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MOX CRISTADORO – ‘I 100 Migliori Dischi Del Progressive Italiano’

100 prog copertina

Autore: Mox Cristadoro
Editore: Tsunami Edizioni

“…perché il prog va veramente studiato, capito, esplorato…nasconde segreti molto profondi e solo con la pazienza, costanza e mente aperta si può entrare in essi, ricordando comunque che tali segreti non saranno mai rivelati appieno; anche in album ascoltati fino allo sfinimento ci saranno sempre nuove sfumature da cogliere, dettagli da scoprire, suoni da captare, sensazioni da vivere”.
Credo che basti questo brevissimo estratto dal libro qui preso in esame, per “spiegare” cosa sia il progressive rock, un genere che – come vedremo – noi italiani abbiamo sempre saputo suonare dannatamente bene. Abbiamo fatto scuola. Davvero, sapete? Esisteva un ponte che univa simbolicamente la nostra penisola all’Inghilterra, una sorta di asse Italia-Gran Bretagna. Pochi sanno che i contatti tra queste due nazioni furono molteplici in ambito progressive rock: chi si ricorda di quando Ian Paice (nel 1967) suonava la batteria dietro le quinte del Piccolo Teatro di Milano? O ancora… quanto ci sentiamo orgogliosi nel sapere che in una band (al 50% inglese) come i Trip, militò il mitico Ritchie Blackmore? Siete sconvolti come me immagino, che ho divorato e letto con una curiosità maniacale questo bel libro scritto da un appassionatissimo Mox Cristadoro, conduttore radiofonico, musicista e critico musicale che ha praticamente sempre vissuto parlando di musica, scrivendo musica e di musica e suonando… musica. Con una prefazione di Fabio Zuffanti, scopriamo questo splendido saggio – qui alla sua seconda edizione (dopo la prima pubblicata nel 2014) – arricchita con le recensioni di cinque ulteriori dischi. Passione dicevamo, una passione che Mox fa trasudare da ogni riga che andremo a leggere, andando istintivamente a cercare sul “tubo” le band che ci vengono raccontate, narrate come fiabe da un autore che sembra sia in “missione per conto di Dio”, una missione che ha come scopo l’aprirci gli occhi su un periodo aulico ed aureo della storia della musica mondiale. Ecco che leggiamo che band come i Genesis (ma non solo loro) ricevettero i primi riconoscimenti proprio qui, nel Bel Paese, prima ancora di diventare il gruppo che furono. Sfogliamo il libro e sgraniamo gli occhi, guardando le copertine assolutamente “avanti” ed i nomi incredibili di band (spesso di giovanissimi) che si impossessarono letteralmente dell’Italia musicale degli anni settanta. Corte Dei Miracoli, Capsicum Red, Campo Di Marte, Blocco Mentale, Biglietto Per L’Inferno (citati anche nella copertina di questo bel libro, con l’artwork del loro album omonimo, pubblicato nel 1974) sono solo alcune delle band che verranno recensite ed incensate, spiegate, raccontate. Recensioni che davvero ci si attaccano addosso come un virus, dal quale difficilmente – una volta inoculato – guariremo. (Ri)scopriamo un Franco Battiato innovatore e precursore, letteralmente geniale. Troviamo recensiti i dischi dei Goblin, che tanto terrorizzarono il mondo con le loro note perfette, associate al genio di visionario di Dario Argento. Leggiamo di band in cui militarono poi future POP star della musica Italiana, come Ivano Fossati (con i Delirium) od un (allora) misconosciuto Alan Sorrenti. Poi i Big, quelli che tutti abbiamo sentito per nome, mitizzati, stigmatizzati… ma, ascoltati veramente? Formula 3, Le Orme, PFM, Balletto Di Bronzo, Banco Del Mutuo Soccorso, New Trolls; quanti erano i geni che popolavano la nostra penisola? Sentire oggigiorno un disco come ‘Are(a)zione’ degli Area è sconvolgente. Pensare che 40 anni fa esistevano dei giovani così tecnicamente eccelsi e dalle menti già così aperte, ci lascia basiti. Ascoltare la voce di Demetrio Stratos, ci fa capire quanto sia stato ascoltato da Mike Patton e sentirsi tutto d’un fiato un disco come ‘Arbeit Macht Frei ‘ (1973) ci apre gli occhi su come i Dream Theater abbiano “solo” messo delle distorsioni su cose che noi “piccoli” italiani avevamo già suonato decenni prima. Insomma, chi vi scrive non nasconde che questo libro l’ha colpito in modo davvero significativo, risvegliando un orgoglio musicale soffocato da tanti talent show, rapper, fenomeni mediatici veloci come scariche di diarrea, che ci hanno fatto dimenticare (per l’ennesima volta) quanto noi italiani fossimo stati “avanti” in un periodo storico in cui la nostra terra era animata da un fermento socio/artistico/politico che produsse rivoluzioni, che creò arte ed artisti. Un libro da studiare, un genere musicale da capire ed una passione da scoprire. Ah, dimenticavo, il libro si chiama ‘I 100 Migliori Dischi Del Progressive Italiano’.

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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