Per certe serate è difficile parlare solo di musica. Vorrei farlo, partendo magari dall’esibizione degli Amorphis. Se solo l’avessi vista. Non è bastato infatti arrivare all’Unipol Arena almeno settanta minuti prima dell’orario di inizio previsto per il set del gruppo finlandese. E’ comprensibile e doveroso che dopo i terribili eventi di Parigi di due settimane fa sia prestata la massima attenzione ai controlli ed alle perquisizioni ma ci sono anche migliaia di spettatori che non hanno pagato un biglietto per sostare fuori dall’arena al freddo per più di novanta minuti. Se i controlli richiedevano così tanto tempo perchè non raddoppiare gli addetti incaricati di farli? Entro all’interno dell’arena quando gli Amorphis hanno appena finito il loro set. Peccato che almeno la metà degli spettatori non abbia potuto godersi il loro show. Dalle testimonianze raccolte i finlandesi hanno svolto bene il loro compito di aprire la serata ma senza beneficiare di suoni potenti e con le chitarre piuttosto penalizzate. Il set è stato per metà dedicato alla promozione dell’ultimo album, l’eccellente ‘Under The Red Cloud’, con l’esecuzione dei nuovi classici ‘Death Of A King’ e ‘Sacrifice’. Fortunatamente, non ci sarà molto da aspettare prima di rivedere la seminale formazione finlandese dalle nostre parti visto che il prossimo tour europeo da headliners degli Amorphis passerà anche da alcuni clubs italiani a inizio primavera. Si tratta della dimensione ideale per godersi pienamente uno show degli autori di pezzi irresistibili come ‘House Of Sleep’ e ‘Silver Bride’. Personalmente mi è mancata anche la visione del microfono modello “asciugacapelli” del vocalist Tomi Joutsen che, per il disappunto di alcuni fans, ha da un po’ di tempo tagliato gli storici lunghissimi dreadlocks.

Per consolarci cerchiamo di concentrarci solo sul successivo show, quello degli Arch Enemy. La scelta di affidare il ruolo di frontwoman alla scatenata Alissa White-Gluz si è rivelata davvero felicissima. La canadese unisce un indubbio talento vocale ad un look memorabile ed una carica incontenibile. Nel suo ruolo, Alissa è tra le migliori dell’intera scena metal per stage presence ed energia sprigionata on stage. Per saggiare la duttilità vocale di Alissa, ed in particolare l’efficacia delle sue clean vocals vi rimandiamo all’ascolto delle sue collaborazioni con gli eleganti Kamelot. L’arrivo alla seconda chitarra dell’ex Nevermore Jeff Loomis ha trasformato gli Arch Enemy in una vera e propria all star band. La coppia di asce formata da Loomis e dal leader e compositore principale del gruppo, l’ex Carcass Michael Amott, è davvero sensazionale, anche se il sottoscritto spera sempre in un ritorno del chitarrista americano a fianco di Warrel Dane per una reunion dei Nevermore. Il resto della band non scherza, dall’imponente ex Mercyful Fate Sharlee d’Angelo al basso al solido lavoro dietro alle pelli di Daniel Erlandsson. Il set di questo tour rimane per buona parte uno showcase di brani dell’ultimo album ‘War Eternal’ con la titletrack, ‘As The Pages Burn’ e ‘You Will Know My Name’ in grande evidenza. Non manca nemmeno una breve summa di alcune delle hits della discografia del gruppo con la classica ‘Nemesis’, ‘Ravenous’ e ‘Yesterday Is Dead And Gone’ tra gli episodi più incisivi. Il target a cui gli Arch Enemy si rivolgono rimane principalmente lo zoccolo duro di appassionati di death metal melodico ma la presenza nella formazione di Alissa, ed il possibile inserimento di vocals più melodiche nel prossimo futuro del gruppo, potrebbe contribuire al necessario ricambio generazionale che ogni band storica necessita per restare sulla breccia per tanti anni.

