Loud Reports

ONSLAUGHT – Il report del concerto @ Dagda Live Club, Retorbido (PV) – 06.10.2017

E’ una serata importante per il Dagda Live Club. Non solo va in scena un package musicale assolutamente degno di nota, ma si inaugura la nuova stagione per il collaudato club, in una location differente anche se non del tutto nuova, almeno per i metaller della zona. Dove una volta sorgeva il Carlito’s Way oggi, peraltro non troppo lontano dalla vecchia sede, prende vita il nuovo Dagda, in uno spazio che pare davvero adatto ad intense atmosfere live.
Intense come quelle che si vivono questa sera, con un bill all’insegna del thrash metal, che vede in scena un paio di giovani band emergenti chiamate ad affiancare altrettante realtà più stagionate – e gloriose – della scena internazionale. Si parte dalla Grecia, con gli Exarsis, giovani quanto si vuole ma decisamente esperti, visto che stanno per pubblicare il loro quarto album. E dal nuovo ‘New War Order’ arriva qualche estratto, anche se il grosso della loro setlist è logicamente dedicato alla produzione passata. Il loro thrash è frenetico e ricco di energia, oltre che di tecnica, costruito su un guitarwork assolutamente dinamico e completato dalle vocals acute di Nick Tragakis. I Tokix sono più che un’influenza per la band di Atene, che mostra di avere energia da vendere. Più compassati, anche se non meno tecnici, i connazionali Chronosphere, che aggiungono a una solida base thrash atmosfere più variegate e – a tratti – rolleggianti. Musicalmente ci sanno fare e hanno brani ben costruiti, ma soffrono il confronto con chi li ha preceduti, anche a livello di presenza on stage. Restano comunque una band da tenere d’occhio, che sicuramente si toglierà delle soddisfazioni importanti. Da notare, con spirito di corpo tipicamente ellenico, la scelta di portare sul palco t-shirt dell’altra band, rispettivamente. Dall’attualità si passa immediatamente alla storia del thrash quando salgono sul palco gli Artillery, e non solo perché il chitarrista Michael Stutzer mostra evidenti i segni del tempo che passa. Per questo tour la band danese ha rivoluzionato la propria line-up, accogliendo nuovamente il vocalist Soren Nico Adamsen, capace di tenere la scena con energia ed intensità. Anche gli altri sanno musicalmente il fatto loro, offrendoci un’esibizione molto buona nella sostanza, solo un po’ carente dal punto di vista del feeling – l’impressione latente è quella di un gruppo di session men, più che di una band vera e propria… Ma il materiale resta di prim’ordine, e sentire un pezzo come ‘Khomaniac’ resta una grande emozione per ogni thrasher che si rispetti -senza contare l’esibizione intensa dell’esperto vocalist. Del tutto differente è l’impressione che lasciano fin dalla prima nota gli Onslaught, qui per celebrare i trent’anni del classico ‘The Force’, come ricorderà più e più volte il vocalist Sy Keeler. Lui e il chitarrista Nige Rockett sono gli unici superstiti di quella band, ma i loro compagni sembrano avere interiorizzato alla perfezione la magia di quel disco, in particolare il bassista Jeff Williams che si prende spesso e volentieri il centro della scena. Arriva tutto ‘The Force’ come da copione, a mostrare quanto valido fosse già allora il songwriting della band di Bristol, e quanto solida sia la line-up attuale – il drummer Michael Hourihan va via davvero pesante, con una precisione impressionante… Finita la prima parte, i thrasher inglesi portano i presenti a passo per la loro discografia, più meno recente: arrivano ‘Killing Piece’ e la più recente ’66 Fuckin’ 6′, ma anche le antiche ‘Onslaught (Power From Hell)’ e ‘Thermonuclear Warriors’, che chiudono nel segno dell’apocalisse nucleare uno show davvero intenso, dal primo all’ultimo minuto. Pure aggressione made in England verrebbe da dire, altro che Brexit. E certo il modo migliore per chiudere questa prima assoluta del nuovo Dagda.  Thrash Till The Death, del resto lo dicono gli stessi Onslaught…

Testo e foto di Sandro Buti

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

Post precedente

BÓLIDO - ‘Heavy Bombers’

Post successivo

AIR RAID - 'Across The Line'