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MORBID ANGEL – ‘Kingdoms Disdained’

Scriverò in prima persona e sarò diretto come un pugno nello stomaco. Questo disco potrà piacere o meno, ma è il disco che i Morbid Angel erano obbligati a comporre. Dovevano tornare con questo disco. Dopo le defezioni che hanno lasciato Trey Azagthoth letteralmente solo, dopo le accuse su chi fosse il colpevole di che cosa, dopo la mamma di Trey che picchia con la ciabatta l’amichetto del figlio perché gli ha rubato il giocatolo (la band I Am Morbid, composta dall’altro “traditore” Tim Yeung e dai chitarristi Bill Hudson e Ira Black) e sopratutto dopo un disco come ‘Illud Divinum Insanus’, la storica band non poteva permettersi un altro passo falso; se fosse caduto ancora questa volta il mutevole combo floridiano non sarebbe stato perdonato. Se fosse caduta ancora, la band di Tampa non avrebbe più potuto beneficiare della memoria dei metallari. Nessun ‘Altars Of Madness’ o ‘Domination’ avrebbero potuto fungere da lasciapassare. Non avremmo fatto passare più nulla. I Morbid Angel sarebbero stati additati a vita come “quel gruppo storico che poi è impazzito”. Sarebbero stati i vecchi pugili rintronati che vivono di ricordi di vecchi incontri sul ring. I Morb… Trey, necessitava di un monolite nero. Trey aveva bisogno di un qualcosa che rassicurasse i fan, un altare dove finalmente gli adepti del suo culto musicale potessero tornare a inginocchiarsi per pregare. La religione è rassicurazione no? Il sapere che dove non possiamo (o vogliamo) giungere noi (forse) ci penserà qualcuno (o qualcosa). Questo disco è la naturale (o forzata?) prosecuzione del percorso intrapreso con ‘Formulas Fatal To The Flesh’ (1998), culminato con la vetta inarrivabile chiamata ‘Gateways To Annihilation’ (2000) e allora terminato (ma non concluso) con ‘Heretic’. Tutto questo per dirvi cosa? Che è tornato Steven Tucker, prima di tutto, e che questo disco è un enorme divinità cupa, nera, dark, che schiaccerà ogni cosa davanti al suo pachidermico avanzare. Un disco che tutti abbiamo sperato e che ora tutti critichiamo. Un artwork – prima vittima dei “maicontenti” – che si distacca da quello a cui l’angelo morboso ci aveva abituati e torniamo al discorso del voler essere rassicurati, il sentirci sempre al sicuro in una bolla temporale. Computer grafica ok… può piacere o meno, ma la musica, amici miei, di questa davvero non possiamo dire nulla. Abbiamo pianto di rabbia per i suoni da Commodore 64 del precedente disco, creato forse con tutti i “potentissimi” 8 bit di uno ZX Spectrum (chi se lo ricorda?). Ora critichiamo questo monumento al death metal più oscuro? C’è tutto, dai riff malati di Trey alla potentissima voce di un ritrovato Steven. Trey non sarà il chitarrista death metal più bravo sulla scena, anzi… non lo è mai stato. Peschiamo a caso nel panorama death americano, si… anche tra i nomi minori e troveremo un axe-man tecnicamente migliore di Trey ma… insomma… nessuno scrive i suoi riff. Questo non vuol dire che nessuno scriva riff migliori, ma che letteralmente nessuno “pensa” i suoi riff. Sembra davvero che il nostro amico possegga il famigerato Necronomicon e forse chissà, ci sia un capitolo dove tutti i suoi riff sono scritti. Vi immaginate? Lui non scrive nulla, esegue i riff dei Grandi Antichi. Parti di chitarra oscure e millenarie, precedentemente suonate su antichi strumenti da altre civiltà ormai scomparse. Magari è così. A me piace pensarlo. Gli assoli sono sempre quei suoni allucinanti che sembrano davvero richiami per qualche divinità ancestrale e il tutto suona maledettamente Morbid Angel. Il disco è stato composto a 6 mani, e laddove il nuovo batterista Scotty Fuller ha potuto dire la sua l’appeal ritmico è salito alle stelle. Prendete un brano come ‘Declaring New Law (Secret Hell)’ e ditemi che non lo riascoltereste mille volte. Un incipit marziale, in cui il drumming del giovane californiano è un concentrato di potenza. Un batterista assolutamente “percussivo”, tanto bravo con le braccia quanto con le gambe, che per tutto questo splendido ‘Kingdoms Disdained’ si prenderà il merito di non scimmiottare nessuno, di non imitare nessun predecessore. Sicuro di se e delle sue capacità, Scotty suona con potenza, fantasia e velocità. Quanto diavolo è “morbidangeliana” ‘From The Hand Of Kings’? Non avrebbe stonato nemmeno su un disco come ‘Domination’ (1995), magari posta nella tracklist subito dopo una cadenzata ‘Where The Slime Live’. Steven Tucker è com’è sempre stato: epico. L’immagine di lui, massiccio, con i capelli sollevati dal ventilatore costantemente puntato in faccia, mentre canta pezzi devastanti e stilisticamente così avulsi dal contesto classico del brutal death, ne fa una divinità lovecraftiana. Produzione particolare, quella scelta da Erik Rutan, da sempre e per sempre sacerdote del sacro culto dell’angelo del death metal. Suoni cupi, chiusi, dark, oscuri. Può non piacere, ma non ditemi che non è perfetta per questo lavoro. Questo disco serviva ai Morbid Angel per non perdersi in una mitologia lontana, fatta di ricordi mitizzati e nostalgici ascolti, questo disco è quanto di meglio Trey avrebbe potuto fare. L’ha fatto. Non lamentiamoci. Ora tutti in ginocchio davanti all’altare dei Grandi Antichi e ringraziamo Yog-Sothoth.

Tracklist:
01. Piles Of Little Arms
02. D.E.A.D.
03. Garden Of Disdain
04. The Righteous Voice
05. Architect And Iconoclast
06. Paradigms Warped
07. The Pillars Crumbling
08. For No Master
09. Declaring New Law (Secret Hell)
10. From The Hand Of Kings
11. The Fall Of Idols

Line-up:
StevenTucker – voce, basso
Trey Azagthoth – chitarra
Scotty Fuller – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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