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NICKELBACK – ‘Feed The Machine’

Per la maggior parte del pubblico rock e metal i Nickelback sono solo una band su cui fare battute, che suona musica “costruita a tavolino”, ma si tratta di un punto di vista piuttosto superficiale e anche grossolano. A prescindere dai gusti musicali personali, due cose vanno riconosciute a questa band: l’audacia e l’intelligenza imprenditoriale. I cosiddetti “noughties” (la prima decade degli anni Duemila) sono stati gli anni neri del music business: l’ascesa di Napster e dello streaming musicale hanno compromesso quel mondo fatato fatto di major capaci di sborsare ingenti anticipi per “la prossima band-promessa” capace di vendere milioni di dischi all’istante. Chad Kroeger & Co., invece di piagnucolare come hanno fatto in tanti, hanno deciso di prendere un capitale in prestito e investirlo nella registrazione di un album, in merchandise accattivante agli occhi dei fan e in tour, appoggiandosi all’allora indipendente Roadrunner Records. La formula si è rivelata vincente per parecchi album, fino grosso modo a ‘Dark Horse’, dal quale in poi le vendite dei loro album hanno iniziato gradualmente a decrescere, forse anche per il fatto che il loro song-writing si è fossilizzato troppo su tematiche amorose e canzoni da rock party (e, paradossalmente, molti degli haters dei Nickelback probabilmente si strappano i capelli ascoltando le band hair metal). ‘Feed The Machine’ è stato annunciato come il ritorno alle origini della band canadese, un album che dal titolo e dalla copertina ci porta in un futuro distopico in cui l’umanità è assoggettata alle macchine. La title-track apre l’album in modo egregio, un brano che ben bilancia le melodie estremamente cantabili tipiche della band a riff più heavy nelle strofe. ‘Coin For The Ferryman’, ‘Song On Fire’, ‘Must Be Nice’, ‘Home’ e ‘Every Time We’re Together’ rientrano nella categoria dei singoloni da Mtv, i cui testi raccontano storie semi-autobiografiche di vita vissuta, di amori finiti, di tradimenti on the road e di ironia sulla vita da jet set (quel filone in cui ricade anche ‘Rockstar’, per intenderci). ‘After The Rain’ rasenta il country pop, sia per le melodie che per il testo degno di un manuale di self-help. ‘For The River’ si riallaccia alle sonorità trovate in apertura e per il solo mozzafiato troviamo un ospite d’eccezione, Nuno Bettencourt. ‘The Betrayal (Act III)’ è un ritorno alla cupezza di ‘Dark Horse’, i ritornelli strappalacrime qui lasciano lo spazio a chitarre decisamente heavy e ad un’atmosfera ben poco serena. ‘Silent Majority’ è un brano di denuncia nei confronti di una società passiva, che non reagisce ai soprusi messi in atto dai piani alti dell’economia e della politica, travestito da brano pop-rock estremamente radiofonico. A chiudere il lavoro un brano strumentale acustico, ‘The Betryal (Act I), che sembra fondere ‘Stairway To Heaven’ con ‘The Unforgiven’. ‘Feed The Machine’ parte con la buona intenzione di essere un album di rottura, ma solo alcuni brani sono in grado di mantenere questa promessa iniziale. Non ci resta che sperare in un cambiamento totale di rotta per il prossimo lavoro, visto che si tratta di una band composta da musicisti formidabili, in grado di reggere il confronto con i grandi del metal in sede live ed è davvero un gran spreco del loro potenziale vederli limitarsi a scrivere canzoni pop rock da far passare in radio.

Tracklist:
01. Feed The Machine
02. Coin For The Ferryman
03. Song On Fire
04. Must Be Nice
05. After The Rain
06. For The River
07. Home
08. The Betrayal (Act III)
09. Silent Majority
10. Every Time We’re Together
11. The Betrayal (Act I)

Line-up:
Chad Kroeger – voce, chitarra
Ryan Peake – chitarra, tastiere, cori
Mike Kroeger – basso
Daniel Adair – batteria, cori

Editor's Rating

Giulia Mascheroni

Giulia Mascheroni

"I know I don't belong/And there's nothing I can do/I was born too late/And I'll never be like you" potrebbe essere la summa della mia adolescenza solitaria, passata ad imparare a memoria album, biografie e testi.
Dal 2013 vivo a Londra e, a parte sopravvivere, tutta la mia vita ruota attorno alla musica dal vivo, dalle vecchie glorie del passato alle band più underground.
Dal 2014 collaboro con RockHard Italia e Classic Rock Lifestyle e la mia missione personale è cercare di far scoprire anche al pubblico italiano cosa è "in" o "out" da queste parti.
Nel tempo libero suono la batteria, ma questa è tutta un'altra storia.

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