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MYRIAD LIGHTS – Into the Deep

Il secondo disco dei MYRIAD LIGHTS, ‘Kingdom Of Sand’, qui in redazione è piaciuto parecchio. Lo prova la recensione uscita qualche giorno fa, che evidenzia come la band milanese abbia ampliato i suoi punti di riferimento rispetto al già buono ‘Mark Of Vengeance’. Sandro Buti si è fatto raccontare qualcosa di più dal chitarrista Francesco Lombardo e dal cantante Andrea Di Stefano.

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Tra ‘Mark of Vengeance’ e ‘Kingdom Of Sand’ sono passati quattro anno. Come è cresciuta la band in questo tempo?
“(Francesco) La band è cresciuta piuttosto velocemente dopo la release del primo disco. Ci siamo trovati a fare molte date nei 2 anni successivi all’uscita, arrivando ad affrontare belle situazioni live, conoscendo tante persone e migliorando il nostro modo di suonare e di approcciare con il pubblico e addetti ai lavori. Ci siamo sempre divertiti molto! Con il secondo disco abbiamo raggiunto una maturità che cercavo da tempo. Questo è il sound che volevamo e l’abbiamo ottenuto. Ora la crescita però prosegue…”

Come è nato il nuovo lavoro? Avete cambiato qualcosa rispetto al passato nel modo di lavorare?
“(Francesco) Non molto. Siamo sempre spontanei nei pezzi che creiamo e se in sala prove suonano bene, li arricchiamo fino ad ottenere i pezzi finiti in studio.”

Come nascono i vostri pezzi? Chi si occupa dei vari passaggi nella produzione?
“(Francesco) In genere io scrivo le basi dei pezzi, o qualche riff, che poi messo insieme alle idee degli altri “Myriadini”, si amplia fino a prendere bene forma. Molto semplice direi. Poi quando li portiamo in studio per registrarli, li mettiamo sempre all’attenzione di qualche orecchio esterno alla band, cosa che aiuta molto. Ad esempio, in ‘Kingdom of Sand’ abbiamo tenuto molto in considerazione il parere del nostro produttore, Marco Zanibelli.”

Ci sono temi comuni e ricorrenti nei testi? Di cosa parlate?
“(Andrea) Sì, il disco generalmente tratta il tema della profondità. Essa è intesa in vari modi, come ad esempio il peggio che può raggiungere l’animo umano e fin dove questo può arrivare. Oppure sempre legato ad esso, l’oblio, l’occulto e tutto ciò che l’umanità non riesce a capire. In modo meno astratto invece, ‘Ascension’ parla di una città sottomarina.”

Personalmente, trovo ‘Kingdom of Sand’ più vario rispetto al primo. E’ un’evoluzione voluta?
“(Francesco) Sicuramente. L’evoluzione del sound è esattamente ciò che cercavamo da tempo. Ci piace da matti suonare questi pezzi!”

Il guitarwork è decisamente un punto di forza per la band. Quali sono le ispirazioni sotto questo aspetto?
“(Francesco) Eheh! Ti ringrazio. Le influenze sono disparate. Elementi jazz, blues che mi piace inserire in contesti heavy metal. Personalmente prendo molto spunto da Lanny Cordola e George Lynch.”

Nell’intro di ‘Mirror’ io ci sento tanto Gary Moore. Sbaglio?
“(Francesco) Mah, non saprei. Sicuramente è un mito della chitarra, e parlando di blues quale chitarrista non ha mai strimpellato ‘The Loner’? Ti ringrazio per l’accostamento a Gary, ma sinceramente quando ho composto questa intro, non ho per niente pensato né a lui né a nessun altro. Magari l’inconscio sì, però! Chissà…”

La ballad ‘The Waves’ ha toni folk. Voluti?
“(Andrea) Sì, assolutamente. In questo pezzo prendiamo tanto spunto dalle ballad delle hard rock band inglesi (Led Zeppelin, Jethro Tull) e anche dal folk rock irlandese.”

Che esperienza avete dal vivo? Vi siete tolti qualche soddisfazione in questi anni?
“(Francesco) Si, certamente. Abbiamo sempre avuto belle esperienze e siamo cresciuti piano piano. La mia unica e grande soddisfazione è sempre quella di vedere il sorriso delle persone quando sono sul palco a suonare. Emozione fantastica.”

E che riscontri avete avuto finora, soprattutto dall’estero?
“(Francesco) Buoni riscontri direi, sia dalla critica che dal pubblico. All’estero specialmente assaporiamo un’aria diversa, molto più gratificante.”

 

Line-up:
Andrea Di Stefano – voce
Francesco Lombardo – chitarra
Giuseppe Lombardo – basso
Simone Sgarella – batteria
Lele Mr Triton – tastiere

Discografia:
Mark Of Vengeance (2012)
Kingdom Of Sand (2016)

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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