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NATIONAL SUICIDE – The Old School lives

Band come i National Suicide servono come l’ossigeno, in una scena italiana, spesso serva delle mode e dei trend. Thrash metal del più classico, il loro, che fa capire all’ascoltatore che il disco sul piatto (ascoltarli in vinile è l’ideale per percepirne appieno la loro Magia) è frutto di pura passione e non certo di mera e patetica nostalgia “dei bei tempi andati”. Il frontman Stefano Mini – disponibile come sempre – fa il punto della situazione in casa National Suicide, freschi di pubblicazione dell’eccellente ‘Massacre Elite‘ (qui recensito).
Quest’album davvero non me l’aspettavo così a breve, a neanche un anno dall’ultimo (ed ottimo) ‘Anotheround’. Se pensiamo a quanto è passato tra ‘Family..’ e il succitato album, vien da dire: avete finalmente trovato la spinta giusta che magari sinora è mancata?
“(Stefano Mini) Ciao Luca. Ma si, cosa vuoi … Si sono assestati gli equilibri, l’attuale formazione funziona alla grande e i pezzi se ne escono da soli. Tiz e Valle sono dei mostri tecnicamente e delle persone vere fino all’osso. Ivan ed io siamo migliorati parecchio grazie a prove più regolari… Ema è rientrato nei ranghi e ciò è bene, perché alla fine il suo stile è stato il “nostro” stile fin dagli inizi. Ora le canzoni hanno il giusto tiro ed insieme la giusta melodia. Anche se c’è sempre da migliorare.”

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‘Massacre Elite’ ha un tiro che non smentisce il vostro appeal “old school”, come è nato questo album? Tutte canzoni nuove o avevate già qualcosa nel cassetto?
“Si, sono tutte canzoni composte da Tiziano all’indomani dell’uscita di ‘Anotheround’. Ivan, Ema e Valle hanno contribuito agli arrangiamenti principali, mentre io ho scelto le linee vocali e scritto i testi. E’ stato tutto molto veloce e spontaneo, come sempre quando si parla dei National Suicide. Ci siamo stati sopra un pò di più rispetto ad ‘Anotheround’, questo è vero… come è vero che il lavoro di Simone Mularoni a livello di produzione (Domination Studio) ha ulteriormente valorizzato il potenziale intrinseco delle canzoni.”

Quelche evoluzione nel vostro songwriting?
“Non direi … Alla fine, si tratta sempre di old school thrash metal, con influenze riconducibili tanto alla East quanto alla West Coast americana degli anni ’80. Ogni album è figlio del momento, mai del calcolo. Quello che poi è importante è trovargli un buon suono e, naturalmente, qui siamo cresciuti grazie all’esperienza e, come dicevo, alle giuste collaborazioni.”

In ‘Old, White An’ Italian’ è innegabile un forte sentore di Motorhead, che proprio proprio heavy metal non erano. Qual’è il tuo legame spirituale con la loro musica e col carismatico Lemmy?
“Mi fa piacere che me lo chiedi. Tanto ‘Old, White An’Italian’ quanto ‘Trouble Ahead’ sono state composte come tributo a quella band e a quella persona in particolare. Avevo 15 anni quando, a Bologna, volli provare a salutarlo all’ingresso posteriore del primo Monsters Of Rock. Avevo in mano la mia bottiglia di Ceres e lui era sceso dal taxi. Lo salutai e Lemmy, gentilissimo, venne verso di me ragazzino. Fu allora che saltò fuori un tipo esagitato, che gli saltò al collo per baciarlo. Lemmy appoggiò la borsa e mi fece cenno di aspettare un secondo; poi prese il tipo per colletto e pantaloni e lo scagliò contro il muro. Riprese in mano la borsa, mi diede la mano come si fa tra uomini e mi disse: “Ci vediamo dopo allo show!”. Era vestito in nero, con gli stivali, la camicia aperta e quel suo ciondolo… Sul palco salì allo stesso modo, solo con una cartucciera in più attorno ai fianchi. Che volete che vi dica: questa semplice situazione ha influenzato la mia vita, cioè il mio modo di essere, in maniera decisiva. Alla fine, io sono così: un Rocker che non ha bisogno di conciarsi da pagliaccio per portare rispetto a chi lo merita, mandare a cagare gli altri e mettere la propria vita in musica. C’è da dire che ho trovato i giusti compagni di viaggio: Valle, Tiz, Ema ed Ivan sono persone sempre inattuali, come era inattuale suonare l’Heavy Metal tanti anni fa, quando cominciavo a portare i capelli lunghi, i jeans stretti e a girare in piazza con la radio a palla e la cassa di birra a disposizione di chiunque si fosse seduto accanto a me. Ancora oggi, per noi, “suonare” significa in qualche modo riagganciare quella semplicità di cui Lemmy era Maestro e, quindi, rimanere sempre, costantemente “fuori moda”, per attitudine.”

