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RAM – ‘Rod’

La Svezia metallica torna prepotentemente a ruggire grazie alla nuova fatica discografica targata Ram, band che da quasi vent’anni respira, suda e vive di heavy metal. Come le interminabili giornate invernali scandinave, questo ‘Rod’ trasuda oscurità e claustrofobia da ogni solco, finendo per catapultare l’ascoltatore in una dimensione sospesa tra decadenti e demoniaci universi paralleli. E’ dura poter fuggire da questo incubo, poter anche sperare di rivedere quella luce che pian piano svanisce travolta dalla nera pece che cola dai brani che compongono l’album. I sette minuti dell’opener ‘Declaration Of Independence’ disegnano alla perfezione quelle distorte immagini che abbiamo provato a descrivere a parole, complici anche le acide vocals che contraddistinguono lo stile del bravissimo Oscar Carlquist. Il sound è polveroso e old school come piace a noi, ma ciò non penalizza affatto l’elevata tecnica dei cinque svedesi, a proprio agio per tutta la durata del lavoro ed eccezionali nelle numerose rincorse chitarristiche scaturite dal talento della coppia d’asce Granroth – Jonsson. Con ‘On Wings Of No Return’ si inizia a volare sulle ali della velocità – potenza e controllo saranno le paroline magiche che troveremo costanti nell’intero ‘Rod’ – prima che la gelida ‘Gulag’ ci riporti con le sue soffuse atmosfere in quella dimensione nominata in precedenza. La seconda parte del disco si trasforma in una suite intitolata ‘Ramrod The Destroyer’, divisa in più parti equamente distribuite tra strumentali e canzoni vere e proprie. Soprende, quindi, la capacità dei Nostri di buttarsi nell’immenso mare dell’epic metal, grazie ad un’evocativa a battagliera ‘Ignitor’, song che farà la fortuna degli amanti delle sonorità d’oltreoceano più maestose e suggestive, e alle tinte malinconiche della successiva ‘The Cease To Be’, ennesima dimostrazione di duttilità e capacità di muoversi tra le righe. La badilata speed ‘Incenerating Storms’ – sentite che voce tira fuori Oscar! – e l’ultima strumentale ‘Ashes’ sigillano quello che si candida ad essere uno degli album metal più riusciti di questa seconda metà del 2017, anno che ci sta regalando non poche soddisfazioni e tanto cibo per i nostri metallici denti.

Tracklist:
01. Declaration Of Independence
02. On Wings Of No Return
03. Gulag
04. A Throne At Midnight
05. Ramrod The Destroyer, Pt. 1: Anno Infinitus
06. Ramrod The Destroyer, Pt. 2: Ignitor
07. Ramrod The Destroyer, Pt. 3: The Cease To Be
08. Ramrod The Destroyer, Pt. 4: Voices Of Death
09. Ramrod The Destroyer, Pt. 5: Incinerating Storms
10. Ramrod The Destroyer, Pt. 6: Ashes

Line-up:
Oscar Carlquist – voce
Harry Granroth – chitarra
Martin Jonsson – chitarra
Tobias Petterson – basso
Morgan Pettersson – batteria

Editor's Rating

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

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