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OVERKHAOS – Tra vecchio metallo e nuovo progresso

Sono rimasto davvero stupito in sede di recensione (clicca qui per leggerla), dal debut ‘Beware Of Truth’ di questi giovanissimi Overkhaos. La band riesce a restare in bilico tra thrash metal, classic e progressive con una capacità che non tradirebbe mai la loro età anagrafica. Un disco che non necessita di maturazione, un disco che non ha bisogno di angoli da smussare, facendo il classico “centro al primo colpo”. In una commistione fortunata di Nevermore, Dream Theater, Iced Earth e ancora più classici Mercyful Fate, gli amici di Taranto riescono a incollarci alla loro musica. La chiacchierata che segue conferma che i Nostri hanno le idee molto chiare, e come un team ben rodato e addestrato, l’intera band si alterna nelle risposte alle domande incalzanti di Loud And Proud.
Il vostro splendido disco mi ha davvero colpito, presenta influenze davvero variegate… dai Dream Theater ai Merciful Fate. Parlatemi un po di come queste influenze sono poi confluite in quello che è poi il vostro sound.
“(Davide) Il nostro sound si è evoluto col tempo, tanto che abbiamo dovuto ri-arrangiare sensibilmente alcuni dei nostri primi pezzi. Detto questo, raccontare come le nostre influenze siano finite nel nostro sound non è facile, considerando che ognuno di noi ha gusti musicali diversi e che le scelte compositive sono il frutto dell’ispirazione del momento, e non sempre sappiamo da quale meandro della nostra mente ci è giunta questa o quell’idea. Il più delle volte infatti ci si rende conto di essere stati influenzati da qualcuno solo a brano terminato.
Quello che conta per il momento è che il materiale prodotto piaccia alla band e, speriamo, a chi ci ascolta, cercando di trovare un’identità nostra e di essere riconoscibili in un panorama ampio e colorito.”

Overkhaos def

Una domanda per Mimmo (D’Oronzo, il singer della band, NdR): la tua voce caratterizza in modo importante il sound della band. Non credo tu sia auto-didatta. Sbaglio? Chi sono i cantanti che ti hanno formato a livello di influenza e stimolo? Dettaglio tecnico: mi piace come “giri” la voce quando sali in modo vertiginoso, si tratta di falsetto o… ?
“(Mimmo) Hai indovinato Albe, non sono proprio autodidatta, ho iniziato a cantare intorno ai 17 anni e il primo grande artista che mi ha ispirato fu Tony Kakko, adoravo il suo stile canoro e compositivo. Oggi i miei cantanti preferiti, per dirne alcuni, sono Robert Plant, Dio, Russel Allen, Jorn Lande, Michele Luppi, Kelly Sundown. La mia voce all’inizio non mi piaceva, trovavo difficile darle corpo sugli acuti, così ho iniziato ad esercitarmi da solo per qualche anno e in seguito ho preso lezioni da un insegnante privato con il metodo speech level. Una delle cose a cui lavoro di più è cercare proprio di “girare” bene, se con ciò ci riferiamo al mantenere pienezza e uniformità nella voce lungo tutta l’estensione. Io non lo chiamo falsetto, perché è un termine che associo a vocalità come Dolores O’Riordan, Giuliano Sangiorgi o a chi pratica lo stile jodel per esempio. In ogni caso spero di migliorare e, chissà, un giorno poter trasmettere a qualcuno quello che ho imparato.”

Vi siete posti subito in modo estremamente professionale, presentando anche un artwork splendido e ricco di dettagli. Vorreste parlarmene?
“(Andrea) Volevamo uscire col botto! Il debut album nell’ottica comune è mediamente l’album della gavetta, quello che si becca le peggiori critiche su ogni fronte e che più o meno ogni band emergente ha nel suo curriculum. Volevamo evitare che fosse visto come “l’ennesimo album dell’ennesima band emergente”, pertanto ci abbiamo investito tanto e su tanti fronti , e abbiamo lavorato affinché venisse prodotto qualcosa che riuscisse a tenere testa ai rivali e che potesse approdare su mercati esteri senza subire il colpo. Ci abbiamo messo probabilmente più di altri, ma ne è valso il risultato. Anche da un punto di vista della presentazione abbiamo deciso di affidarci ad un grafico professionista del settore, un mio caro amico, Claudio Grilli di Coolgraphics, al quale abbiamo dato giusto le linee guida della storia e della ambientazione. Per il resto, conoscendo le sue abilità, gli abbiamo lasciato carta bianca, e direi che non poteva esserci riuscita migliore! Giusto per cronaca, nell’artwork è possibile trovare anche qualche piccolissimo easter egg…”