C’è odor di Accept in ‘I’m Not A Zombie (Anymore)’: altra band che esula dal thrash… qualche considerazione sull’oramai ex band di Udo? Come vedi il loro nuovo corso?
“Sinceramente, ci sono band che ti influenzano senza che tu te ne accorga. Si tratta di Musica ormai entrata nel sangue, a passare dalle orecchie, in tanti e tanti anni. E’ la base di tutto e difficilmente potrebbe non sentirsi in quel che facciamo. Credo anche che, però, il mio particolare modo di cantare accentui somiglianze remote, sottolineando con l’evidenziatore quanto altrimenti rimarrebbe sotto traccia. Gli Accept, per me, rimangono una grande band e stanno facendo bene, anzi benissimo. Però bisogna anche capire che non possono essere misurati su quel che hanno prodotto in passato. Ogni album va valutato a sé, come fosse il lavoro di una band sconosciuta: resta da dire “mi piace”, oppure “no, mi fa cagare”. Sinceramente, uscisse una nuova band con delle canzoni come quelle che stanno sui loro dischi più recenti, farei salti di gioia. Interessante è piuttosto che tu abbia notato il nostro rifarci all’heavy metal in senso stretto. E’ per questo che suoniamo veramente “old” e non semplicemente “vintage”! In fondo, facciamo quel che fu fatto anche 30 anni fa: acceleriamo l’heavy metal mantenendone la struttura compositiva, ed arricchendola di disgusto, macabra ironia, ed aggressività.”

Assoli di chitarra che abbondano (e di che qualità!!!) come non mai in ‘Massacre..’. Ricordo qualche anno fa, dove qualcuno considerava la parte piu’ bella di una canzone come vetusta e superata… il tuo pensiero?
“Bah … Penso che, se hai due buoni chitarristi, è un peccato non lasciarli esprimere. Poi lo stile può piacere più o meno, ma un bell’assolo in mezzo al pezzo fa la differenza. Altrimenti facevo punk. Questa “nuova idea” di cui mi parli, come sai,  risale al ’77 e non riguarda l’heavy metal.”

Vi si è visto più frequentemente in sede live, rispetto al passato…e con voi, anche band di spessore come i Game Over (con cui condividerete a novembre il palco in occasione del release party del nuovo album). Dici che in questo Paese martoriato dalle mode, sta tornando voglia di “metal quadrato” come in passato?
“Non saprei. Ora la moda è quella di calcare le orme dei Venom, di certo speed caciarone (che a me piace, sia chiaro), di essere dark, oscuri, satanici a parole, insomma di fare i “ricreativi del sabato malvagio”; in tutto questo mi pare si confondano “la Strada” con la bottiglia comprata al supermarket e l’attitudine con la frequentazione degli eventi musicali più “in”. C’è poi chi si è dato all’HardCore, esattamente come accadde nei primi anni ’90. E chi, ancora come nei primi ’90, è stanco del “solito thrash” ed è passato al death. Però sai, le mode non si discutono: si malcagano e basta, oppure si seguono e si assecondano. Come sempre, c’è chi è stato in un certo modo sin dalla culla e chi invece trova figo assomigliare all’eroe del momento: anche questi generi hanno insomma i loro Poser, che domani faranno altro e dopodomani altro ancora. Il thrash di stampo americano in Italia non è assolutamente “trendy”. Per questo siamo tornati:  per suonarlo nel modo più classico in faccia alle scimmie del momento. D’altronde siamo sempre stati dei provocatori e chi nasce tondo non può morire quadrato. Band come i Game Over stanno poi seguendo un corso ancora differente e cercano nuove modalità di espressione, attingendo a generi differenti e ricorrendo a collaborazioni prestigiose. Bisogna dire che, in questo, i ragazzi risultano assolutamente apprezzati da tutta una fetta di pubblico a livello mondiale. Quindi, per concludere, credo che si stiano sempre più definendo le diverse nicchie di appartenenza. Su di noi non ci possono essere dubbi, è chiaro … Ognuno, però, ha il proprio concetto di “Metal quadrato”.”

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E l’estero? Con ‘Anotheround’ si è accorto del vostro valore? Com’è andato l’album?
“Al momento, è proprio all’estero che veniamo più considerati. ‘Anotheround’ ha venduto più di ‘The Old Family is Still Alive’ nello stesso arco di tempo (15 mesi dalla pubblicazione); mentre ha ottenuto la medesima media matematica in sede di critica (7,5/10 considerate 50 recensioni). Ovviamente, in proporzione se ne è parlato meno,  perché 10 anni fa ‘Old Family’ arrivava al momento giusto e tutti o quasi impazzivano per quel  ritorno al vecchio modo di intendere il Metallo. Inoltre, a causa di impegni vari, abbiamo potuto fare davvero poche date a supporto di ‘Anotheround’. Ad essere sinceri, però, è con questo terzo album che c’è stato un salto evidente a livello di critica: la media voto è di parecchio superiore che in passato, i giudizi a dir poco lusinghieri ed ora speriamo solo che il pubblico gradisca altrettanto. Alla fine, senza nulla togliere, è questa la cosa più importante.”

