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QUEENS OF THE STONE AGE – ‘Villains’

Dopo quattro anni passati dedicandosi a tour e progetti paralleli – tra cui un glorioso album con nientepopodimeno che Iggy Pop – Josh Homme e soci tornano alla ribalta creando un senso d’attesa notevole per questo ‘Villains’. Tanto atteso quanto deludente: la collaborazione con il mago della produzione pop Mark Ronson (Amy Winehouse, Bruno Mars, Adele, Duran Duran tra i tanti) purtroppo non si addice molto al sound di una band rock perché comprime molto i suoni e il tutto risulta estremamente piatto e radiofonico alle orecchie di chi è abituato a cibarsi di rock. ‘Feet Don’t Fail Me’ e ‘The Way You Used To Do’ sono forse i brani peggiori per i fan di vecchia data: la prima sembra una cover dei Franz Ferdinand, mentre la seconda, nonostante il dichiarato tributo a Cab Calloway, sembra invece una collaborazione con i Black Keys. Un divertente e danzereccio 7/8 ci fa ballicchiare su ‘Domesticated Animals’, mentre la successiva ‘Fortress’ si differenzia dal resto delle tracce e pare quasi più vicina al materiale tratto dal precedente album ‘…Like A Clockwork’. Il brano più curiosamente interessante sin dal titolo è ‘Head Like A Haunted House’: pare di assistere ad un improbabile incontro tra i Dead Kennedys e gli Eagles Of Death Metal. Il vero dramma per chi segue questa band fin dagli esordi è sopportare la sovrabbondanza di synth in questo lavoro e ‘Un-Reborn Again’ avrebbe anche del potenziale per essere un brano degno dei tempi andati, ma quei synth fanno solo pensare a una canzone di Gary Numan uscita male. ‘The Evil Has Landed’ è un altro di quei brani salvabili, ma suona veramente troppo come i Them Crooked Vultures (meno la “cazzimma” di Dave Grohl dietro le pelli). In quattro parole, questo è un disco che fa muovere i piedini, ma con poca sostanza dietro e il materiale “salvabile” dà la sensazione che si tratti solo di pura autoreferenzialità verso gli altri progetti recenti di Homme (EODM, Them Crooked Vutures). Tutto questo ci porta a riflettere su come ultimamente gli anni Novanta stiano tornando di moda e con loro il post-rock e l’idea di creare un “post-genere” rispetto alle sonorità in voga finora: quest’album potrebbe tranquillamente inserirsi in un filone “post-stoner”, un genere ormai completamente esausto, in cui la maggior parte delle band si butta alternativamente nella nicchia occultista, oppure su suoni sempre meno pesanti e più pop.

Tracklist:
01. Feet Don’t Fail Me
02. The Way You Used To Do
03. Domesticated Animals
04. Fortress
05. Head Like A Haunted House
06. Un-Reborn Again
07. Hideaway
08. The Evil Has Landed
09. Villains Of Circumstance

Line-up:
Josh Homme – voce, chitarra
Troy Van Leeuwen – chitarra, voce
Dean Fertita – tastiere, chitarra, voce
Michael Schuman – basso, chitarra, voce
Jon Theodore – batteria

Editor's Rating

Giulia Mascheroni

Giulia Mascheroni

"I know I don't belong/And there's nothing I can do/I was born too late/And I'll never be like you" potrebbe essere la summa della mia adolescenza solitaria, passata ad imparare a memoria album, biografie e testi.
Dal 2013 vivo a Londra e, a parte sopravvivere, tutta la mia vita ruota attorno alla musica dal vivo, dalle vecchie glorie del passato alle band più underground.
Dal 2014 collaboro con Rock Hard Italia e Classic Rock Lifestyle e la mia missione personale è cercare di far scoprire anche al pubblico italiano cosa è "in" o "out" da queste parti.
Nel tempo libero suono la batteria, ma questa è tutta un'altra storia.

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