Proposte come le vostre sono molto “rischiose” dal vivo, in primis perché il livello tecnico dei brani vi obbliga ad un grado di attenzione elevatissimo, ma non di meno anche il pubblico è “provato” nel seguire una musica così celebrale. No?
“(Davide) Per chi ci ascolta la prima volta potrebbe essere complicato starci dietro e cogliere ogni sfumatura della nostra musica. Allo stesso tempo, questo genere ci sprona a tenerci costantemente allenati per rendere al meglio sul palco, ma errare è umano, quindi essere perfetti non è sempre facile. Quello che facciamo ci diverte e vorremmo che la gente si divertisse con noi, senza necessariamente puntare al primo impatto. Ben vengano gli ascoltatori più attenti al dettaglio e capaci di non limitarsi al primo ascolto e il discorso vale sia per il disco che per i live. Come nota a margine, dal vivo la riuscita di performance di questa natura, e in generale di generi più tecnici, molto la fa anche la backline a disposizione, e in tutta onestà, non siamo quasi mai siamo riusciti a trovare una backline che veramente riuscire a rendere a pieno la nostra musica. Tutta una serie di sfumature e sonorità vanno completamente perse in determinate condizioni, ed è veramente un peccato.”

Una cosa che ho criticato nella mia recensione è stata la voce growl, non perché io non l’apprezzi, ma forse perché un po “forzata” in questo periodo in cui anche i cori della chiesa cantano come Glen Benton. Non vi sareste differenziati facendo l’esatto opposto? Ignorando il trend?
“(Mimmo) La scelta di utilizzare vocalità più aggressive assieme alle linee melodiche trae origine da esigenze prevalentemente di tipo espressivo ma anche stilistico e, qualche volta, metrico addirittura. Non siamo mai stati vittime delle mode, semplicemente ci sono momenti musicali dove poter utilizzare una vocalità estrema conferisce al messaggio finale una sfumatura diversa, che si tratti di una tonalità particolarmente acuta, o di un timbro particolarmente sporco, rispetto al solo cantato “standard”, per così dire. Di fatto nell’album determinate vocalità sono associate solo in particolari momenti della storia, per cui comunque fortemente contestualizzate. Tutti gli strumenti espressivi a nostra disposizione sono importanti, poi sta a noi scegliere se e come usarli.”

Siete una band prog senza tastiera, insomma, cosa davvero rara! Non avete mai pensato di inserire in pianta stabile un tastierista?
“(Giuliano) Tenendo conto che dalle nostre parti non è facile trovare dei bravi tastieristi, quella del 6° membro in pianta stabile è un’idea che abbiamo iniziato a considerare solo di recente. Potrebbe sicuramente influire in maniera positiva sul nostro sound, che al momento offre maggiore spazio alle chitarre principalmente, ma ciò non toglie che sia una possibile evoluzione del sound della band. Al momento comunque non ci stiamo soffermando sulla questione per l’immediato futuro, ma l’ipotesi rimane sempre in piedi.”

Come vi trovate con la Rockshots? A mio avviso un etichetta che lavora davvero bene ed ha sopratutto un gran gusto e un gran “naso” nello scovare realtà interessanti come la vostra.
“(Anna) Lavorare con Rockshots è rilassante, oseremmo dire. Il lavoro è trasparente, e praticamente non abbiamo bisogno di chiedere mai spiegazioni di nulla, tenendo anche conto che si tratta della nostra prima esperienza discografica, e i dubbi quindi sono tanti. Sono puntuali, chiari ed efficienti, oltre che persone disponibilissime per qualunque necessità. Hanno creduto in noi fin da subito e questo non può che farci piacere. Sicuramente il primo nome che ti viene in mente se devi consigliare qualcuno!”

I Dream Theater hanno spesso riproposto dal vivo interi album di altri artisti, se voi poteste organizzare un evento di tre serate, dove riproponete tre dischi per voi fondamentali, cosa scegliereste? E mi motivereste le scelte?
“(Anna) Considerando che suonare interi dischi di altre band senza farli sfigurare, per ora credo se lo possano permettere in pochi, sceglierne 3 che mettano d’accordo 5 persone non è cosa facile. Probabilmente metteremmo in scaletta gli album che maggiormente hanno influenzato il nostro modo di ascoltare e percepire la musica, piuttosto che il nostro sound. Il problema della scelta nasce anche dalla nostra forte diversità di gusti, non so se tra tutti si riesca a trovare un album in comune! Sarebbe più facile fare dei medley, dello stesso artista o band magari quello si.”

