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MOONSPELL – Disastro divino

‘1755’ (qui recensito) ha sicuramente creato un precedente nella lunga ed oscura carriera dei portoghesi Moonspell. Il cantato in lingua madre, la celebrazione di un evento che ha segnato per sempre la cultura lusitana e le struggenti orchestrazioni sono solo alcuni degli aspetti su cui il singer Fernando Ribeiro si è soffermato in questa bellissima ed intensa intervista.
Il tenebroso vocalista ci ha raccontato – in questa chiacchierata in portoghese – tutto ciò che c’è stato prima, durante e dopo l’uscita di ‘1755’, senza tralasciare alcuni commenti sul proprio amato paese e sull’attuale situazione socio-politica europea. Leggiamo insieme…
Bom dia Fernando! Ci puoi raccontare come e da dove vi è venuta l’ispirazione per comporre un album dedicato al terremoto di Lisbona del 1755?
“(Fernando ribeiro) Ciao! Saluti dal Portogallo! L’interesse verso questo evento storico arriva dalle aule scolastiche, dal liceo e dall’Università, dove sia lo studio della storia del Portogallo che la filosofia, nella sua variante “Epistemologia delle scienze sociali”, affrontavano in profondità l’argomento. Musicalmente l’idea è venuta dopo, ma la maggior parte del concetto è stata appresa in questo modo, e il tutto è stato così appassionante che abbiamo deciso di dedicare un intero disco al Terremoto.”

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E come si è sviluppato il processo di songwriting? Avevate qualche idea o brano esclusi magari dai dischi precedenti?
“Non proprio. Chiaramente nella testa di un musicista circolano sempre idee o vecchi riff. Tutta la musica contenuta in 1755 è però nuova ed è stata composta basandoci unicamente sul tema trattato. Il songwriting riprende un metodo già utilizzato negli album precedenti e che porta a un processo compositivo entusiasmante e produttivo. Volevamo avere tutta la band presente in studio e questa volta abbiamo avuto con noi anche l’inglese Jon Phipps, l’uomo che ha contribuito alla realizzazione della parte sinfonica di 1755.”

Come è stato cantare un disco interamente in portoghese? Pensi succederà di nuovo un giorno?
“Per me, come cantante, un’esperienza incredibile e che spero di ripetere. A livello espressivo e tematico il portoghese ci ha permesso di aprire altre dimensioni vocali e, perché no, teatrali. Pensiamo che più che un progetto isolato, ‘1755’ possa aprire molte porte per noi, dato che la lingua e la storia portoghesi sono ricchissime di eventi e ricorrenze particolari. Per questo forse ripeteremo questa esperienza in futuro.”

L’ispirazione per la parte musicale, invece, da dove è arrivata?
“In Portogallo c’è una grande tradizione metallica e che abbraccia tutti gli stili. La base è sempre un disco rock, metal, con chitarre potenti, voci gutturali e batteria veloce. A ciò abbiamo aggiunto le orchestrazioni per simboleggiare la magniloquenza dell’evento e non sono mancate nemmeno musica sacra e popolare, come i cori sulle chiese che cadranno e molte percussioni e richiami etnici all’Africa del Nord o all’Oriente.”

‘1755’ può rappresentare un’opportunità per far conoscere il lato più tragico e oscuro della storia portoghese? Ci sono altri eventi simili che pensate di trattare in futuro (penso per esempio al mito di Dom Sebastião)?
“La storia di ogni nazione è tragica. Gli uomini uccidono, distruggono, costruiscono. ‘1755’ è solo un capitolo, non solo cruento ma anche dedicato alla ricostruzione di Lisbona e dell’impatto socio-religioso dell’evento. Ci sono moltissime leggende che possono essere approfondite, come la Dama de Pé de Cabra, il Quinto Império de Pessoa e la leggenda di D. Sebastião, ma anche fatti storici come le scoperte marittime, la Reconquista e l’indipendenza dalla Spagna. Tutte cose molto interessanti e con un grande simbolismo, tutto da scoprire.”

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Il Portogallo è da sempre un paese molto religioso, ma con la letteratura del XIX e XX secolo il pensiero si è spostato verso lidi più razionali e più lontani dalla religione. Come vanno le cose oggi? Il Portogallo è ancora la “periferia da Europa” o è un paese cosmopolita a tutti gli effetti?
“Grazie a ciò che successe nel 1755 il Portogallo è diventato un paese molto più laico, ma in pratica le cose non stanno affatto così. Continuiamo a essere cattolici, cinici e moralisti. Aspettiamo che qualcuno risolva questa situazione, ma le cose non cambiano più di tanto. Per me il Portogallo è una nazione, una piccola nazione ma pur sempre tale, un miracolo nell’Europa dominata dal centro (e con questa frase Fernando ci manda tutti a casa, Nda). Io sento ciò, ma non ho la certezza che anche gli altri europei lo capiscano. Molte volte fanno un ritratto orribile del Portogallo, trattandolo proprio come un paese periferico o uno stato che non significa nulla in un’Europa che si era pensata unita e federale.”

Discografia:
Wolfheart (1995)
Irreligious (1996)
Sin/Pecado (1998)
The Butterfly Effect (1999)
Darkness and Hope (2001)
The Antidote (2003)
Memorial (2006)
Night Eternal (2008)
Alpha Noir – Omega White (2012)
Extinct (2015)
1755 (2017)

Line-up:
Fernando Ribeiro – voce
Ricardo Amorim – chitarra
Aires Pereira – basso
Pedro Paixão – tastiere
Miguel “Mike” Gaspar – batteria

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

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