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POLTERGEIST – Back For The Attack

Con ‘Back To Haunt’, gli svizzeri POLTERGEIST hanno interrotto un silenzio durato oltre venti anni. E lo hanno fatto con un disco solido, all’altezza del loro migliore passato. Nemmeno un mese fa, ho avuto occasione di vedere la band in azione, all’Hard and Heavy Festival di Satteins, in Austria (qui il report). E anche dal vivo le cose sono andato molto bene. Poco dopo lo show, il chitarrista e leader della band V.O. Pulver è stato disponibile a fare due chiacchiere…

Poltergeist_band_2017

Come è andata allora questa sera?
“E’ stato tutto molto divertente, anche se ho avuto un po’ di problemi tecnici tra amplificatore e chitarra – una delle mie chitarre è caduta, subito prima di salire on stage… Ma in generale è stato uno show riuscito e il pubblico ci ha dato una bella carica. C’era una bella line-up, con alcune band davvero valide a livello internazionale. E’ stato quasi come tornare indietro ai nostri tempi d’oro…”

Personalmente sono rimasto molto colpito dalla vostra performance, davvero potente oltre che molto precisa…
“Grazie! A dire il vero non abbiamo nessun segreto legato allo suonare dal vivo… L’unico segreto è provare, provare, provare… Certo, avere tanta esperienza come noi aiuta a mettere in piedi una buona performance. E non va sottolineata la parte tecnica, se ampli o chitarra non funzionano a dovere, è davvero difficile suonare un buono show.”

Dal vivo avete offerto al pubblico un mix di pezzi vecchi e nuovi…
“Abbiamo suonato sei pezzi dal disco nuovo, il resto dai primi tre album. Per noi è importante dare spazio sia alle cose vecchie che a quelle nuove, e devo dire che alla fine non c’è tutta questa differenza nelle reazioni del pubblico. Quindi forse coi pezzi nuovi abbiamo fatto un buon lavoro…”

Il nuovo ‘Back To Haunt’ è stato accolto molto bene. E’ quello che vi aspettavate?
“Dopo un’assenza così lunga dalla scena non sai mai cosa aspettarti. Non sai se la gente si ricorda di te o se segue ancora il tipo di musica che facevi, quindi un margine di incertezza c’è sempre. Ma abbiamo fatto il disco che ci è venuto fuori, spontaneo, senza ragionarci sopra più di tanto. Volevamo far vedere di avere ancora buone idee, perché non avrebbe avuto senso tornare a suonare solo i pezzi del passato. Senza contare che i nuovi membri della band vogliono suonare anche i loro “pezzi”, come è giusto che sia.”

Ma come è nata l’idea di rimettere in piedi ufficialmente la band?
“Innanzitutto, la decisione di tornare è del 2013, i primi concerti del 2014. Ed è nato tutto per caso, più o meno. André, Marek ed io eravamo a casa mia a festeggiare Capodanno, finché non ci siamo messi a tirare fuori i miei vinili, in particolare i vecchi dischi dei Poltergeist. Mia moglie ha fatto una foto con i dischi, e l’ha messa su Facebook. Da lì, in tanti ci hanno contattato parlando di una reunion. Tra questo Sven, il nostro attuale drummer, che si è proposto direttamente come batterista. Abbiamo pensato che una prova sarebbe stata divertente, e da lì è nato tutto.”

Ma quali sono i vostri obiettivi come band oggi, più di venti anni dopo? Immagino non siano gli stessi di allora…
“Alla base di tutto c’è il divertimento. Tutti noi abbiamo altre cose oltre ai Poltergeist, e di certo non pensiamo di diventare delle ricche rockstar con questa band! Certo, cerchiamo di farlo nel modo più professionale possibile: non ci interessa suonare gratis in ogni bar, o addirittura pagando noi… Ma abbiamo ben chiaro che oggi il music business è andato così alla deriva che una band come la nostra non può certo darci da vivere. E quindi cerchiamo di divertirci, facendo il meglio che possiamo, in studio e dal vivo.”

Il vostro suono è sempre stato abbastanza orientato verso gli States. Influenze personali, oggi come allora?
“Probabilmente sì. Band come Exodus, Slayer, Metallica, Testament ed Agent Steel sono state di sicuro una grande influenza per noi all’inizio, ma lo stesso vale anche per band europee come Destruction, Kreator, Mercyful Fate, Venom e ovviamente i grandi come Maiden, Black Sabbath, Priest, Motörhead… Forse il nostro desiderio di aggiungere passaggi ed elementi più tecnici alla nostra musica ci ha sempre fatto accostare alle band americane… Nei primi anni Ottanta soprattutto, le band speed/thrsh americane erano davvero di un altro livello tecnico.”

Tu e André rappresentate la “vecchia guardia” nella band. Che atmosfera c’è ora in casa Poltergeist, tra voi e i nuovi?
“Ci troviamo tutti molto bene tra noi. Non c’è spazio per comportamenti arroganti da rockstar. Ora lo facciamo per divertirci, non serve più vivere certe situazioni in modo troppo tragico. In passato è successo, che ci fosse problemi con le etichette o col business in generale, e che noi ci intestardissimo a cercare un modo di far crescere la band. Col risultato di trovarsi a volte in situazioni difficili anche all’interno della stessa band. E questo non sempre ha fatto bene all’atmosfera tra noi. Ora, come ti ho detto, le cose sono diverse, e finché ognuno di noi si diverte va tutto bene!”

Cosa avete in programma ora? State già lavorando su materiale nuovo?
“Non proprio… O meglio, stiamo iniziando a mettere da parte delle idee, ma come ti ho detto ognuno di noi ha altri impegni, musicali e non, e non vogliamo farci fretta inutilmente. Io sono molto occupato col mio studio, ho appena fatto il nuovo disco dei Destruction, ‘Thrash Anthems 2’, e a settembre uscirà anche il secondo album della mia altra band, i Panzer, chiamato ‘Fatal Command’. Sto anche lavorando su nuovo materiale di mie altre due band, GurD e Pulver. Quindi, come vedi non ho proprio il tempo di annoiarmi… Tornando ai Poltergeist: non appena avremo abbastanza materiale ci metteremo a registrarlo nel mio studio, con l’obiettivo di non andare troppo avanti coi tempi. La prossima volta che pubblichiamo un disco ci piacerebbe farlo seguire da un tour, e chissà, sarebbe davvero ottimo!”

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Discografia:
Depression (1989)
Behind My Mask (1991)
Nothing Lasts Forever (1993)
Back to Haunt (2016)

Line-up:
André Grieder – voce
V.O. Pulver – chitarra
Chasper Wanner – chitarra
Ralf W. Garcia – basso
Sven Vormann – batteria

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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