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NODE – Iron will!

Nonostante tutto e tutti. Potrebbe benissimo essere questo il motto di Gary e dei suoi Node, solida realtà del metal tricolore sopravvissuta a più di vent’anni di sacrifici, porte prese in faccia e bagni di sudore. In una calda serata lecchese ci siamo trovati quasi per caso in un noto pub irlandese con il mastermind Gary, vecchio leone della scena heavy italiana e interlocutore con ben pochi peli sulla lingua. Tra una birra e l’altra ci siamo fatti raccontare il presente e il futuro dei Node e altre cose molto interessanti sulla scena nostrana e su quello che si può e si deve fare oggi per poter sperare in un futuro migliore. Buona lettura e… salute!
Gary, chi sono i Node del 2017?
(Gary) Sono gli stessi degli anni precedenti, solamente che si sono avvicendati alcuni membri e della formazione iniziale sono rimasto solo io. La voglia è sempre la stessa del 1994 e questa è la cosa più importante.”

Node 1

Che cambiamenti hai notato in questi 23 anni? Sia a livello di band che personali…
Tutto ciò che ci circonda è cambiato radicalmente. La passione e la voglia di sacrificio sono rimaste solamente ai soliti che sono in giro da più di vent’anni; ti parlo di noi, degli Extrema, Necrodeath e altri…la vecchia guardia diciamo. Tra le nuove leve c’è sì qualcuno che porta avanti le cose con abnegazione, ma si contano sulle dita di una mano. La gente pensa solo a guadagnare e a cercare di raggiungere obiettivi importanti, sacrificando così la passione. Noi la passione la mettiamo da 25 anni, c’è gente che dopo 2-3 anni vuole fare chissà che cosa, vuole proporsi, vuole sfondare senza farsi il culo e senza andare incontro a delusioni. Le delusioni non sono sconfitte, ma servono per crescere e per andare avanti. Nessuno vuole più fare gavetta, tutti vogliono la gloria, subito dopo la prima demo per esempio. Non funziona così… Gente come noi non ha mai raggiunto la gloria, dei riconoscimenti quelli sì, ma la gloria mai. Noi però andiamo avanti perché abbiamo voglia e perché ci piace fare quello che facciamo.

Come mai quindi oggi manca lo spirito di sacrificio? Cosa è cambiato rispetto a qualche anno fa?
“La mentalità in generale. Basta vedere i vari talent-show musicali, altri prima di me lo hanno detto, anche grandi nomi della musica rock e pop. Sono palcoscenici momentanei che ti danno una gloria effimera, di qualche mese, e poi ritorni nel dimenticatoio. Ti danno quel successo che è una visibilità, non una vera e propria fama. Un conto è avere visibilità, un altro invece è affrontare la musica in maniera seria e completa, come hanno fatto tutti i grandi artisti. In Italia infatti non si vedono più nuovi artisti in campo musicale, l’ultimo è stato forse Grignani, che si è fatto il mazzo per creare una carriera, i vari Nek, gente che si è fatta il culo per anni per poi arrivare in alto. Gente che sa suonare tra l’altro, che si è fatta la gavetta. Questa gente ormai non esiste più, i gruppi di oggi chi cazzo sono?! Nel metal comunque c’è abnegazione, c’è sacrificio, anche se molti ragazzini vogliono spaccare dopo sole tre o quattro prove. Cioè… 17-18 anni alla fine non sei nessuno, tutti vogliono la fama e i soldi. Ma i soldi quando li vedi?? Anche le band italiane grosse non vedono un euro, i guadagni servono solo per coprire le spese e per pagarsi la promozione. Ti porti a casa appena appena la pagnotta, per stare via magari 365 giorni all’anno e non avere una famiglia.”

