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MYTHRA – ‘Still Burning’

Sono passati quasi quarant’anni dal primo degno di vita dei Mythra, l’EP ‘The Death And Destiny’. Quarant’anni caratterizzati da una lunga pausa, prima che la band di South Shields – è dalle parti di Newcastle, lì con l’heavy metal sono sempre andati d’accordo – decidesse di tornare insieme nel 2015. Da allora, si può dire che i nostri stagionati rocker stiano cercando di recuperare il tempo perduto, suonando in giro con una certa frequenza. E dopo l’antologia ‘Warriors Of Tim’ arriva questo ‘Still Burning’, che in fin dei conti è il primo full-length “vero” mai realizzato dalla band. Ed è un disco sotto tanti aspetti sorprendente. Perché i Mythra sembrano tutto meno che anziani signori con l’hobby della musica: i pezzi di ‘Still Burning’ vibrano letteralmente per l’energia che Vince High e soci infondono nelle note. Il tutto senza perdere mai il contatto con il passato storico della band: i Mythra suonano assolutamente ed orgogliosamente britannici, oggi come allora. Dalla title-track che apre le danze alla poderosa ‘Ride The Storm’, passando per l’incredibilmente dinamica ‘A Call To All’ e fino alla conclusiva ‘Fundamental Extreme’ – estratta da un album del 2003, mai pubblicato ufficialmente – i Mythra ci offrono una piccola lezione di NWOBHM, che è al tempo stesso storia e cronaca contemporanea. Entusiasmo e freschezza compositiva li rendono davvero un piacere per le orecchie e non solo materiale per nostalgici, anzi… Bentornati, Mythra!

Tracklist:
01. Still Burning (3:27)
02. A Call To All (2:43)
03. That Special Feeling (4:15)
04. Ride The Storm (4:59)
05. Survival (4:05)
06. Battle Cry (2:44)
07. Silence In The Sirens (3:42)
08. Sands Of Time (5:51)
09. Victory Song (4:01)
10. We Belong (5:10)
11. Fundamental Extreme (3:18)

Line-up:
Vince High – voce
John Roach – chitarra
Alex Perry – chitarra
Maurice Bates – basso
Phil Davies – batteria

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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