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OZ – Back to the Attack!

Tra le buone notizie di questo 2017 merita spazio sicuramente anche il ritorno degli Oz. Dopo un periodo piuttosto travagliato, la band finlandese è tornata a farsi sentire con il nuovo ‘Transition State’, un disco solido che piacerà sicuramente ai fan del combo nordico. Dopo averlo recensito, abbiamo scambiato due parole con il batterista Mark Ruffneck, unico membro originale della band..

OZ_band_2017

‘Transition State’ arriva dopo una piccola rivoluzione in seno alla band…
“Rivoluzione? Non c’è stata nessuna rivoluzione… Solo, sono successe diverse cose che abbiamo dovuto gestire, in un modo o nell’altro. Dopo un tour nei club americani nel 2013 abbiamo dovuto fermare la band per una serie di seri motivi di salute di diversi familiari dei membri della band. Un motivo ben più importante della band stessa, che ci ha tenuti occupati per un po’, e quando le cose sono sembrate tornare a posto abbiamo dovuto rimettere in piedi una nuova formazione, attorno a me ed al vocalist ApeDeMartini. Siamo stati fortunati a trovare diversi buoni musicisti nella nostra vecchia città finlandese di Pori/Björneborg. Così siamo entrati in contatto con Johnny Cross, Juzzy Kangas e Peppi Peltola, e con loro abbiamo iniziato a provare e a pianificare il futuro. Le cose sono sembrate andare subito molto bene, tanto da decidere di cominciare a scrivere nuovo materiale. E così abbiamo fatto, con i due chitarristi che hanno scritto una serie di nuove canzoni, finché non ci siamo sentiti pronti per rientrare in studio a registrare. Nel giro di qualche mese ci siamo trovati con quattordici nuovi brani fatti e finiti, al netto delle parti vocali. Contemporaneamente, ed era il febbraio 2016, ci hanno offerto di partecipare ad un festival ad Helsinki, chiamato The Ultimate Revenge of Heavy Metal, ed è stata un’esperienza positiva sotto tutti gli aspetti. La sensazione di essere tornati on stage dopo i mille problemi che avevamo avuto era indescrivibile. Ma poco dopo il nostro singer Ape DeMartini si è trovato in una situazione familiare complicata, tanto da non poter completare le registrazioni dei pezzi, almeno non in un tempo ragionevolmente breve. Ci siamo trovati costretti a cercare un nuovo cantante per finire il disco, e ancora siamo stati fortunati perché abbiamo conosciuto Vince, anche lui nella nostra città, e con lui siamo riusciti finalmente a finire il lavoro su ‘Transition State’.”

I nuovi pezzi sono stati sviluppati dalla formazione attuale?
“Sì, il materiale che è finito sul disco è tutto nuovo. In particolare, sono stati i due chitarristi Johnny Cross e Juzzy Kangas ad occuparsi della musica, mentre i testi sono stati scritti da Johnny Cross. In futuro magari le cose cambieranno, se qualche altro membro della band si offrirò di partecipare al songwriting… A dire il vero c’erano un paio di tracce che avevamo abbozzato dopo il tour americano del 2013, ma abbiamo preferito lasciarle da parte per concentrarci su materiale completamente nuovo, che desse l’idea di che cos’è la band oggi. Magari un giorno le riprenderemo, ma non è stato questo il caso.”

‘Transition State’ è un disco molto fedele alle vostre radici, anche se qualche elementi di novità non manca. Cosa ne pensi?
“Sono d’accordo. Abbiamo cercato di mantenere lo spirito dei vecchi Oz nei nostri pezzi, ma al tempo stesso di esprimerci in modo più libero e fresco. I nuovi chitarristi hanno scritto tutto il materiale che è finito su ‘Transition State’ e si sono presi giustamente i loro spazi. Così il disco nuovo ha molti colori differenti, anche se continua a suonare come un disco degli Oz. E la stessa cosa vorremmo che succedesse per il prossimo disco: vogliamo rinfrescare la nostra musica e pian piano portare gli Oz in una nuova direzione.”

Cosa hanno portato i “nuovi” alla band a livello di approccio e attitudine?
“Nuovo sangue e nuove energie, come è giusto che sia. Mi hanno dato anche una bella spinta a livello personale, e posso solo dire di essere stato fortunato a incontrarli. E’ la vita, chi ci ha aiutato a fare un pezzo di strada se n’è andato, e abbiamo trovato nuovi guerrieri per combattere nuove battaglie. Posso dire che con loro sono arrivate nuove idee e una vitalità tutta nuova.”

Possiamo in qualche modo comparare le diverse fasi nella storia della band? Quali sono le differenze principali tra gli Oz di oggi e quelli di ieri?
“Se vado ad ascoltare oggi il vecchio materiale, credo che le cose nuove siano più melodiche, soprattutto per quello che è il lavoro delle chitarre. Ci sono più parti melodiche e più armonie, oltre che maggiori variazioni. In generale, credo che gli Oz di oggi siano più maturi di quelli vecchi. L’età e l’esperienza fanno molto, ma credo anche che il nuovo materiale della band abbia lo stesso spirito dei classici del passato. E questo era di sicuro lo spirito quando l’abbiamo registrato. Volevamo avere pezzi heavy rock freschi, che mantenessero lo spirito classico degli Oz. E dal mio punto di vista, si tratta di un obiettivo che abbiamo raggiunto in pieno.”

Con ‘Burning Leather’ eravate tornati al centro dell’attenzione, anche con diversi ottimi live show. E poi, avete dovuto fermarvi…
“Sì, le cose sembravano andare bene dopo l’uscita di quel disco. Ma purtroppo sono successe un po’ di cose a livello privato che ci hanno costretto a fermarci, come ti dicevo prima. Ci sono cose che succedono a un certo punto, e non ha nemmeno troppo senso raccontarle nel dettaglio. In fondo la vita privata di ognuno di noi è privata per definizione. Sono passati sei anni da ‘Burning Leather’, ma non avremmo potuto fare altrimenti. ‘Transition State’ ha richiesto il tempo che ha richiesto, e per certi versi sono già contento che sia uscito. Ora, conto che i nostri fan apprezzino quello che abbiamo fatto in queste condizioni, e mi è ben chiaro che ci costerà tempo e fatica riprendere il discorso che avevamo cominciato anni fa, ma non c’erano altre scelte purtroppo.”

Cosa avete in programma ora per promuovere il disco? C’è qualche festival in vista?
“Ci stiamo lavorando su, soprattutto alla questione dei festival. Parliamo della estate prossima, ma ce n’è uno già confermato, il Pyrenean Warriors Open Air in Francia, il prossimo settembre. Stiamo anche lavorando su un paio di nuovi video, e tra non molto inizieremo a raccogliere nuovo materiale per un prossimo disco. Come vedi, abbiamo ancora, ‘Fire in the Brain’.”

Avete già suonato dal vivo con questa nuova line-up?
“Sì, una volta. Lo scorso settembre a un festival in Quebec, in Canada. E’ andata molto bene, contiamo di avere presto nuove occasioni per ripresentarci dal vivo.”

 

Discografia:
Heavy Metal Heroes (1982)
Fire in the Brain (1983)
III Warning (1984)
Decibel Storm (1986)
Roll the Dice (1991)
Burning Leather (2011)
Transition State (2017)

Line-up:
Vince Kojvula – voce
Johnny Cross – chitarra
Juzzy Kangas – chitarra
Peppy Peltola – basso
Mark Ruffneck – batteria

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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