Sembra quindi che non siano stati fatti grandi passi avanti col passare degli anni… Hai visto invece qualche miglioramento oggi?
Indubbiamente la qualità. I prodotti del 2017 qua in Italia sono clamorosamente progrediti rispetto a 15-20 anni fa. Abbiamo esportato un sacco di band come Destrage, Lacuna Coil, Fleshgod Apocalypse, gruppi riconosciuti non sono a livello europeo, ma mondiale! Questo è un grosso passo avanti, è un motivo di orgoglio per noi italiani. Ovviamente ci sono i soliti denigratori, haters e leoni da tastiera che hanno sempre da dire, ma la realtà è questa. Se vai in Canada, India, Cina, Giappone… lì sanno chi sono le band che ti ho appena citato. Io suono dal 1991 e fidatevi che cose così in Italia non si sono mai viste, gruppi di questo calibro. I Bulldozer sono stati un po’ gli apripista e che ci danno la possibilità di poter esportare il metal italiano nel mondo. Purtroppo però noi italiani ci distruggiamo a vicenda, siamo già morti. La scena italiana punta solo a distruggersi. Non c’è collaborazione, c’è stata negli anni novanta e per alcune band continua tutt’ora. Tra noi e gli In.si.dia. per esempio, noi e gli Extrema e altri. Nel sottobosco è solo uno sputarsi in faccia e forse è meglio non spendere altre parole su questo argomento…”

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Gli Extrema appunto… Senza entrare nello specifico e senza tirare fuori cose che devono rimanere private – quella famosa sera del 6 maggio e una volta appresa la notizia dell’allontanamento di GL – come vi siete approcciati alla serata (i Node avrebbero dovuto aprire agli Extrema al Rock Pub Centrale di Erba; ndA)?
Il pubblico nostro c’era. Alle 16 Tommy Massara mi ha chiamato mentre stavamo caricando la roba e mi ha detto che non avrebbero potuto suonare quella sera. Ho parlato con gli altri ragazzi dei Node, con quelli del Centrale e dopo alcuni accordi – abbiamo rinunciato al nostro cachet – ci siamo esibiti, davanti a ben 350 persone e con una scaletta della durata di un’ora e tre quarti (inizialmente sarebbe dovuta essere di 45 minuti). Abbiamo caricato tutto il nostro backline su tre macchine, è stato un lavoraccio ma ne è valsa sì la pena, è stata una gran bella serata. Serata che sicuramente ripeteremo, siamo già d’accordo con Extrema e Centrale per rifare la data Extrema + Node, non sappiamo ancora se in autunno o in inverno. Manca solo da decidere il giorno in cui suoneremo, noi e gli Extrema siamo già prontissimi.”

Per chi non lo sapesse, il Centrale Rock Pub è uno dei locali più attivi – forse il più attivo – della zona tra Como, Lecco e Sondrio, molto attento alle band underground. Ti cito anche il Padova Metal Fest, dove avete suonato qualche settimana fa e ottimo festival per la promozione di interessantissime band italiane. Quanto servono locali e manifestazioni del genere in Italia?
“Più che festival e locali, in Italia servono le persone. Se uno, quando suona una band metal sconosciuta, va a vederla anche solo per curiosità e contribuisce a riempire il locale beh, quest’ultimo ovviamente andrà avanti a proporre serate live di musica inedita. Se alla gente invece non gliene frega un cazzo a prescindere, il locale purtroppo muore. Molti locali sono passati a far suonare cover band per questo motivo, il locale deve guadagnare per poter sopravvivere. E’ inutile che tutti su internet si scaglino contro le cover band e contro chi le fa suonare. Non è il locale che detta le regole, ma la quantità di gente che c’è o non c’è alle serate. Se tu da dietro una tastiera continui a dire che le cover band uccidono la musica originale sbagli, perché invece di scrivere da dietro un pc inizia a presenziare di più ai concerti di musica originale, senza scuse! La band ti fa schifo? Stai al bar a bere, ma almeno sei lì e il locale è pieno! Il locale così continuerà a proporre gruppi, ti capiterà anche di vedere una band che ti piace. Se tu stai dietro una tastiera e critichi, non si arriverà mai da nessuna parte. E infatti in Italia non vanno per niente bene le cose. Se continui a criticare prima o poi la musica morirà, e dopo non ci sarà più un cazzo da criticare!”

