Talks

RAGE – A New Season (in Black)

Si può proprio dire che i Rage siano di casa sulle nostre pagine digitali. Li abbiamo incontrati solo un paio di mesi fa in occasione del Rockland Metal Fest (qui il report, qui invece l’intervista), ed ora li ritroviamo a pochi giorni dall’uscita del nuovo ‘Seasons Of The Black’. Un disco che per la band di Herne ha un significato profondo, come ci racconta il suo leader Peter “Peavy” Wagner.

Peavy, eravamo rimasti al festival di Borgo Priolo…
“Ricordo bene quella sera, e soprattutto quella notte. Siamo scappati subito dopo aver suonato perché la mattina prestissimo avevamo il volo per la Germania, dove avremmo presentato alla stampa ‘Seasons Of The Black’. E così non abbiamo praticamente dormito, e non abbiamo nemmeno avuto la possibilità di restare con il pubblico, come avremmo voluto.”

Ammetto che non mi aspettavo un disco nuovo già ora, poco più di un anno dopo ‘The Devil Strikes Again’…
“Devi sapere che è un periodo molto prolifico per la band, tanto che cinque dei pezzi del nuovo disco erano già pronti prima ancora che ‘The Devil Strikes Again’ venisse pubblicato. E lo scorso ottobre il disco era praticamente già pronto. Se ci pensi, è quello che succedeva negli anni Ottanta, quando era normale che una band facesse un disco all’anno. Se terremo lo stesso ritmo anche in futuro? Non so dirtelo ora ma perché no? Intanto posso dirti che otto brani sono già pronti, ma che prima di un nuovo disco dei Rage ci sarà spazio per il primo album dei Refuge, ed è quindi probabile che i tempi saranno più dilatati.”

Certo, un ritmo del genere dà l’idea di un clima più che positivo all’interno della band…
“E’ un bel periodo, e non è la prima volte che ne parliamo. C’è molto entusiasmo, Marcos e Lucky hanno entusiasmo e voglia di fare, e allora ne approfittiamo. Per troppo tempo la band è stata frenata da fattori differenti, ora è il momento di sfruttare la condizione che siamo vivendo: Be Quick or Be Dead, si dice!”

Tornando per un attimo allo show di Borgo Priolo, sono rimasto colpito dalla prestazione vocale di Marcos sulla cover di ‘Holy Diver’…
“Marcos è un eccellente vocalist, da tempo canta in una cover band di Dio, e si vede! Sa essere personale, ma quando canta i pezzi di Dio è uguale, anch’io sono rimasto colpito la prima volta che l’ho sentito. E anche Lucky ci sa fare, visto che anche lui nella sua band – i Tri-State Corner – si occupa della voce…”

Questo potrebbe aprire nuove e interessanti possibilità anche per i Rage, magari qualche volta dividendovi le linee vocali…
“Ci abbiamo pensato, ma non vorremmo snaturare il concept della band, proprio ora che siamo tornati su binari più classici. In fondo i Rage da sempre hanno la mia voce, non vorremmo fare qualcosa che potrebbe confondere i fan. Di sicuro sfruttiamo questa cosa per i cori, sia in studio e dal vivo. E magari potremmo dare più spazio alle tre voci in qualche occasione speciale. Una cosa che personalmente mi piacerebbe provare, ma anche qui in qualche caso particolare, è cantare non solo a tre voci ma in tre lingue, ognuno nella sua lingua di origine. Credo che l’effetto potrebbe essere molto interessante…”

Hai citato per un attimo le vostre provenienze differenti – Germania, Venezuela, Grecia. Credi che in qualche modo questo mix si rifletta nell’approccio attuale dei Rage alla musica?
“Sulla musica non troppo, proprio perché vogliamo che i Rage restino legati al suono che li ha fatti amare dai fan. A livello personale, è ovvio che avere nella band persone dal background e dalla storia tanto diversa può far solo bene, e capita spesso di trovarsi a discutere di questo o quel tema, ognuno dal suo punto di vista. La cosa migliore però è che ognuno di noi mette nella band tutto il suo entusiasmo, anche se ha anche altri progetti. I Rage sono la priorità di tutti ora, cosa che non sempre in passato è successa.”

