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REVOLUTION SAINTS – ‘Light In The Dark’

Un fulmine a ciel sereno, un evento inaspettato, un qualcosa che ci lascia stupiti, giunta senza segni premonitori o avvisi di sorta. Così arrivò l’esordio dei Revolution Saints, con il loro disco auto-intitolato che colpì il mercato del rock melodico come un maglio perforante di nagaiana memoria. Nessuno show, nessuna notizia se non una serie di problemi che sembrarono mettere la parola “fine” a un progetto appena nato e dal potenziale pazzesco. Poi tutto torna ok. Il cielo sopra citato si rischiara e i Nostri suonano finalmente dal vivo, con un Castronovo emotivo ed evidentemente emozionato dallo tsunami empatico riversato su palco dai fan. Ecco il secondo disco. Tornano allora i santi del rock: Deen Castronovo, un batterista fenomenale (ripetiamolo meglio, fe-no-me-na-le) e un cantante autodidatta così sensibile e raro da avere le corde vocali nel cuore. Doug Aldrich… cosa dobbiamo dire di lui? Ha suonato con Dio. Ha suonato con DIO. Normale che ora sia “santo”. Un sempre sorridente ed entusiasta Jack Blades, tanto solido ed essenziale nelle linee di basso quanto prezioso come seconda voce. Sullo sfondo, il Re Mida del rock/AOR; Alessandro Del Vecchio trasforma in oro tutto quello che tocca, scrivendo parte dei brani, producendo e partecipando nuovamente al disco anche come musicista (voce, organo, pianoforte e tastiere). Mi aspettavo una nuova ‘Back On My Trail’ (brano che ho consumato) in apertura del nuovo ‘Light In The Dark’, e infatti i fantastici 4 non mi hanno deluso. La titletrack è un brano dal riffing potentissimo e dalle aperture melodiche ariose e solari. Non ascoltate questo brano mentre siete alla guida della vostra auto/moto, perché tenderete a svuotare la testa e sorridere schiacciando sull’acceleratore. Un inizio molto introspettivo e pieno di groove è quello che ci offre la bella ‘Freedom’, prima dell’ennesima impennata nella voce di Castronovo. Bello lo stacco mutuato da ‘Perfect Strangers’ dei Deep Purple, con un Del Vecchio che si lancia con il suo hammond, spianando la strada per l’assolo al fulmicotone di Aldrich. Ancora un po di Deep Purple con ‘Ride On’ che cita palesemente ‘Highway Star’ per poi prendere la propria strada lastricata di riff e chorus memorabili. Permettetemi una personale divagazione: intervistando Deen Castronovo una delle mie domande fu: “ho ascoltato ‘I Wouldn’t Change A Thing’, e ho pianto come bimbo. Come fai a non piangere tu, che la canti?’. La risposta ve la anticipo: “ma io piango quando la canto. Sempre”. Non vi dirò nulla di questo brano se non il piccolo aneddoto che vi ho raccontato. AOR di classe con ‘Don’t Surrender’, a cavallo tra Tara’s Secret e Journey, con quel rock adulto, patinato e platinato ma vero e verace. Si prosegue su livelli altissimi per tutto questo attesissimo ritorno, con brani come ‘The Storm Inside’, una traccia dal forte appeal blues e che non sfigurerebbe in un disco dei Whitesnake più raffinatamente ammiccanti. ‘Can’t Run Away From Love’ vede protagonista il pianoforte di Del Vecchio e la voce pazzesca di uno dei migliori batteristi del mondo. Particolare l’arrangiamento delle tastiere in ‘Running On The Edge’, con fill di chitarra che riempiono il suono in modo esagerato e ancora, nuovamente, un Castronovo stellare. Mi sforzo nel cercare un pezzo riempitivo, e quando ascolto il ritornello di ‘Another Chance’ sono quasi sadicamente felice di averlo trovato, se non fosse che la linee melodica vocale “piega” verso una deriva che non mi aspettavo. Maledetti. Un altro centro. ‘Falling Apart’ ci colpisce per i cori pomposi ma mai stucchevoli, una parte centrale da brivido con il basso di Blades in evidenza e un crescendo rossiniano che sfocia nelle dita di Aldrich. Una produzione potentissima ma che trae in inganno. Un disco più stratificato del precedente? Maggiormente ricco di dettagli? No, un disco paradossalmente più “raw” ed essenziale, ma con una produzione così pulita e azzeccata da elevare tutto all’ennesima potenza. Cosa dire? Volevano stupirci con effetti speciali? No, volevano darci solo grande musica. L’hanno fatto, l’hanno fatto ancora. Un disco imperdibile.

Tracklist:
01. Light In The Dark
02. Freedom
03. Ride On
04. I Wouldn’t Change A Thing
05. Don’t Surrender
06. Take You Down
07. The Storm Inside
08. Can’t Run Away From Love
09. Running On The Edge
10. Another Chance
11. Falling Apart

Line-up:
Deen Castronovo – voce, batteria
Doug Aldrich – chitarra
Alessandro Del Vecchio – tastiere, voce
Jack Blades – basso, voce

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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