Prossime mosse in casa Overkhaos?
“(Andrea) Promozione, promozione e promozione! Abbiamo lavorato tanto per fare uscire questo prodotto, ora stiamo cercando di valorizzarlo e diffonderlo, anche e soprattutto grazie allo splendido lavoro di Rockshots, che ci ha fatto arrivare dal Giappone all’America. Questa fase di promozione a breve verrà arricchita da una serie di live per far sì che chi ci ha dato fiducia comprando l’album, abbia modo di ascoltarlo nella sua interezza dal vivo, e chi non ci ha ancora sentiti, possa auspicabilmente convincersi a diventare un nostro nuovo fan! Crediamo molto nel fattore live, pensiamo che sia la vera essenza della musica, soprattutto degli ultimi anni, dove bene o male tutti hanno la possibilità di produrre un disco a costi relativamente contenuti. La differenza sta nel farti amare la musica che ascolti, e nessuno meglio di chi l’ha scritta può trasmetterti questa sensazione. Organizzare date in giro per l’ Italia e magari qualcosa fuori non è cosa facile, considerando che tutti lavoriamo o studiamo, ma ce la stiamo mettendo tutta per cercare di portare in giro il nostro lavoro e far avere agli ascoltatori la possibilità di sentirci dal vivo.”

Overkhaos 1

Mi parlate della scelta di questo particolare moniker?
“(Andrea) All’inizio il nome della band era Imperium, ma desideravamo qualcosa che ci rappresentasse maggiormente. Allora decidemmo per un nome che, innanzitutto, suonasse bene, ma che richiamasse in qualche modo chi eravamo e cosa stavamo facendo. Dunque così come il Khaos, per gli antichi Greci, nostri lontani parenti, era un insieme informe che conteneva tutti gli elementi, noi abbiamo deciso di prendere tutti gli “elementi” che conoscevamo dall’insieme informe della musica, andando oltre il khaos, trasformandoli in heavy metal! OverKhaos insomma. E se questa avvincente storia vi sembra troppo ridicola, beh allora probabilmente lo è, e ci toccherà inventarne un’altra al più presto!”

Pensate di aver trovato la vostra dimensione o ci dobbiamo aspettare delle sorprese con le prossime uscite?
“(Anna) Non si finisce mai di imparare e di sperimentare! Per quello che facciamo, sperimentare è necessario se non fondamentale, per cui ci saranno sicuramente sorprese con i prossimi lavori. Per il momento ci riserviamo il diritto di lasciarvi con un po di suspance, continuate a seguirci e lo scoprirete presto!”

In una scena dove il progressive metal è barocco, sontuoso, cinematografico, e dove molte band si inventano nuovi genere per auto-definirsi, voi restate invece molto metal, diretti. Credo sia questa la vostra forza? Che ne pensate?
“(Giuliano) A detta di più di qualcuno siamo riusciti a fondere bene l’old school con elementi decisamente moderni, il che non può che farci piacere, considerando che era uno degli obiettivi da raggiungere, per cui probabilmente il motivo per cui siamo rimasti molto “metal” è dovuto alla solidità del sound old school che abbiamo riportato nei nostri brani. Abbiamo tentato di costruire qualcosa basato sui capisaldi del genere, tentando di innovare il necessario, senza strafare. Se questo si è tradotto nell’essere diretti, ben venga! In generale l’importante per noi è proporre qualcosa di bello e originale, in qualche modo fuori dagli schemi, in modo tale che chi ci ascolta non abbia la più pallida idea di cosa si ritroverà ad ascoltare, riconoscendo bene però il timbro distintivo del sound Overkhaos. Una nota simpatica: noi come band non abbiamo mai accostato la parola “progressive” alla nostra musica, fondamentalmente per l’importanza (dal nostro punto di vista) che quella etichetta comporta. “Progressive” è l’etichetta che ci ha dato chiunque ci ha ascoltato e ci ascolta, il che non può che renderci orgogliosi.”

Discografia:
Demo EP (2015)
Beware Of Truth (2017)

Line-up:
Mimmo D’Oronzo – voce
Davide Giancane – chitarra
Giuliano Zarcone – chitarra
Anna Digiovanni – basso
Andrea Mariani – batteria

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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