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NIGHTBRINGER – ‘Terra Damnata’

Il seme piantato in Europa un trentennio fa ha germinato, è cresciuto e diventato una pianta alta e forte che negli anni ha sparso i suoi frutti in giro per il mondo. A loro volta, hanno dato origine a nuove stirpi attecchendo nel terreno fertile dove sono stati piantati. Ognuno di questi nuovi semi ha sviluppato caratteristiche conseguenti all’humus che li ha nutriti. Gli americani Nightbringer riescono infatti a unire la grandiosità dei nonni Emperor alla profondità degli zii cisalpini Deathspell Omega e alla crudezza di un certo black metal ellenico, creando un ibrido capace di instillare quel senso di incertezza e ansia tipico delle band d’oltreoceano. A distanza di due anni da ‘Ego Dominus Tuus’, dove ferocia e brutalità erano state portate al limite, i Nightbringher rispolverano le melodie e le dissonanze già sperimentate su ‘Hierophany Of The Open Grave’, album del 2011, proseguendo nel loro personale cammino di evoluzione e ricerca del sound adatto a proiettare nella dimensione musicale le discipline esoteriche di cui amano scrivere. La prima parte del disco è snella e veloce, con i classici riff taglienti e la batteria sparata a mille ma, a poco a poco, salgono in superficie melodie atmosferiche e ipnotiche. La produzione, affidata a David Otero (Cobalt, Cephalic Carnage, Cattle Decapitation, Archspire) è graffiante e incisiva come si confà a un album simile, con un attenzione particolare per i suoni di chitarra e, addirittura, uno stupefacente lavoro sul basso che è meravigliosamente distinguibile. La seconda parte del disco, sebbene più scontata e prevedibile, contiene la perla del disco, ‘Let Silence Be His Sacred Name’: un’ intro di piano gotica e dark sfocia in uno dei riff più malvagi e feroci che la band abbia mai composto. Il black metal ha fottutamente bisogno di band come i Nightbringer, capaci di portare avanti quel discorso primordiale caro alla fanbase più intransigente e, allo stesso tempo, continuare ad essere fedeli a se stessi e al proprio cammino di crescita individuale.

Tracklist:
01. As Wolves Amongst Ruins
02. Misrule
03. Midnight’s Crown
04. Of The Key And Crossed Bones
05. Let Silence Be His Sacred Name
06. Inheritor Of A Dying World
07. The Lamp Of Inverse Light
08. Serpent Sun

Line-up:
ar Ra’d al Iblis – voce
Naas Alcameth – voce, chitarra
Ophis – voce, chitarra
VJS – chitarra
Norgaath – basso
Menthor – batteria

Editor's Rating

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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