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MOONSPELL – ‘1755’

Vi ricordate dell’epico report dell’altrettanto epico concerto dei Moonspell tenuto a Lisbona? Vi ricordate di come vi raccontavamo la città, le sue vie strette, i quartieri affacciati sul fiume Tago, il profumo di spezie e di dolci? Come dimenticare poi il clima di serenità e spensieratezza che pervadeva i tanti cittadini a passeggio per la capitale, la curiosità dei turisti intenti a non perdersi nemmeno un secondo dell’esotica essenza che da sempre fa da cupola alla cosmopolita culla di poeti come Pessoa e Camões… Ecco, ora immaginate per un attimo di trovarvi nel diciottesimo secolo, più precisamente nel 1755 e, ancora più nel dettaglio, in un tiepido – col caldo che fa ora qua da noi pensate in Portogallo – primo di Novembre e di percepire una strana elettricità nell’aria, un’adrenalina aliena alle tranquille giornate passate tra mercati e rinomati caffè. Qualcosa sta per succedere, qualcosa di diverso, di insolito, qualcosa di… apocalittico! In un attimo l’Inferno! La terra trema, gli animali impazziscono e scalpitano nelle stalle, gli edifici si sfaldano e il mare, stanco del suo giaciglio, si riversa con una potenza inaudita sull’inerme città lusitana. Il geologo scozzese Charles Lyell descrive così i primi momenti della più grande tragedia vissuta dalla nazione portoghese: “Dapprima s’udì provenire dalle viscere della terra un rombo come di tuono, subito dopo una violenta scossa abbatté gran parte della città. Durante sei spaventosi minuti, morirono 60.000 persone. Il mare prima si ritirò, lasciando il molo e la riva a secco, con tutte le navi e le barche che vi erano ormeggiate, quindi tornò rombando, sollevandosi di quindici metri oltre il suo solito livello.” Il 30% della popolazione cittadina spazzata via! Spazzata via in un attimo! Dio aveva volto lo sguardo altrove, ora a Lisbona governavano le tenebre e le rovine. La condotta peccaminosa dei lisbonesi era stata punita, con una forza proveniente direttamente dalle viscere degli Inferi, un diluvio universale fatto di fango, terra e acqua salata. Il tutto e poi il nulla. Solamente il genio visionario di Sebastião José de Carvalho e Melo – consegnato alla storia come il Marquês De Pombal – restituì la città agli antichi fasti, grazie anche ad una rinascita architettonica che rese Lisbona un fortino in grado di resistere alla peggiore delle piaghe. Veniamo a noi, o meglio ai Moonspell, tornati alla grande con questo poema musicale, con questa opera magna che celebra gli ultimi istanti di vita dei tantissimi portoghesi periti durante il terremoto. Fernando canta solo in portoghese, praticamente sempre in growl, supportato da cori ecclesiastici che sembrano voler arrivare direttamente alle orecchie di Dio e di ‘Todos Os Santos’, per poter chiedere le ragioni di tale abominio. I Moonspell ci mostrano la loro faccia più aggressiva e, visto il tema trattato, non poteva essere altrimenti. In ‘1755’ c’è tanto oriente, così come nella Lisbona dell’epoca e non stupiamoci quindi quando veniamo avvolti dalle melodie della title-track o dagli ipnotici riff della rocciosa ‘Ruínas’, mentre è con brani maestosi come ‘Abanão’ e ‘In Tremor Dei’ (impreziosita dalla partecipazione del cantante di Fado Paulo Bragança) che veniamo costretti a inginocchiarci davanti a Lucifero in persona, anch’esso stupito dall’inaudita crudeltà con cui il suo avversario si è accanito contro gli inermi abitanti della millenaria capitale. L’album si chiude con la soffusa ‘Lanterna Dos Afogados’, canzone un po’ distante stilisticamente e qualitativamente dalle altre, ma ideale chiosa a una malinconica cronaca di una carneficina senza eguali. Non bisogna dimenticare, mai!

Tracklist:
01. Em Nome Do Medo
02. 1755
03. In Tremor Dei
04. Desastre
05. Abanão
06. Evento
07. 1 De Novembro
08. Ruínas
09. Todos Os Santos
10. Lanterna Dos Afogados

Line-up:
Fernando Ribeiro  – voce
Ricardo Amorim  – chitarra
Aires Pereira – basso
Pedro Paixão – tastiere
Miguel “Mike” Gaspar – batteria

 

Editor's Rating

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

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