘Distant Sky’. L’abbiamo incoraggiato a lavorare su questa caratteristica e deve averlo fatto piuttosto bene, perché quando ci siamo ritrovati per le registrazioni di ‘Legendary Years’ ci siamo accorti che aveva trovato degli ottimi punti in cui sfruttare questa caratteristica senza comunque abusarne. Ha delle ottime sfumature, è in grado di cantare in modo rabbioso come su ‘When Demons Awake’, è in grado di sporcare la voce e di modularla, è in grado di cantare più pulito come su ‘Wings Of Destiny’, quindi da un punto di vista tecnico è in grado di adattarsi alla perfezione a tutti i brani della discografia dei Rhapsody Of Fire. Non è facile trovare un cantante con un range vocale così ad ampio spettro, per cui continueremo a lavorare in questa direzione.”

Uno degli argomenti su cui i fans si dividono nel momento dell’uscita dei best of riguarda la scelta dei brani. Nel vostro caso quali criteri sono stati seguiti?
“(AS) Tenendo in considerazione che abbiamo iniziato a lavorare a questa pubblicazione più di un anno fa, devo dire che è stato un processo decisionale abbastanza lungo anche perché nei nostri primi cinque album ci sono veramente tante canzoni. Il primo brano che ho scelto è stato ‘Flames Of Revenge’. Diciamo che ho la tendenza a scegliere i brani più complessi, come ‘Beyond The Gates Of Infinity’ e ‘Dark Tower’. La nostra casa discografica ha spinto per inserire anche dei classici della nostra discografia, per cui alla fine la track list è piuttosto variegata e la considero rappresentativa del nostro periodo 1997 – 2002.”

Ci sono parecchie canzoni che provengono dal primo album dei Rhapsody, quel ‘Legendary Tales’ che ha fatto conoscere il nome della band nel mondo. Quali sensazioni hai provato registrando nuovamente quei brani?
“(AS) Per certi aspetti è stato emozionante, ma vivendo quest’esperienza al giorno d’oggi nelle vesti di produttore, di persona incaricata di registrare le parti vocali e i cori, l’aspetto emozionale passa in secondo piano perché bisogna essere totalmente concentrati su ciò che si sta facendo. A questi livelli non c’è spazio per i sentimentalismi! Questo album non ha comunque la finalità di sostituire il passato perché siamo orgogliosi di tutte le grandissime soddisfazioni che ci ha riservato la parte iniziale della nostra carriera, nonostante i classici alti e bassi.”

Normalmente quando una band decide di pubblicare un best of si tende a pensare che c’è qualche problema. Tra parentesi ho letto che in rete qualcuno vi accusa di aver fatto questa scelta perché non avevate delle idee per il futuro. Qual è la vostra risposta?
“(RDM) Al di là del fatto che l’idea di questo best of era nata già molto tempo fa con la finalità di celebrare i vent’anni di carriera della band, gli eventi che hanno portato alla variazione della nostra line-up ci hanno spinti a  riflettere a proposito del mantenimento del programma originariamente previsto. Ci siamo però resi conto che riregistrare brani importanti della propria discografia dopo l’avvicendamento del cantante non è una scelta tanto rara. Se non ricordo male, anche Fabio, dopo essere rientrato alcuni anni fa nei Vision Divine, ha registrato un CD cantando i brani della discografia della sua band originariamente interpretati da Michele Luppi. Visti gli esempi, abbiamo pensato che far ascoltare ai fan come suona il nuovo cantante sui vecchi brani non fosse poi un’idea così malvagia e abbiamo portato avanti il nostro progetto per presentare Giacomo Voli ai nostri fan. Quindi queste accuse sulla mancanza di idee lasciano totalmente il tempo che trovano, anche perché in realtà erano anni che non eravamo così prolifici dal punto di vista del songwriting e infatti abbiamo già composto parecchio materiale per il prossimo album di inediti dei Rhapsody Of Fire.”

In quale direzione si stanno muovendo i nuovi brani?
“(RDM) Direi che per il momento sono ancora più heavy e chitarristici rispetto a quanto ascoltato su ‘Into The Legend’, quindi c’è tanta velocità. Le parti di chitarra sono già state registrate nella loro versione definitiva.”
“(AS) Al momento abbiamo una quantità considerevole di brani, tutti con chitarre completate. Mancano le voci e gli arrangiamenti, ma tutto da già un’idea incredibile del risultato che potremo ottenere da queste canzoni. Nel passato non avevamo mai lavorato in modo così massiccio su tanti brani contemporaneamente. Ci sarà sempre tempo per inserire una ballad o un pezzo più orchestrale, ma volevamo proprio partire con i brani più heavy in modo da avere una base solida. Il materiale nuovo è potente e ne siamo veramente entusiasti.”