Un mpero di codardi appunto… (‘Cowards Empire’, l’ultimo album dei Node e uscito nel 2016 per la Punishment 18, Nda.) Chi sono questi codardi?
“Tutti, a partire dai politici a chi si nasconde dietro una tastiera per giudicare il mondo senza metterci la faccia. Guarda ora con la storia dei vaccini, sono diventati tutti dottori! Tutti professori! I social network hanno dato – come ha detto Umberto Eco – parola a legioni di imbecilli. Una volta c’era lo “scemo” che arrivava e straparlava e nessuno lo ascoltava, adesso arriva quello che parla da dietro un pc e trova altri come lui che lo seguono, senza informarsi. L’informazione sui social è mediata, tu la leggi quando è già stata modificata ad hoc e ritoccata da altre persone e di cui non si conosce la fonte. Ci si basa solo sugli istinti primordiali, senza fermarsi un attimo a riflettere o cercare se una cosa è vera o no.”

Cambiando argomento. Una domanda rivolta a te. Mi puoi dare tre nomi di chitarristi che ti hanno influenzato e che ti influenzano ancora oggi?
“Due, che per me hanno fatto la storia del thrash metal, sono Mustaine e Hetfield. Loro per me sono due punti fermi. Il terzo, che non c’entra nulla con il thrash… mmm diciamo che sono combattuto tra David Gilmour e Steve Lukather, li metto assieme dai. Mannaggia a loro, Mustaine e Hetfield, che non siano andati avanti a suonare insieme… prenderei a testate il muro guarda. Sono uscite due grandissime band, loro sono due capiscuola in assoluto per me. Sono il marmo non ancora lavorato, e cavolo…”

Quindi i tuoi ascolti spaziano anche fuori dal mondo metal…
Io ascolto di più roba che non ha a che fare col metal. Non seguo molto le ultime uscite, ascolto molto i grandi del passato come Led Zeppelin, Pink Floyd… Io sono cresciuto con AOR, rock e thrash, poi sono arrivati i Pantera e tutta l’ondata grunge e li mi si è aperto un mondo. Soundgarden, Nirvana, Alice In Chains… uno tsunami musicale che mi ha travolto. Mi sento molto fortunato ad aver conosciuto queste band nei loro periodi migliori. Le ho vissute e viste dal vivo, tipo i Nirvana nel 1989. Adesso qua nel pub per esempio stanno andando gli U2 e a me piacciono un sacco.”

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Per concludere, come vanno le cose in casa Node? Vi state dedicando alla composizione di nuovo materiale?

“Sì, sì. Nei prossimi giorni ci troviamo qua a Lecco io e Giancarlo, ci facciamo un giro sul Resegone e poi ci mettiamo insieme a scrivere i nuovi brani. Pensiamo di registrare un Ep di 4-5 pezzi, giusto per tenere alta l’attenzione verso la band e per sottolineare il cambio stilistico che i Node stanno vivendo.”

Avete qualche concerto in programma nei prossimi mesi?
Sì, una data con un bill della Madonna al Rock In Park al Legend Club di Milano (qui l’evento ufficiale) in compagnia di Genus Ordinis Dei, Black Rage, D With Us e Scum. Ci si vede lì!”

Foto di Giulia Carbonero

Discografia:
Ask EP – 1995
Technical Crime – 1997
Sterilized EP – 2000
Sweatshops – 2002
Das Kapital – 2004
As God Kills – 2006
In the End Everything Is A Gag – 2010
Cowards Empire – 2016

Line-up:
Gary D’Eramo – chitarra, voce
CN Sid – voce
Rudy Gonella Diaza – chitarra
Giancarlo Mendo – chitarra
Pietro Battanta – batteria
Gabriel Pignata – basso (live session)

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

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