Sento sempre un pizzico di amarezza nelle tue parole al riguardo…
“Ne abbiamo già parlato in passato, gli ultimi anni dei Rage sono stati molto difficili. Il clima nella band era pesante, al punto che io stesso avevo quasi paura a proporre cose, nel timore che venissero cassate dagli altri. Credo che siamo andati molto vicino a perdere del tutto lo spirito dei Rage, e sono molto contento della svolta che siamo riusciti a dare con Marcos e Lucky.”

Come consideri ‘Seasons Of The Black’ rispetto a ‘The Devil Strikes Back’? I due dischi sono stati concepiti in un tempo molto vicino tra loro…
“E li possiamo considerare in un certo senso la continuazione l’uno dell’altro. O due parti dello stesso disco, anche se ognuno con i suoi aspetti personali. Qualcosa come i due ‘Keeper’ degli Helloween, giusto per fare un esempio. Lo spirito di fondo è lo stesso, ma le differenze non mancano. ‘Seasons Of The Black’ è più vario e maturo, e con ‘The Tragedy Of Man’ contiene una suite di venti minuti, che sul disco precedente non c’era.”

In passato avete fatto altre suite del genere. Possiamo accostare ‘The Tragedy Of Man’ a qualcuna di loro?
“Forse a ‘Changes’, da ‘XIII’. Anche quel pezzo era composto in realtà da tre brani indipendenti tra loro  ma collegati a livello tematico oltre che, in modo più leggero, musicale. Anche ‘The Tragedy Of Man’ in realtà si compone di tre pezzi e una intro, che possono anche stare in piedi singolarmente, ma uniti formano una sorta di composizione unica.”

E’ più difficile creare un brano del genere, dandosi una sorta di framework tematico?
“Non per forza, anzi il fatto di avere un tema di partenza può per certi versi semplificare le cose almeno in partenza. E’ solo diverso, perché devi considerare il tema prescelto almeno alla stessa importanza della musica, quando magari in altre occasioni le parole vengono solo dopo. Ma non è per forza né più facile, né più difficile…”

Avete già provato dal vivo qualche brano del nuovo disco?
“Sì, in particolare ‘Blackened Karma’, per cui abbiamo anche fatto un video. E’ andata bene, ma ormai abbiamo una certa esperienza, e siamo in grado di prevedere quali dei nuovi pezzi possano piacere o meno dal vivo. Tra un po’ dovremo definire quali brani aggiungere alla scaletta per i prossimi show, e quello non sarà per forza facile. Ma quando si hanno così tanti album alle spalle, è normale che sia così. E’ come per gli allenatori di calcio: avere troppi giocatori buoni crea il problema di dover scegliere, ma alla fine è un problema positivo, di cui essere contenti!”

Quest’estate ci saranno dei festival, mentre per un tour vero e proprio dovremo aspettare il 2018…
“Esatto, tra agosto e settembre suoneremo in diversi festival in giro per l’Europa, e a gennaio andremo in tour in compagnia dei Firewind di Gus G. Credo sia un bel package, due band che dal vivo sanno farsi valere…”

Indubbiamente… Torniamo a parlare di ‘Sesons Of The Black’, ma stavolta dal punto di vista dei testi. Mi sembra che prevalgano atmosfere piuttosto cupe, come spesso ultimamente ti accade…
“C’è un po’ di tutto, ma hai ragione, le atmosfere di fondo non sono certo allegre. Possiamo dire che un tema centrale è il passaggio tra la vita e la morte, che ricorre in diversi testi, ovviamente trattato in modi differenti. Un altro tema ricorrente, in particolare in ‘The Tragedy Of Man’ è l’evoluzione del genere umano, che non è per forza positiva, anzi. Basta guardarsi attorno per capire che stiamo facendo di tutto per distruggere il mondo in cui viviamo, e di conseguenza noi stessi. E parlo sia dal punto di vista politico che da quello ambientale. Stiamo sfruttando ogni angolo del nostro pianeta, senza per nulla preoccuparci di chi verrà dopo. E questo perché siamo in grado solo di pensare a ora e adesso. Quello che conviene ora lo facciamo, senza pensare che peggiora il mondo di domani. E allora, ci incamminiamo verso l’estinzione, ognuno per la sua parte. Non è fantascienza, è realtà. L’uomo sta distruggendo sistematicamente il mondo che ha trovato, senza capire che in questo modo distrugge anche se stesso. Il problema è che lo capirà troppo tardi!”