L’inizio dell’attesissimo concerto dei Nightwish è davvero pirotecnico e ci ricorda subito due cose. Primo: quando un concerto non prevede dei coheadliners ti puoi aspettare il sound che avresti voluto ascoltare (potentissimo e pulito) solo dal gruppo di punta. E’ successo anche con i Metallica per il Big Four e, giusto o sbagliato che sia, chi si è fatto un nome ed il grande successo ha il diritto di non prestarti la sua Ferrari per farti sfrecciare in pista gareggiando ad armi pari con te. Ti verrà noleggiata una Panda e dovrai pure ringraziare per avere l’opportunità di farti qualche giro in un circuito tanto grande e pieno di pubblico. Secondo: i Nightwish non sono solo un suono potente ed effetti pirotecnici, luci sgargianti ed immagini d’effetto proiettate sul maxischermo. Se amate il symphonic ed il nordic folk metal i Nightwish sono soprattutto grande musica, l’unica formazione in grado di riempire le arene rappresentando degnamente un ambito musicale che ha davvero tanti followers. Dopo l’inizio tirato con le nuove ‘Shudder Before The Beautiful’ e ‘Yours Is An Empty Hope’, con ‘Ever Dream’ (da ‘Century Child’) arriva il primo tuffo nel passato del gruppo, subito bissato dalle belle melodie di ‘Wishmaster’. La catchy ‘My Walden’ porta con sè un certo rallentamento dei tempi che diventa ancor più marcato con la successiva ballad, la splendida ‘The Islander’, graziata dall’ugola inconfondibile del bassista Marco Hietala, qui in grande spolvero, uno degli highlights dello show. Per tutti tranne che per i fotografi all’interno del photo pit, inspiegabilmente mandati fuori dall’arena al termine del pezzo precedente dopo il paio di brani a loro disposizione. Se il nuovo disco fa ovviamente la parte del leone nella setlist, piacciono molto i ripescaggi di brani storici come la tostissima ‘Stargazers’ o l’epica sinfonia di ‘Ghost Love Score’ da ‘Once’. Floor Jansen si conferma una delle cantanti di riferimento della scena ed un’ottima scelta per la band, che si differenzia sia dall’ugola lirica di Tarja Turunen che da quella più accessibile e melodic rock di Anette Olzon. L’impressione, rispetto per esempio alle riprese dal concerto di Wacken, è che Floor abbia lavorato per apparire ancora più aggraziata e femminile nei movimenti sul repertorio più lento ed atmosferico. Personalmente preferisco la vocalist nella versione della ruspante vichinga metallara dei brani più tirati. Se dal punto di vista musicale la band pare quasi inappuntabile va detto che il pur bravo e simpatico chitarrista Emppu Vuorinen viene sovrastato sia dal punto di vista sonoro che in termini di carisma dal leader del gruppo, il tastierista Tuomas Holopainen, l’artefice del sound dei Nightwish. Le immagini proiettate sul grande maxischermo sono realmente di quelle in grado di farti viaggiare verso nord, in direzione Finlandia, specialmente con le suggestive scene di copiose nevicate, cosa che in questa stagione non si può non associare con il Natale ed un certo signore panciuto dalla barba bianca ed il vestito rosso, storicamente legato a Rovaniemi, capoluogo della Lapponia finnica. Il finale del concerto regala altre emozioni grazie all’esecuzione di ‘Last Ride Of The Day’ e di un’ampia porzione di ‘The Greatest Show On Earth’. Il metal scandinavo ha dimostrato in questa serata di poter allietare con grande musica anche un’arena di grandi dimensioni. Dolcetti alle bands ed un po’ di carbone all’organizzazione.

Testo di Massimo Incerti Guidotti

Luca Bernasconi

Luca Bernasconi

Classe 1972, fotografo professionista rock-metal di matrice prettamente “old school”.
Come fotografo, ho collaborato con Metallus.it, Truemetal.it, Metal Hammer Italia e dal 2005 al 2015 sono stato fotografo ufficiale di Metal Maniac.
Il mio sito personale: www.lucabernasconi.com
La mia pagina FB: www.facebook.com/lucabernasconiphotographer

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