Loud Reports

RAVEN + HIRAX – Il report del concerto @ Blue Rose Club, Bresso (Mi) – 16.06.2017

Serata caliente in quel di Bresso (Mi), non solo per l’effettiva temperatura esterna (ed interna), davvero proibitiva, ma, soprattutto per gli infuocati show messi in piedi dalla ben assortita coppia Raven/Hirax. Ad inaugurare un abbastanza affollato Blue Rose ci pensano i californiani Kill Ritual, band fautrice di un’attuale thrash metal di discreta fattura e perizia tecnica. Il loro concerto scorre senza intoppi, nonostante l’acustica ovattata non permetta di far rendere al meglio il loro sound, ci accorgiamo della qualità in campo, magari non avranno degli anthem memorabili, ma il lavoro, ingrato, di opener, lo sanno svolgere eccome. Si cambia decisamente registro con i veterani Hirax, trascinati ovviamente da Katon de Pena, il quale, fa dubitare all’unanimità i presenti sulla sua carta d’identità – che dice 54 anni da compiere – tale è la forma fisica e l’intensità profusa dal ‘Diablo Negro’ del thrash!
Si parte con la recente ‘Hellion Rising’, che spazza via ogni dubbio, tanto per i suoni quanto per l’impatto del quartetto del Golden State, con le rasoiate del piccolo Lance Harrison a squarciare l’esaltazione del bollente locale. Si alternano nuovi e storici brani, per una band che non ha tempo da perdere o energie da sprecare, ed un Katon in piedi sulle spie con l’occhio spiritato che basta ed avanza per condurre tutti i presenti alla follia! Citando i brani, quelli che mandano in visibilio gli scatenati davanti al palco, non possono mancare: ‘Hate, Fear And Power’, ‘Destroy’, ‘Lightning Thunder’ o la chiusura con una delle loro hit targate anni 2000: stiamo parlando di ‘El Diablo Negro’, che termina le ostilità in un Blue Rose grondante metallo e sudore (non necessariamente nell’ordine), consapevoli che ancora una volta la presenza e l’onestà di Katon e compagni sono cosa sempre più rara tra i sopravvissuti dell’underground. Encomiabili.
Orfani di Joe Hasselvander, rimasto negli USA per problemi di salute, i Raven dei fratelli Gallagher sono tornati per ripassarci ancora una volta con il loro Athletic Rock d’annata! Apertura al fulmicotone con la recente ‘Destroy All Monsters’, brano che mette in mostra per la seconda volta nella serata l’attitudine del drummer Dave Chedrick, già visto all’opera con i Kill Ritual. Anche in questo caso non si lesina sui classici, in un’escalation di Heavy duro e puro come solo ‘Hard Ride’, ‘All For One’ e ‘Rock Untill You Drop’ – tra gli altri – possono essere. Mark, schizzato come al solito, mette a dura prova la struttura della sua chitarra, maneggiandola come una motosega, mentre l’altrettanto corpulento John si rivela in forma smagliante con le sue vocals da neurodeliri… creando ancora una volta l’esplosiva miscela con la quale i Raven hanno saputo solcare quarant’anni di heavy metal. Tra un assolo e l’altro i due fratelloni originari di Newcastle, omaggiati dai cori da stadio degli esaltati fans, ci regalano altre schegge di furore quali ‘Faster Than The Speed Of Light’, ‘Mind Over Metal’ e ‘I Don’t Need Your Money’. La radiofonica ‘On And On’ è l’antipasto verso la consueta chiusura infarcita di cover e improvvisazioni: questa volta tocca alla robusta ‘Roadhouse Blues’ dei Doors prendersi una sferzata di elettricità, prima dei saluti su ‘Born To Be Wild’, fissa in scaletta ormai da decenni.
Rivisti più in palla rispetto all’ultima calata meneghina, anche senza il partner in crime Hasselvander, i Raven hanno saputo tenerci incollati e su di giri per tutto il loro show. Pazzoidi e longevi sono due aggettivi che non rendono appieno le qualità dei Gallagher Bros…

Foto di Luca Bernasconi

 

 

Alessio Aondio

Alessio Aondio

Classe ’83, come Agassi la folta chioma mi ha abbandonato troppo presto, comunque, che sia Hard, Heavy, Epic, Doom, US Metal, Thrash o Speed, basta che non manchi personalità e qualità. Esigente? Non così tanto dai, la Musica è un piacere, se non è buona che piacere è? Al bando scontatezza e mediocrità, il look non conta se manca la sostanza (Metal Church docet!), meno male che in giro ce n'è sempre parecchia: mai giudicare dal logo in copertina, che siano le orecchie a decidere

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