La prima edizione di ‘Seasons Of The Black’ contiene anche un bonus-CD con sei pezzi degli Avenger nuovamente registrati…
“E’ un tributo al nostro passato! Che non si esaurisce in questi pezzi, perché in contemporanea abbiamo pubblicato i primi tre dischi della nostra storia – ‘Prayers Of Steel’ degli Avenger, ‘Reign Of Fear’ ed ‘Execution Guaranteed’ dei Rage – in edizioni a doppio CD ricche di bonus track. Si tratta di dischi che erano ormai difficili da trovare, o che non erano mai stati ristampati ufficialmente. Per questo ci sembrava giusto offrire ai nostri fan la possibilità di riscoprirli. E per lo stesso motivo abbiamo nuovamente registrato sei pezzi degli Avenger, con la formazione attuale, per dare loro una veste più moderna e attuale…”

Ricordo che anni fa mi avevi spiegato come i testi che allora scrivevi per gli Avenger fossero piuttosto imbarazzanti…
“Lo sono ancora! Fanno proprio ridere, se li ascolti oggi. Ma era quello che ero capace di scrivere allora, temi banali in un inglese approssimativo. Non li ho toccati però, nemmeno nei pezzi che abbiamo registrato nuovamente. I testi devono restare originali, certo che oggi li canto con una certa ironia, che allora non sapevo nemmeno cosa fosse! Dal punto di vista musicale invece, oggi come allora, penso che ci fossero delle buone idee, ed a maggior ragione sono contento di poter far ascoltare questi pezzi a un pubblico più ampio.”

Peavy, un’ultima cosa. Come consideri ora il periodo con Victor Smolski, a livello musicale?
“Non lo rinnego, se è quello che vuoi sapere. E’ stato difficile sotto molti aspetti, soprattutto alla fine, ma fa parte della storia dei Rage e sempre ne farà parte. Assieme abbiamo scritto diversi buoni dischi e pezzi, e qualcosa resterà certo nelle nostre setlist anche andando avanti. A Borgo Priolo abbiamo suonato ‘The Great Old Ones’, ma anche brani come ‘Unity’ e ‘Soundchaser’ resteranno in scaletta anche in futuro. Come detto, sono un pezzo di storia dei Rage, ed è giusto che abbiano il loro spazio!”

 

Discografia:
Prayers of Steel (come Avenger) (1985)
Reign of Fear (1986)
Execution Guaranteed (1987)
Perfect Man (1988)
Secrets in a Weird World (1989)
Reflections of a Shadow (1990)
Trapped! (1992)
The Missing Link (1993)
10 Years in Rage (1994)
Black in Mind (1995)
Lingua Mortis (1996)
End of All Days (1996)
XIII (1998)
Ghosts (1999)
Welcome to the Other Side (2001)
Unity (2002)
Soundchaser (2003)
Speak of the Dead (2006)
Carved in Stone (2008)
Strings to a Web (2010)
21 (2012)
LMO (con Lingua Mortis Orchestra) (2012)
The Devil Strikes Again (2016)
Seasons Of The Black (2017)

Line-up:
Peter “Peavy” Wagner – voce, basso
Marcos Rodriguez – chitarra
Vassilios “Luckyˮ Maniatopoulos – batteria

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

Post precedente

BLACK SABBATH - Il trailer del film-documentario 'The End Of The End'

Post successivo

QUIET RIOT - Guarda il video di 'Can't Get Enough'