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Alla luce del fatto che siete già a buon punto con la scrittura dei nuovi brani, si può ipotizzare una data di uscita del prossimo album dei Rhapsody Of Fire?
“(AS) Oggi fare una produzione diventa più facile rispetto al passato perché abbiamo maggior flessibilità per le registrazioni. È nostra volontà pubblicarlo nel corso del 2018 e così potremo presentare i nuovi membri della band anche alle prese con brani inediti.”
“(RDM) Le performance di Giacomo e Manu su ‘Legendary Years’ hanno confermato che la scelta di farli entrare nella band è stata giustissima. La prossima sfida che li attende è però ancora più importante, perché dovranno presentarsi di persona ai nostri fan. Abbiamo deciso che vogliamo partire dall’Italia e oltre alla nostra partecipazione al MetalItalia.com Festival, ci sarà anche un’altra data che sarà ufficializzata tra poco e per noi avrà un’importanza particolare. Posso inoltre anticipare che tra ottobre e novembre avrà luogo il nostro tour che condivideremo con una band di grandi amici e quindi porteremo ‘Legendary Years’ in giro per l’Europa.”
“(AS) Troverete tutti gli aggiornamenti sul tour autunnale al nostro sito https://www.rhapsodyoffire.com / che abbiamo completamente ristrutturato da poco.”

A proposito di concerti, proprio in questo periodo sono in svolgimento le date Sudamericane dei Rhapsody reunion che vedono coinvolti Luca Turilli, Fabio Lione, Alex Holzwarth e altri membri della band di Luca. Abbiamo già parlato di questi aspetti in occasione della precedente intervista (cliccare qui), ma ho avuto occasione di leggere un’intervista postata da Fabio Lione sulla sua pagina Facebook nella quale vi definiva come una cover band dei Rhapsody. Qual è la vostra reazione?
“(RDM) Alcuni fan ci hanno segnalato l’intervista di cui parli, ma quelle dichiarazioni ci fanno solo sorridere. Comunque pensiamo che il giornalista abbia travisato quanto ha detto Fabio perché se lui avesse veramente espresso quel concetto, per analogia, vorrebbe dire che Fabio considera una delle band in cui milita come una cover band di sé stessa, visto che nell’attuale line-up c’è solo un membro fondatore. Non credo ci sia molto altro da dire anche perché quando una coppia sposata si separa, la casa in cui tutti vivevano non viene sicuramente abbattuta. La casa sono i Rhapsody Of Fire, qualcuno ha deciso di prendere la porta e altri hanno deciso di restare.”
“(AS) Vorrei aggiungere che quando Luca ed io abbiamo deciso di intraprendere due strade diverse, abbiamo di comune accordo deciso che io avrei continuato come Rhapsody Of Fire mentre lui avrebbe iniziato una nuova carriera come Luca Turilli’s Rhapsody. Ci siamo stretti la mano tra gentiluomini, consci del fatto che questa sarebbe stata l’unica opzione, seppur inconsueta, possibile per il futuro. Entrambi siamo artisticamente più liberi di esprimere la nostra musica con altri musicisti e differenti direzioni musicali.

Quali sono le vostre sensazioni quando vedete su YouTube le immagini del tour?
“(RDM) Ho guardato un paio di filmati e in tutta sincerità ti posso dire che c’è solo un vincitore ed è la musica! Vince il lavoro che Alex e Luca hanno iniziato a fare venti e più anni fa, indipendentemente da chi lo fa, perché quello che conta sono le canzoni. Questo vuol dire che il nome funziona e viene rispettato. Sono convinto che coloro che amano la musica dei Rhapsody siano delle ottime persone, in grado di vivere della musica, indipendentemente da chi la suona e nel rispetto di chi la sta suonando, perché far parte di una band come i Rhapsody Of Fire non vuol dire solo suonare un assolo o cantare una canzone, ma vuol dire essere parte integrante di qualcosa in cui credi, qualcosa che ti aiuta a vivere ogni giorno e che ti da una carica quando sei depresso.”

Discografia:
Legendary Tales (1997)
Symphony of Enchanted Lands (1998)
Dawn of Victory (2000)
Rain of a Thousand Flames (2001)
Power of the Dragonflame (2002)
Symphony of Enchanted Lands II (2004)
Live in Canada 2005 (2006)
Triumph or Agony (2006)
The Frozen Tears of Angels (2010)
The Cold Embrace of Fear (2010)
From Chaos to Eternity (2011)
Live from Chaos to Eternity (2013)
Dark Wings Of Steel (2013)
Into The Legend (2016)
Legendary Years (2017)

Line up:
Giacomo Voli – Voce
Alex Staropoli – Tastiere
Roby De Micheli – Chitarra
Alessandro Sala – Basso
Manu Lotter – Batteria

 

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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