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PARADISE LOST – ‘Medusa’

L’eleganza ha sempre contraddistinto i Paradise Lost, dai fasti di ‘Icon’, ‘Draconian Times’ e ‘One Second’ alle oscillazioni nella qualità e nell’apprezzamento suscitato nei fans con le produzione del primo decennio del Duemila, fino ad arrivare all’entusiasmo che ha accolto l’ultimo ‘The Plague Within’. Tutto sempre con infinita classe. Ed è in questa consuetudine che la band si presenta all’appuntamento con il quindicesimo album in studio, ‘Medusa’. Ispirato dalla figura della Gorgone in tutte le sue sfumature filosofiche, questo disco è un inno al nichilismo, si gonfia livido ed esplode nei pensieri più cupi del gruppo come non accadeva da tempo. Ci troviamo davanti ad un album sontuoso, profondo, che guarda il mondo disincantato e non ha paura di essere crudo nelle lyrics e oppressivo nelle melodie, concetto magistralmente riassunto nella parte centrale della title-track dai lamenti straziati della chitarra di Greg Mackintosh, ripetitivi come un canto funebre. L’ingresso nel mondo soffocante di questo disco è pesantissimo con gli otto minuti di ‘Fearless Sky’, che trascina senza pietà nella riflessione sul senso della vita e sull’inutilità di accumulare ricchezze superflue, di vivere accatastando solo oggetti materiali e nessun vero valore. In quello che è forse il disco più heavy dei Paradise Lost, torna prepotente il doom metal con il growling di un Nick Holmes mai così fumoso e carico di rabbia. ‘The Longest Winner’ cristallizza il buio dell’inverno con un riff indimenticabile, così come il refrain davvero micidiale di ‘Blood and Chaos’, vera e propria cavalcata furiosa attraverso la miseria della condizione umana. Da sottolineare l’ottima prova del giovanissimo prodigio Waltteri Väyrynen alla batteria, capace di far rimbombare e sbattere i neri pensieri di Holmes&soci. Attualissima nella sua disamina delle religioni e del disprezzo per chi non vive pensando a questo mondo, ma ad una dimensione ultraterrena, ‘No Passage For The Dead’ è uno dei pezzi migliori dell’album con la sua aggressività e con rimandi che azzardando, si possono ricondurre fino ai Death. Nessuna redenzione, nessuno spiraglio di luce, ‘Until The Grave’ non lascia speranze e non apre a nessuna prospettiva sul futuro, in un nichilismo epistemologico, esistenziale, morale. Un disco che suona maledettamente moderno, grazie anche alla produzione di Jaime Gomez che si porta dietro strascichi dei Cathedral e dei Ghost, ma che risulta comunque immerso nel fascino del decadentismo. Forse troverete indigesto e soffocante tanto nero rancore, ma se il buio non vi spaventa, fate un passo avanti, guardate Medusa dritta negli occhi e pietrificate.

Tracklist:
01. Fearless Sky
02. Gods of Ancient
03. From The Gallows
04. The Longest Winner
05. Medusa
06. No Passage For The Dead
07. Blood and Chaos
08. Until The Grave

Line-up:
Nick Holmes – voce
Greg Mackintosh – chitarra
Aaron Aedy – chitarra
Steve Edmondson – basso
Waltteri Väyrynen – batteria

Editor's Rating

Fabiana Spinelli

Fabiana Spinelli

Classe 1983, iniziata dai Metallica, stregata dagli Helloween ed infettata dai Mercyful Fate. Una passione per tutta la musica rock e metal, dal thrash al death, dal progressive all'AOR, portatrice sana di power metal. Sono cresciuta collezionando le care vecchie riviste musicali, vivo per la musica live, incollata alle transenne dei concerti di mezzo mondo. Ho collaborato per tanti anni con Heavy Worlds, speaker radiofonica per Radiogas.it con la mia trasmissione 'Sick Things', dove unisco l'amore per la musica a quello per la letteratura e il cinema horror.

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