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ODIUM – ‘As The World Turns Black’

Nati nel 1993 e con una cadenza inesorabile di un uscita discografica circa ogni tre anni, gli Odium sono riusciti a collezionare dischi ed esperienza. Veri e propri veterani della scena “minore” thrash metal, gli amici provenienti da Hasselroth ci presentano il nuovo partorito: un bimbo appena nato ma che promette di crescere ascolto dopo ascolto. Ve lo diciamo subito però, non si laureerà mai, non diventerà mai un medico, non diventerà mai un imprenditore o un eroe nazionale. Farà “semplicemente” il suo lavoro e diverrà una brava persona… ops… un bel disco. Gli Odium sono i classici manovali del metal, coloro che si impegnano, sudano, investono i soldi guadagnati dai loro lavori principali e mai, mai smettono di credere in quello che fanno. Solo per questo meriterebbero un 100. Questo ‘As The World Turns Black’ non è così bello però. Piacevole, questo si. Il disco è pregno della veemenza e del piglio di Mille Petrozza, intriso di Kreator dalla prima all’ultima nota. Si sente nelle metriche delle linee vocali, si sente nelle aperture melodiche dove la doppia cassa inspessisce e da cattiveria e tiro ad accordi maggiori e chorus da imparare a memoria per i futuri live. Si sente nelle line che la chitarra solista disegna per caratterizzare i brani, si sente nel fortissimo accento tedesco che il buon Ralf Runkel non riesce (e non vuole forse) nascondere, pur cantando in un internazionale inglese. La band non fa nulla per distaccarsi dagli stilemi del thrash arrembante e pregno di melodia e classic metal dei Kreator, spostando solo gli equilibri da un piede all’altro: ora affrontando un brano con maggior piglio punk/hardcore, ora suonandolo come una giovane band melodic death metal. I brani sono scorrevoli, ben pensati, e ben “pesati”, con una perfetta durata media di circa 5 minuti e un capacità nel songwriting che tradisce la loro indubbia e sopra-citata esperienza. Ogni canzone è strutturata in modo molto rigido e schematico: un incipit, un attacco che spera di mantenere alta l’attenzione, un ritornello che la band dosa in modo da ripetere spesso, ma non troppo. Bello il contrasto tra la voce sgraziata del singer e le grazie delle due asce, con Rochus Pfaff e David Hübsch che conoscono il loro lavoro alla perfezione, esibendosi in fraseggi, arpeggi, riff tritaossa e assoli da applausi (il tutto filtrato da un sapiente uso degli effetti). Anche il gentil sesso è presente, con la bionda Belinda Ann Smaka, che di gentile però, non ha proprio nulla, visto come percuote le sue 4 corde. Un riuscito ibrido tra Grip Inc. e Kreator, per un disco che non ci farà gridare al miracolo ma è tanto, tanto onesto.

Tracklist:
01. The End Of Everything
02. Point Of No Return
03. No Goodbye
04. Blind
05. Revolution
06. Frozen World
07. Time Is A Killer
08. As The World Turns Black
09. Inside The Incubus

Line-up:
Ralf Runkel – voce
Rochus Pfaff – chitarra
David Hübsch – chitarra
Belinda Ann Smaka – basso
Jan Heusel – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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