Il giorno dei morti sembra particolarmente indicato per un concerto dei Paradise Lost. Prima di approfondire lo stato di forma dal vivo della band di Halifax è opportuno riportare indietro le lancette dell’orologio di questa serata doom-gothic di qualche ora.
Aeroporto di Malpensa: ore 18.00, l’amico Claudio ci ha condotti qui per caricare ed accompagnare al Live Club un musicista davvero speciale. Trattasi di Garry “Gaz” Jennings, lo storico chitarrista dei Cathedral ora in forza ai Lucifer, che si esibiranno fra un paio d’ore prima dei Paradise Lost. L’occasione ci da la possibilità di chiacchierare un po’ sulla scena doom con una delle colonne del genere delle ultime tre decadi. La disponibilità e la gentilezza di “Gaz” sono impressionanti tanto quanto il suo tocco mefistofelico sulla chitarra una volta salito sul palco. Se il disco di debutto dei Lucifer ha attirato pareri positivi quasi unanimi, dal vivo Garry appare decisamente come l’arma in più della formazione, con lo spirito di Tony Iommi ad aleggiare su ogni brano eseguito. Titoli come ‘Abracadabra’, o ‘Sabbath’ sono così espliciti nell’evocare la fonte di riferimento da suscitare simpatia ma dietro ai rimandi c’è sempre un riffing ispirato e di prim’ordine a costituire lo scheletro dei pezzi di questa nuova creatura musicale. Convince la strutturata ‘Purple Pyramid’, che fornisce alla frontwoman Johanna Sadonis un’ottima base sulla quale la vocalist può esibire fascinose linee vocali. Proprio la tedesca, nota per l’apprezzato lavoro con i The Oath, si dimostra la croce e delizia della band. La prima impressione è davvero buona, anche perchè la nostra si presenta davvero bene sul palco e la voce c’è, ma già dopo un paio di pezzi si avverte una ripetitività nei movimenti ed una differenza di carisma se, ed è inevitabile, si fa il paragone con colui che è stato dietro al microfono a fianco di Gaz per più di vent’anni. Stiamo ovviamente parlando del frontman dei defunti Cathedral Lee Dorrian, fresco nuovo vocalist dei sensazionali With The Dead e storico boss della Rise Above Records, l’etichetta dei Lucifer e dell’altra formazione di Jennings, i Death Penalty, altro combo con una vocalist nel ruolo di frontwoman. I riffs trascinanti di “Abracadabra” sono davvero da ricordare, ma i Lucifer trionfano specialmente quando le atmosfere si fanno più rarefatte ed i nostri riescono a produrre un sound ipnotico, quasi trance, come in ‘White Mountain’ ed in ‘Morning Star’. I Lucifer sono una band da tenere d’occhio, con uno dei più straordinari discepoli di Tony Iommi al mondo alla sei corde. Gaz, durante un’intervista post concerto, dirà: “Non posso farci nulla, il sound di Black Sabbath e Witchfinder General scorre nelle mie vene”. Una frase che sintetizza i Lucifer in modo perfetto.

Il sottoscritto, che segue con passione i Paradise Lost da più di vent’anni, ha ormai smesso di sperare che la band inglese riesca a fare il grande salto che la trasformi da cult band a formazione in grado di riempire più di un buon club. Sarebbe bello che la formazione passasse dal suonare sedici pezzi per un’ottantina di minuti a epici show di due ore con almeno venti brani nel set. Nonostante tutto, e pur con un frontman non trascinante dal vivo che è comunque un’ugola di riferimento per l’intero genere come Nick Holmes, i Paradise Lost restano una delle più pure ed emozionanti esperienze sonore se cercate un’immersione totale nelle scure acque del gothic doom metal, genere per il quale la band inglese ha scritto le prime, fondamentali, pagine, agli inizi degli anni ’90. Partendo dalla influenza del classico doom sound sabbathiano, i Paradise Lost si sono formati quando è esplosa la scena death metal ed è proprio la fusione dei due stili che ha reso le origini della formazione, ed in particolare il primo capolavoro del gruppo, il secondo disco “Gothic”, un platter tanto influente e avanti coi tempi. Nel 2015, dopo il warm-up con i Bloodbath di “Grand Morbid Funeral”, Nick Holmes torna a ruggire in “growl” anche nel nuovo disco dei Paradise Lost, il notevole ‘The Plague Within’, che ci riconsegna un sound rabbioso e mai tanto estremo dai primissimi lavori. La partenza con ‘No Hope In Sight’ è uno dei vertici compositivi non solo dell’ultimo album ma dell’intera scena gothic recente, con il solito trademark del gruppo, il guitar work combinato del wizard Gregor Mackintosh e del riffmaker Aaron Aedy, in grande evidenza. La fiducia sulla bonta del nuovo platter è palese anche dalla scaletta, con Nick Holmes ad annunciare da subito che saranno previsti molti estratti del nuovo disco (sette alla fine del set) quasi a far mettere l’animo in pace a chi avrebbe voluto una ‘So Much Is Lost’ o una ‘One Second’ dalla fase più accessibile della carriera della formazione. Curiosamente, i due brani seguenti sono vecchissimi: ‘Widow’ è un bel modo per ricordarci dell’indimenticabile ‘Icon’ ma la perla della serata è l’esecuzione della successiva ‘Painless’ da ‘Gothic’, assente dai concerti dei nostri dal lontano 1992. Tra i molti brani nuovi da segnalare la feroce ‘Terminal’, la variegata ‘An Eternity Of Lies’ e la più epica ‘Return To The Sun’. Peccato per l’assenza dietro le pelli di Adrian Erlandsson, ben sostituito dal giovane batterista finlandese Waltteri Väyrynen. A metà concerto, dopo l’immortale ‘Enchantment’, unico estratto dal capolavoro ‘Draconian Times’, Nick ci presenta in un sol colpo due brani nuovi descrivendoli rispettivamente come il pezzo più veloce seguito a ruota da quello più lento mai composti dalla band. Se ‘Flesh From Bone’ appare quasi forzata con la sua dose di cattiveria e sferzate di doppia cassa sorprendenti, ‘Beneath Broken Earth’ è l’altro gioiello del nuovo album, uno straordinario concentrato di death doom a confermarci che i pionieri del genere sono davvero tornati. Piacevole il ripescaggio di ‘Praise Lamented Shade’ e di ‘Requiem’, brani che testimoniano l’eccellente qualità del songwriting di Gregor. Verso il finale del set c’è spazio per la classica ‘As I Die’ ma la palma di brani più cantati va a ‘Faith Divides Us – Death Unites Us’ ed alla ruffiana ‘Say Just Words’. I Paradise Lost si sono ripresi il loro scettro di signori del gothic doom metal. E sotto sotto io ho ancora quella piccola speranza.

Testo di Massimo Incerti Guidotti

Luca Bernasconi

Luca Bernasconi

Classe 1972, fotografo professionista rock-metal di matrice prettamente “old school”.
Come fotografo, ho collaborato con Metallus.it, Truemetal.it, Metal Hammer Italia e dal 2005 al 2015 sono stato fotografo ufficiale di Metal Maniac.
Il mio sito personale: www.lucabernasconi.com
La mia pagina FB: www.facebook.com/lucabernasconiphotographer

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