Loud Reports

OMEN – Il report del concerto @ Blue Rose, Bresso (Mi) – 19.05.2017

E’ una serata interessante quella che va in scena al Blue Rose di Bresso. Da un lato si celebra La Fucina di Efesto, storico programma radio dell’hinterland milanese dedicato all’heavy metal inteso nelle sue declinazioni più classiche – da qui il nome di Efesto Metal Fest. Dall’altro c’è la possibilità di rivedere in azione un nome storico dell’heavy metal a stelle e strisce come gli Omen, accompagnati da band italiane di buon livello.
Come è logico, tocca ai meno noti Play Hard aprire la serata, di fronte a un pubblico ancora decisamente contenuto – noi stessi riusciamo ad assistere solo alla parte finale dello show. Classico heavy metal per la band milanese, più una manciata di cover tra cui la conclusiva ‘Princess Of The Night’, ben eseguita ed interpretata con grinta da un cantante d’eccezione come Rob Della Frera, questa sera in prestito dai Love Machine. Seguono gli Anguish Force, ed è subito evidente la grande esperienza on stage della formazione bolzanina. Il loro suono è compatto, i pezzi diretti e potenti, ideali per essere riprodotti live. In particolare le due chitarre – LGD e Luck Az – funzionano in modo ottimale, mentre ho qualche riserva sul cantato di Kinnall, spesso e volentieri fuori fase. Poco male, perché dal punto di vista strettamente musicale la band mostra ancora il suo valore, offrendoci uno spaccato esauriente di brani vecchi e nuovi. Ben più incentrata sul passato, ed in fondo è logico, la scaletta dei Rustless. Solo due i brani originali della band, a fronte di tanti classici del periodo Vanadium, ovviamente rivisitati con l’eleganza che da anni contraddistingue la formazione milanese. Steve Tessarin è uno dei più talentuosi chitarristi di casa nostra, Roberto Zari alla voce una certezza, e quella che prende forma stasera è una serata musicalmente impeccabile e ricca di feeling, dove spiccano classici del passato come ‘Streets Of Danger’ e la conclusiva ‘Gotta Clash With You’. Spazio ora alla curiosità di rivedere in azione gli Omen, abbinata a un minimo di incertezza viste le recente prove della formazione texana – non ultimo il deludente Keep It True. I primi segnali sono però positivi, con un Kenny Powell che appare finalmente presente e concentrato, cosa per nulla scontata. Kevin Goocher può non essere un grande cantante, ma è di certo un ottimo frontman, capace di coinvolgere e contagiare con il suo entusiasmo il pubblico. Il resto della band è invece nuovo, buono il drummer Reece Stanley, francamente impalpabile il bassista Roger Sisson, sia come suono che come presenza sul palco. La setlist è buona, dall’opener ‘Death Rite’ in avanti gli Omen si lanciano in un tributo al loro passato, che poi è un tributo al miglior heavy metal a stelle e strisce. Powell non è mai stato un mostro di precisione, ma stasera ci mette la grinta, ed i pezzi scorrono via ben più che piacevoli, con l’obbligatoria eccezione della nuova – mediocre – ‘Up From The Deep’. Per il resto, a classici come ‘The Axeman’, ‘Warning Of Danger’ e ‘Teeth Of The Hydra’ viene in fondo resa giustizia da una band, che appare in palla fino alla fine, al netto di qualche problema tecnico alla chitarra di Powell nel finale. ‘Battle Cry’ e ‘Die By The Blade’ rappresentano l’episodio conclusivo di uno show certo non perfetto, ma sicuramente intenso e coinvolgente. E agli Omen di oggi, realisticamente, è questo che si può chiedere. Chi c’è si è divertito nel segno del metallo, e questo alla fine è quello che conta.

Foto di Sandro Buti

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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