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RAGE – L’anteprima di ‘Seasons Of The Black’

Alla fine di questo mese di luglio uscirà ‘Seasons Of The Black’, nuovo album dei RAGE, il secondo con la nuova line-up, che vede Marcos Rodriguez e “Lucky” Maniatopulos accompagnare lo storico leader della band, “Peavy” Wagner. Il disco uscirà il 28 luglio per la Nuclear Blast, e proprio grazie all’etichetta tedesca abbiamo avuto la possibilità di ascoltarlo in anteprima. Ecco le nostre impressioni…

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‘Season Of The Black’ – Si parte di gran carriera con la title-track, un brano thrasheggiante che ricorda apertamente classici come ‘Black In Mind’ ed ‘End Of All Days’, piazzando un classico refrain immediato “alla Rage”.

‘Serpents In Disguise’ – Altrettanto veloce, mette le melodie ancor più in primo piano, grazie a un chorus davvero irresistibile ed immediato. Notevole il lavoro di Marcos che piazza un assolo da consumato shredder.

‘Blackened Karma’ – Brano che ha girato come singolo digitate, si apre con un riffing dal sapore moderno, per diventare un mid-tempo immediato ma non banale, con un pizzico di oscurità nelle atmosfere. Ancora molto melodico il refrain, ma questo è il DNA dei Rage.

‘Time Will Tell’ – I Rage alzano di nuovo il tempo, anche se il brano si sviluppa su coordinate molto melodiche e lineari, anche per la band. Grande lavoro di Marcos, a livello di solo ma anche e soprattutto armonico.

‘Septic Bite’ – Quadrato mid-tempo, basato su un riffing molto pesante, che si apre appena a livello di refrain. Uno dei pezzi più crudi nelle atmosfere, complice una prestazione vocale più aspra del solido di Peavy.

‘Walk Among The Dead’ – Ancora un pezzo che si sviluppa su sonorità thrasheggianti, giusto ammorbidite dal classico refrain immediato e cantabile che i Rage potrebbero anche brevettare come trademark. Ancora una volta Peavy canta abbastanza sporco, ed il contrasto voce/melodie funziona molto bene.

‘All We Know Is Not’ – Altro brano classico per la band di Herne, medio/veloce con un filo di melodia in più rispetto al pezzo precedente. Piacevole il refrain, anche se alla fine non credo che il brano si rivelerà tra gli highlights del disco.

I pezzi seguenti costituiscono una tetralogia dal titolo complessivo ‘The Tragedy Of Man’, dedicata da Peavy al tema principe del disco, la tendenza all’autodistruzione della razza umana. Maggiori dettagli nell’intervista che lo stesso Peavy ci ha rilasciato qualche settimana fa e che sarà presto online, qui ancora una volta le nostre impressioni musicali…

Gaia’ – Poco più che un’intro, con la voce di Peavy e una chitarra acustica, accompagnate dai rumori della natura con gli uccellini che cantano;

‘Justify’ – Un brano piuttosto elaborato, ricco di elementi differenti, che si candida a picco creativo del disco grazie a un refrain davvero immediato e coinvolgente, abbinato a parti ricche e variegate, che mostrano addirittura elementi prog. Suonato alla grande, ma il segreto sta nella naturalezza con cui parti complesse e differenti tra loro si integrano e rafforzano a vicenda.

‘Bloodshed In Paradise’ – Al netto dell’intro, vagamente mistica, un pezzo piuttosto lineare e quadrato, che potrebbe funzionare molto bene dal vivo. Di certo è un brano immediato, alla lunga forse anche un po’ ripetitivo. Ancora un bel solo di Marcos, dalla forte componente melodica.

‘Farewell’ – Si apre su sonorità orchestrali e si rivela una ballad pomposa, dalla componente classica davvero molto marcata. Un pizzico di ‘Lingua Mortis’ e tutto il pathos di Peavy, per un brano che avvolge, con le chitarre supportate in modo decente dagli archi, e una suggestiva chitarra acustica finale.

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Detto che la prima edizione del CD conterrà un secondo dischetto bonus, con  sei brani degli Avenger (il gruppo che aveva preceduto i Rage), registrati nuovamente dalla formazione attuale, ‘Seasons Of The Black’ va in archivio in modo molto positivo, rivelandosi ancor più ricco e variato rispetto al suo predecessore. Si sente che il mix multiculturale tra i tre membri della band funziona, e sempre meglio. In particolare Marcos appare più sicuro e personale, sia a livello di solismo che di scelte armoniche. Il risultato è un disco ricco di spunti qualitativi, certo degno delle migliori release della band, ma per nulla limitato ad omaggiare il passato. Passato, presente e futuro si fondono in modo egregio nei Rage di oggi, una band che sembra aver ritrovato il migliore equilibrio.

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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