Come procedono le cose con la Scarlet? Il tuo giudizio su quest’anno di lavoro assieme?
“A Scarlet non dobbiamo insegnare niente. Ci hanno dato la loro fiducia e noi cerchiamo di non tradirla. Non ci hanno mai fatto alcuna pressione, ci lasciano suonare quel che più ci piace e dove preferiamo, hanno contribuito alle spese di registrazione. Sanno che siamo un poco particolari, che la professionalità, il bon-ton e l’astinenza non sono esattamente il nostro forte; ma, se serve, chiudono un occhio e comunque, al momento decisivo ci facciamo sempre trovare pronti. Sappiamo entrambi, noi e loro, che la perfezione non è di casa in questo mondo ed entrambi ci aspettiamo un reciproco impegno a migliorare. Migliorare, intendo, quel che già va più che bene anche così..”

A parere del sottoscritto, in Italia manca un bel Italian Monsters Of Rock, magari in due giorni, con il meglio della scena classica tricolore…
“Si, sarebbe bello. Però vedo molte difficoltà. Ad esempio: chi chiameresti? La scena italiana è estremamente frammentata e ci sono band molto rinomate in certi ambienti, che vengono sfanculate pesantemente in altri. Ci sono poi band passate come Mostri Sacri in Italia, che non hanno mercato all’estero e che quindi non definirei delle vere “punte di diamante”; così come ci sono band conosciute all’estero, ma praticamente sconosciute in Italia, o quasi. Poi è sempre più difficile reperire i fondi per organizzare; ma è altrettanto difficile mettere su un bill tutto italiano capace di convincere un numero sufficiente di appassionati a muovere il culo e a pagare il prezzo del biglietto. Non è colpa della gente: forse manca la band con cui la gente riesca ad identificarsi. Forse manca la band che metta tutti d’accordo, salvo qualche vecchia gloria. Il rischio è di finire col dover chiamare sempre le stesse cinque band ogni anno e quindi chiudere inevitabilmente alla terza edizione. Manca, secondo me, un libro aggiornato che tratti e valorizzi la Storia del Metal italiano: sarebbe ora di metterci mano, che ne dici Luca? Ahahah… Una rilettura a posteriori di quanto è stato fatto fin qui, che consenta di apprezzare per davvero anche band considerate, oggi come oggi, “minori” e quindi meno interessanti.”

Una mia curiosità: vedendoti bello “ruspante” (qualità che ammiro, in una persona), qual’è il tuo piatto preferito? :)
“La birra ambrata ed il buon vino rosso. Senza dubbio. Di contorno va bene qualunque pietanza, anche fredda.”

Sarebbe bello un National Suicide Fest… magari tra i vostri amati monti…
“Eh, ma chi interesserebbe, di grazia? Crediamo molto di più nel condividere il palco con band che rispettiamo, soprattutto se giovani o formate di recente. Anzi, se qualcuna di queste sta leggendo, ci contatti che può capitare di buttar su seratine interessanti! In Trentino, ma non solo.”

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Classica ultima parola a te…
“Facciamo la nostra parte per salvare qualcosa della vecchia attitudine che ci ha portati sin qui, dello Spirito che ha animato generazioni di rockers e metallari a partire dagli anni ’80. Allora ero solo un ragazzo pieno di energia confusa e non addomesticata. So che tu, a modo tuo, fai lo stesso. Di questo ti ringraziamo e ringraziamo Loud and Proud: la vostra storia, in fondo, è tanto simile a quella dei National Suicide. Un abbraccio. Defend The Line…”

Discografia:
The Old Family Is Still Alive (2009)
Anotheround (2016)
Massacre Elite (2017)

Line-up:
Mini – voce
Tiz – chitarra
Valle- chitarra
Ivan – basso
Ema- batteria

 

Luca Bernasconi

Luca Bernasconi

Classe 1972, fotografo professionista rock-metal di matrice prettamente “old school”.
Come fotografo, ho collaborato con Metallus.it, Truemetal.it, Metal Hammer Italia e dal 2005 al 2015 sono stato fotografo ufficiale di Metal Maniac.
Il mio sito personale: www.lucabernasconi.com
La mia pagina FB: www.facebook.com/lucabernasconiphotographer

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