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PILLORIAN – ‘Obsidian Arc’

Chi si aspettava un album degli Agalloch con un nome diverso stampato in copertina resterà piacevolmente sorpreso da questo ‘Obsidian Arc’, primo album del progetto del cantante-chitarrista John Haughm, Trevor Matthews (Uada, ex-Infernus) e Stephen Parker (Maestus, ex-Arkhum). Mentre gli altri tre ex-membri se ne sono andati tutti insieme appassionatamente a formare i Khôrada, Haughm unico componente rimasto, dapprima tentennante, ha ucciso la sua creatura e dalle ceneri ne ha fatto rinascere una nuova. Sebbene il passato sia una presenza abbastanza ingombrante e dimenticare da dove hanno avuto origine i Pillorian sia quantomeno impossibile, si nota fin da subito che ‘Obsidian Arc’ si tinge ancora più di nero, inzuppandosi di black metal svedese, specialmente nelle parti più lente che molto ricordano i Watain e i Dissection di ‘A Land Forlorn’. A volte si sfocia nel doom più pesante ed oscuro; a volte, come già succedeva negli Agalloch, la partita si gioca sull’equilibrio tra black, death, dark-folk e il rock di King Crimson e Genesis. La musica dei Pillorian è più vecchia scuola, meno atmospheric e fedele al black più grezzo, con una produzione essenziale e accessibile. ‘A Stygian Pyre’, che ha anticipato l’uscita dell’album, si sviluppa su territori che, in qualche modo, ricordano i migliori Dissection; le chitarre quasi death alternate a melodie sinuose e la sulfurea voce di Haughm lo rendono uno dei pezzi di più immediata fruizione e allo stesso tempo la traccia più cattiva e arrabbiata. L’atmosfera generale, ostica e ghiacciata, raggiunge il culmine con ‘Forged Iron Crucible’, le cui radici affondano nell’humus dei Bathory. La bellissima chiusa ‘Dark is the River of Man’ purtroppo ci ricorda profondamente gli Agalloch di ‘In The Shadows Of Our Pale Companion’ e quindi, per quanto sia il pezzo migliore di tutto il disco, questa profonda somiglianza con il passato di John Haughm fa terminare l’ascolto con l’amaro in bocca ma anche con la speranza che, nei prossimi lavori, emerga una personalità più coraggiosa e che gli spunti accennati in questo debut vengano approfonditi maggiormente, al fine di trovare un’immagine sonora ancora più individuale.

Tracklist:
01. By The Light Of A Black Sun
02. Archaen Divinity
03. The Vestige Of Thorns
04. Forged Iron Crucible
05. A Stygian Pyre
06. The Sentient Arcanum
07. Dark Is The River of Man

Line-up:
John Haughm – voce/ chitarra
Stephen Parker – basso
Trevor Matthews – batteria

 

 

 

 

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Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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