Loud Albums

OZ – ‘Transition State’

La storia degli Oz è vecchia quasi quanto quella dello stesso heavy metal. Sono nati in Finlandia alla fine degli anni Settanta, il loro debutto ‘Heavy Metal Heroes’ è del 1982, un anno prima di quello che è conasiderato da molti il loro masterpiece, ‘Fire In The Brain’. Come tanti altri, si sono persi a inizio anni Novanta per poi ritrovarsi venti anni dopo con il positivo ‘Burning Leather’ – in realtà con diversi pezzi del passato nuovamente registrati. Da allora, una nuova rivoluzione: gli Oz di oggi sono molto differenti da quelli della loro ultima release – della formazione originale è rimasto solo il drummer Mark Ruffneck. Cosa aspettarsi da questa ennesima incarnazione degli Oz? Nulla di troppo diverso da quello che gli Oz sono sempre stati: ‘Transition State’ ci offre heavy metal solido e quadrato, che nei suoi momenti migliori può ricordare gli Accept. Il nuovo Vince Kojvula fa la sua figura alla voce, il songwriting va a corrente alternata, nel senso che alterna pezzi assolutamente riusciti come la travolgente opener ‘Bone Crusher’ e la sabbathiana ‘Whores Of Babylon’ ad altri assolutamente più scontati e prevedibili. Non è l’inventiva il punto di forza degli Oz, non lo è mai stata. Ma il loro metal nei momenti migliori è davvero coinvolgente, e comunque si lascia ascoltare. Tredici pezzi piacevoli, che scorrono via veloci…

Tracklist:
01. Bone Crusher
02. Restless
03. Heart Of A Beast
04. Drag You To Hell
05. Whore Of Babylon (Bonus Track)
06. The Witch
07. In A Shadow Of A Shotgun
08. Never Close Your Eyes
09. The Mountain
10. Demonized
11. We’ll Never Die
12. Sister Red (Bonus Track)
13. Midnight Screams (Bonus Track)

Line-up:
Vince Kojvula – voce
Johnny Cross – chitarra
Juzzy Kangas – chitarra
Peppy Peltola – basso
Mark Ruffneck – batteria

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

Post precedente

MÄGO DE OZ - ‘Diabulus In Opera’

Post successivo

BLEEDING - 'Elementum'